Esteri

L’isola al buio come trofeo: Trump punta Cuba dopo i flop internazionali

I fallimenti globali e il ripiego su L’Avana

Dopo aver incassato una serie di battute d’arresto sullo scacchiere internazionale, il presidente americano Donald Trump sembra intenzionato a cercare gloria nel “cortile di casa”. Con la guerra in Ucraina che prosegue nonostante gli annunci di tregua, il naufragio dell’acquisizione della Groenlandia, le operazioni in Iran che si trascinano e il rifiuto degli alleati di intervenire nello Stretto di Hormuz, il tycoon ha deciso di virare con decisione su Cuba. L’isola, pur priva di petrolio, è tornata prepotentemente al centro dell’agenda di Washington, trasformandosi nel possibile palcoscenico per una vittoria simbolica necessaria a risollevare le sorti della politica estera statunitense.

“Avrò l’onore di prenderla”: l’ambizione del tycoon

Le intenzioni di Trump non sono velate da diplomazia, ma espresse con la consueta schiettezza: “Avrò l’onore di prenderla… sarebbe fantastico”. Durante una conferenza stampa a Washington, il presidente ha rivendicato una totale libertà d’azione su un Paese che ritiene fortemente indebolito: “Posso liberarla o prenderla, penso di poterci fare tutto quello che voglio”. Questa morsa, che si stringe da mesi, appare guidata più da fattori ideologici e strategici che da concreti interessi materiali, posizionando Cuba come l’obiettivo principale per dimostrare la forza dell’amministrazione.

La strategia del cambio di regime: fuori Díaz-Canel

Secondo quanto rivelato dal New York Times, che cita fonti a conoscenza dei colloqui, il piano americano punta direttamente alla testa del governo cubano. Da settimane l’amministrazione Trump starebbe tentando di destituire il presidente Miguel Díaz-Canel. Ai negoziatori cubani è stato recapitato un messaggio chiaro: il leader deve dimettersi. Per i funzionari statunitensi, Díaz-Canel è un intransigente che blocca i cambiamenti economici strutturali necessari al Paese; la sua rimozione permetterebbe a Trump di annunciare all’opinione pubblica il rovesciamento di un governo di sinistra ostile, ricalcando quanto già tentato in Venezuela.

Il silenzio sui Castro e la crisi umanitaria

Nonostante l’attacco frontale alla presidenza attuale, la strategia americana presenta un’ambiguità di fondo: finora non sono state esercitate pressioni contro i membri della famiglia Castro. Questi ultimi restano i principali detentori del potere reale nel Paese, ma sembrano essere stati risparmiati dall’offensiva diretta rivolta a Díaz-Canel. Nel frattempo, la popolazione civile paga il prezzo più alto: Cuba sta attraversando la peggiore crisi economica dalla rivoluzione del 1959, una situazione esasperata dalle sanzioni e dall’interruzione delle forniture di petrolio venezuelano.

Un’intera nazione senza luce: l’embargo spinge al collasso

Nelle ultime ore, l’intera isola è sprofondata nell’oscurità a causa di un blackout totale della rete elettrica nazionale. L’Union Nacional Electrica de Cuba (Une) ha confermato il blocco completo del sistema, causato direttamente dal blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti. La carenza di carburante, alimenti e valuta estera sta portando il Paese verso il punto di rottura. Mentre l’ONU denuncia come l’embargo stia spingendo l’isola verso il collasso definitivo, Trump vede in questo buio la luce di una possibile vittoria politica.

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Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.