L’EX COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI TULLIO DEL SETTE: “ECCO LA MIA VERITÀ”

(di Gian Marco Chiocci) E’ il giorno dei saluti, dell’addio, di una nuova vita. E’ il giorno di tirare la riga su questi tre anni intensi, e sul finire, burrascosi per via della vicenda Consip. E’ anche il giorno dei primi sassolini tolti dalle scarpe. Il comandante generale (ormai ex) dei carabinieri, Tullio Del Sette, ci accoglie sorridente a poche ore dal trasloco e dal passaggio di testimone con il generale Giovanni Nistri, suo successore al comando di viale Romania

Comandante, se possiamo ancora chiamarla così, da dove cominciamo?

La prima che cosa che voglio fare è ringraziare te e il tuo giornale, Il Tempo, perché siete stati sempre e comunque dalla parte dei carabinieri, delle forze di polizia e delle forze armate.

Diciamo che non siamo mai stati iscritti, e mai lo saremo, al partito dell’antipolizia che va tanto di moda a livello mediatico e politico.

“Non credo sinceramente a un partito di tal fatta, sono convinto del contrario. La gente ama le divise, ama i carabinieri, la polizia, la finanza. Diciamo che c’è una tendenza di alcuni, e di qualche giornale in particolare, a enfatizzare solo i fatti spiacevoli, spesso anche caricandoli di ulteriore disvalore, sottovalutando o non valorizzando l’attività fondamentale che i servitori dello Stato svolgono, non solo per la sicurezza ma anche per la libertà e la democrazia. Chi critica l’Arma per partito preso dimentica che è la forza di polizia più capillarmente diffusa sul territorio, persegue oltre il 70% dei reati nazionali, è la più conosciuta e la più amata, ormai anche in campo internazionale.

Comandante, quando si sveglierà non andrà più in ufficio. Cosa farà?

“Intanto riposerò, qualche giorno, già che non mi sono sottratto un solo giorno al lavoro. Poi insieme a Paola, la compagna della mia vita, cercherò di organizzare il futuro. Quindi mi dedicherò con particolare cura a promuovere giustizia penale e civile nei confronti di chi ha infangato la mia persona”

Su quest’ultimo tema ci arriviamo. Prima, però, ci dica se oggi ha qualche rimpianto…

“Ma no, nessun rimpianto. Sono stati per me tre anni meravigliosi, inattesi fino a poco tempo prima della nomina, che hanno completato una carriera di 47 anni di servizio a cui mi sono dedicato senza risparmi. Nella mia vita ho ricoperto tantissimi incarichi, ho lavorato all’ufficio legislativo di ben 4 ministri della Difesa di diversi orientamenti politici. Ho lavorato con tutti e con tutti mi son trovato bene. Oggi che lascio il testimone a un grande ufficiale come il generale Nistri mi piace ricordare il primo incarico come comandante di plotone sotto il generale Galvaligi, ucciso dalle Brigate Rosse”

Quante polemiche, quanti veleni sui carabinieri. Che Arma lascia?

Lascio un’Arma che sente il valore del passato, attenta e aderente a quello che il presente richiede e pronta ad affrontare il futuro. Un’Arma che si rifà all’esempio del generale Dalla Chiesa come del maresciallo Giangrande coerentemente con il recupero alla memoria di queste, e altre, nostre stelle. Lascio un’Arma di uomini meravigliosi e coraggiosi. Lascio l’aggiornamento dei percorsi formativi, di nuovi mezzi, l’affinamento delle tecniche di prevenzione e investigazione, le modifiche ordinative che hanno riguardato anche i reparti speciali, l’istituzione di nuovi reparti per la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, il potenziamento degli assetti territoriali, l’assicurazione del turnover del personale e dei mezzi informatici e tanto altro ancora.

Le presunte violenze di Firenze e Massa, la bandiera tedesca in caserma, il caso Consip e altro. I carabinieri stanno attraversando momenti difficili. Qualcuno ha avanzato l’idea di un’Arma deviata, non sana, gestita male.

L’Arma è profondamente sana, pulita, coesa, motivata, corretta, dedita al servizio. Una compagine di 111mila carabinieri, uomini e donne. Ci sono stati fatti commessi da carabinieri che hanno dimostrato di essere indegni degli alamari, altri fatti sono ancora tutti da chiarire. Per quanto dolorosi, sono stati una percentuale infinitesimale così come è avvenuto in passato, così come purtroppo è possibile, seppure non auspicabile, si verifichino in futuro. L’Arma però li ha subito individuati e, in presenza di dolo, li ha immediatamente perseguiti dimostrando anche in questo chiarezza d’azione ed efficienza. Tutti i carabinieri hanno apprezzato questo atteggiamento. Sono loro, i primi, a essere offesi da comportamenti indegni.

L’inchiesta Consip cosa ha significato per l’Arma? E soprattutto per lei.

“La verità presto arriverà, vedrete. Io non ho mai detto mezza notizia a nessuno su alcuna inchiesta. Ho già spiegato ai magistrati, con dichiarazioni spontanee, come andò col presidente di Consip Ferrara che mi chiese se era opportuno incontrare un tale imprenditore. Tutto qua. Di questo brutto periodo ricorderò il rapporto straordinario che mi ha legato ai carabinieri, che mi ha dato una grande forza psicofisica e mi ha consentito di superare momenti a tutti noti di grave difficoltà personale. In questo mi è stato di grandissimo conforto il sostegno corale e totale di tutti i vertici istituzionali della Repubblica, e delle migliaia di persone che mi hanno espresso solidarietà.

Restiamo a Consip. Si aspettava questa proroga dell’indagine?

“No, mi aspettavo certamente un altro esito, avrei preferito lasciare l’Istituzione con la mia posizione già chiusa e definita. Però se i magistrati hanno deciso così vorrà dire che hanno intenzione di chiarire bene tutte le posizioni, ci vuole tempo. Per me, questa, è una storia evidentemente tristissima e dolorosa sul piano personale. D’altra parte sono assolutamente sereno, perché so bene di aver fatto sempre e solo il mio dovere di carabiniere e di persona perbene. Sono altrettanto determinato a chiedere piena luce su tutto e a chiedere il perseguimento degli eventuali reati commessi a mio danno, così come il risarcimento dei danni personali.

Si è fatto un’idea di cosa possa essere successo? Come sia stata possibile la soffiata?

“C’è un’indagine in corso. Non posso parlare nello specifico. Ma ribadisco di non aver detto nulla a nessuno. Non ho nulla di cui rimproverarmi”.

Paga per aver pestato i piedi a qualcuno?

Ci ho pensato, non lo nego. Ma saranno eventualmente le indagini a stabilirlo.

Cos’ha pensato quando ha visto il suo nome, in prima pagina, sul Fatto Quotidiano?

“Per uno che della reputazione ha fatto un bene assoluto, vedere il proprio nome su un giornale a lettere cubitali è stato il peggio che potesse capitare. Ho pensato, allora, che fosse peggio della morte. Subito dopo però la certezza del mio operato, la forza di mia moglie, il sostegno di tutti i carabinieri in servizio, dell’intero Governo e dei vertici dello Stato mi hanno addirittura dato una forza enorme che mi ha consentito di ottenere i risultati per i quali lascio il Comando Generale

Le hanno fatto più male gli attacchi mediatici o leggere sui giornali accuse, ancora tutte da provare, su atteggiamenti indegni e depistanti da parte di ufficiali del suo stesso corpo?

“Guardi direttore, mi ha fatto male leggere il mio nome tra quelli di altre persone indagate, il nome del Comandante Generale dei Carabinieri, e mi ha fatto certo male leggere poi che in questa inchiesta erano state forse commesse irregolarità anche da parte di alcuni ufficiali dei carabinieri. Molto, molto male.

Non giriamoci intorno. Anche qui la stessa domanda per l’Arma. Il Noe è sano?

(Sospiro). Allora. Come tutti gli altri reparti sono certo che il Comando per la Tutela dell’Ambiente è profondamente sano, molto professionale, del tutto affidabile per la magistratura e il ministero da cui dipende. Se qualcuno ha sbagliato si tratta, appunto, di qualcuno. Le iniziative singole di due ufficiali, sempre che ci siano state iniziative improprie di uno o due ufficiali, confermano la compattezza assoluta di quel reparto e dell’Arma. Il Noe oggi è un grande reparto.

Vuole dire qualcosa sul capitano Ultimo, sui suoi rapporti col Noe, su quello che è successo all’Aise?

Lasciamo stare. Non ho nulla da dire.

Fiducia nella magistratura?

“Sempre e totale. I magistrati sono tanti, come i carabinieri. Può esserci qualcuno meno corretto della totalità degli altri, totalità nella quale ho alcune delle amicizie più care e più di lunga data”

Si parla di guerre intestine all’Arma

Non capisco chi mette in giro certe voci. Nessuna guerra intestina in questo periodo. Assoluta condivisione con gli altri vertici per linee d’azione, proposte e decisioni”.

Cambiamo argomento. Grandi polemiche ha destato l’accorpamento con la Forestale. Anche qui critiche legate soprattutto al caos per gli incendi boschivi di questa estate. I Forestali si sentono carabinieri, ragionano da carabinieri, oppure no?

“E’ stato un lavoro lungo, complicato, e dopo un anno posso dire perfettamente riuscito con sicuri vantaggi anche per l’efficacia della tutela e la protezione dell’ambiente. Ho incontrato centinaia e centinaia di questi, di ogni grado. Credo sia un’operazione perfettamente riuscita

A vedere gli incendi di questa estate qualche perplessità sorge

“Noi abbiamo affrontato questa riforma superando e affrontando emergenze straordinarie, tormente di neve come in certe regioni non se ne vedeva da decenni, e una stagione estiva che ha portato un’infinità di incendi. Abbiamo dimostrato che le polemiche che qualcuno aveva sollevato a proposito della minore efficacia dell’azione antincendio per effetto della riforma, erano strumentali e infondate. La realtà è che c’è stata una stagione straordinariamente sfavorevole, che c’è stata l’azione criminale e colposa di tantissimi incendiari, c’è stato il raddoppio dei servizi svolti dai carabinieri forestali rispetto al passato, c’è stata la messa a disposizione della Protezione Civile, dei pochi elicotteri per possibilità antincendio rimasti a noi, c’è stata la moltiplicazione degli incendiari per dolo o per colpa arrestati o denunciati in stato di libertà con un’azione investigativa che sta continuando..

Questa idea di spostare i carabinieri in campagna e lasciare il centro cittadino alla polizia?

Non credo affatto che esista un’idea del genere a livello ministeriale o di governo. La smentisco categoricamente. I carabinieri continueranno ad essere quello che sono stati e quello che oggi sono, cioè un’istituzione fondamentale dello Stato italiano diffusa in città, in provincia, nelle campagne e d’ora in avanti un po’ più nelle aree di grande valore paesaggistico e ambientale”.

Ricorre l’anniversario dell’arresto di Totò Riina, il fiore all’occhiello dell’Arma. I processi contro i carabinieri sono caduti, i veleni restano, per non dire dello strascico della Trattativa…

“L’arresto di Riina è stato un successo storico dei carabinieri, frutto di un’azione corale e non individuale, come sempre nell’Arma. Sicuramente è stato propiziato dal lavoro intelligente e intenso di ufficiali che allora avevano la responsabilità dei reparti operativi”.

Come il generale Mario Mori

“Come Mori, certo. Se Riina è stato arrestato lo dobbiamo ad un ufficiale come lui e a tutti i suoi uomini oltre che al lavoro di tantissimi carabinieri in Sicilia”.

Altre critiche hanno riguardato la sovraesposizione dei “sindacati” dell’Arma, gli organi di rappresentanza Cocer, Cobar eccetera. Ha un senso, così com’è, il sindacato dei carabinieri?

“Io credo profondamente nel ruolo della rappresentanza militare. Ha un ruolo fondamentale. Sono convinto che il Cocer, con il quale mi sono confrontato, abbia fatto appieno e bene il proprio lavoro in un periodo che è stato molto delicato e impegnativo per le riforme che abbiamo messo in campo. Li ho trovati sempre attenti, propositivi, incisivi, istituzionali e ho enormemente apprezzato il sostegno che coralmente mi hanno dato dal primo all’ultimo giorno, anche in momenti difficili”.

Un ultimo pensiero, a chiusura d’intervista e di carriera, a quali carabinieri vorrebbe inviarlo?

“Il mio pensiero va a tutti, dal carabiniere del radiomobile a quello della stazione di montagna, dai ragazzi che rischiano nelle manifestazioni a chi svolge indagini delicate in settori particolari quali, ad esempio, il terrorismo. Non voglio fare torti a nessuno. L’Arma è una grande famiglia ma se proprio devo scegliere allora un pensiero lo rivolgo alle donne dell’Arma che sono diverse migliaia e che hanno portato un valore aggiunto, e ai carabinieri che operano all’estero, lontano dalle loro famiglie, in teatri complicati come l’Iraq e il Corno d’Africa piuttosto che Israele o il Kosovo. Da 20 anni siamo il fiore all’occhiello dell’Italia nel mondo. Aver guidato questi uomini è stato un onore e un privilegio che mi ripaga anche delle amarezze subite.

Gian Marco Chiocci, direttore de “Il Tempo”