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LEGGE STABILITA’ 2016: FLESSIBILITA’ IN USCITA, RINNOVO CONTRATTO STATALI, RIFORMA PENSIONI ED ABOLIZIONE TASI

(Di Davide Grasso) – Via la Tasi sulle abitazioni
principali, revisione dell’Imu agricola e sugli impianti
fissi, sblocco dei contratti del pubblico impiego, flessibilità in
uscita
 sulle pensioni con introduzione di uno strumento di contrasto
alla povertà cui si aggiungerebbe la proroga della decontribuzione sulle
nuove assunzioni a tempo indeterminato sia pure con un format diverso
da quello valido fino a fine anno. Sono queste le principali misure a cui sta
lavorando l’esecutivo in vista dell’appuntamento di fine settembre con la legge
di stabilità 2016
. Una finanziaria piuttosto ricca che dovrebbe rimettere
mano anche al meccanismo di perequazione delle pensioni. Non a caso il
Governo ha aperto il tavolo di confronto con i sindacati per il recupero del
potere di acquisto degli assegni.

Lavoro. Per quanto riguarda il capitolo lavoro il
Governo intende replicare la decontribuzione in modo più
selettivo, magari con un’attenzione al Sud e alle donne facendo saltare
clausole come quella che attualmente consente lo sgravio solo se i neo-assunti
non hanno avuto un contratto a tempo indeterminato per almeno sei mesi. E’
certo invece il rinnovo del contratto del pubblico impiego con recupero
dell’indennità di vacanza contrattuale degli ultimi 5 mesi del 2015 (si
partirebbe da 1,6 miliardi). Possibili misure anche sul lavoro autonomo con una
revisione del meccanismo dei minimi. 

Fisco. Sul fronte fiscale si punta a cancellare
l’imposta sulla prima casa cioè la Tasi (mentre una qualche
forma di prelievo fiscale resterà sulle case di lusso) e ad introdurre la cd. local
tax
. Dovrebbe poi sparire anche l’Imu sui terreni agricoli e
sugli imbullonati (ovvero su quei macchinari spesso di grandi dimensioni che
sono ancorati al suolo). L’obiettivo del Governo è quindi quello di far tornare
la prima casa libera da tassazione, come era accaduto nel periodo 2008-2011 e
nel 2013.
Nelle misure dovrebbe rientrare anche la revisione
delle tax expenditures, vale a dire le deduzioni, detrazioni ed
esenzioni che riducono il carico fiscale per cittadini e imprese ma che hanno
come effetto indiretto.

Pensioni. Particolarmente ricco il capitolo pensioni con
la volontà di introdurre la flessibilità in uscita a partire
dal prossimo anno senza però intaccare gli equilibri finanziari del sistema
previdenziale pubblico, consolidato con la riforma del 2011. Il progetto del
Governo non è ancora definito nei dettagli anche se poggia su un pilastro
cardine: l’anticipo sarebbe a carico di chi lo richiede con una decurtazione
dell’assegno ancora da definire.
Tra le proposte avanzate dall’Inps una riguarda in
particolare i lavoratori over 55enni con un ammortizzatore sociale per accompagnare
alla pensione chi è in condizione di bisogno ed ha esaurito la
tutela contro la disoccupazione. Per questi lavoratori si punterebbe, in
sostanza, ad introdurre un assegno di ultima istanza o “reddito minimo“.
Il ministro Poletti ha poi preso impegni per un
rafforzamento del programma di contrasto alla povertà in fase
di sperimentazione nelle grandi città e al Sud. Si potrebbe partire, in
quest’ultimo caso, con un aumento graduale delle risorse già stanziate fino
alla soglia di 1,5 miliardi nel 2016. Nel programma del Governo ci sarebbe
anche la volontà di semplificare la valorizzazione dei contributi sparsi
in diverse gestioni previdenziali, (soprattutto nella gestione separata)
con il sostanziale superamento della totalizzazione nazionale
e della ricongiunzione

Ancora sulle pensioni l’esecutivo dovrà stabilire se
riaprire subito anche il capitolo sulla rivalutazione degli assegni:
il meccanismo attualmente in essere, è destinato, infatti, ad andare in
soffitta il prossimo 31 dicembre 2016. Dal 1° gennaio 2017 si dovrà
pertanto decidere se confermare il ritorno alla disciplina ante Fornero
(che prevedeva un meccanismo di rivalutazione piu’ generoso, soprattutto
per gli assegni superiori a 4 volte il minimo) oppure se introdurre una norma
nuova. 

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