Manette troppo strette, due agenti a processo

Il prossimo 2 dicembre due agenti della Polizia penitenziaria dovranno presentarsi davanti al Giudice di Pace di Ferentino per rispondere dei reati di lesioni personali (art. 590 del codice penale) e cooperazione nel delitto colposo (art. 113 cp). L’atto di citazione a giudizio, notificato lo scorso 16 giugno dalla Procura di Frosinone, riguarda la querela di un detenuto che nel febbraio 2019, secondo l’accusa, ha subito subito danni per via delle manette troppo strette ai polsi durante un trasferimento dalla casa circondariale di Paliano a un carcere di Roma e il viaggio di ritorno dalla Capitale alla Ciociaria.

Non si è fatta attendere la reazione del basito Segretario Generale del Sippe (Sindacato Polizia Penitenziaria)  Carmine Olanda : “Questa vicenda è davvero incredibile – sbotta – Finire alla sbarra per delle manette presumibilmente strette e con una prognosi di due giorni è un fatto senza orecedenti che non riusciamo a digerire. La polizia penitenziaria non può lavorare in queste condizioni, preoccupandosi giornalmente di accuse infamanti di soggetti evidentemente senza scrupoli che utilizzerebbero lo Stato per colpire lo Stato stesso. Siamo stanchi di essere accusati di tortura, lesioni nei confronti dei detenuti ”.

“La Polizia penitenziaria – evidenzia in conclusione il Segretario Generale del  Sippe  – salva vite umane, garantisce sicurezza sociale e non intende lavorare per pagare gli avvocati per difendersi da accuse che spesso si rivelerebbero fantasiose. Se un detenuto denuncia per presunte manette strette, non posso immaginare quali sarebbero le accuse se lo Stato autorizzasse la Polizia Penitenziaria a usare il Taser in carcere. Ecco perché chiediamo norme che tutelino il lavoro della Polizia Penitenziaria, prevedendo un reato specifico, con pene severe, per detenuti che aggrediscono gli agenti della Polizia Penitenziaria ”.

 

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