LE PRIME SOLDATESSE D’ASSALTO: IN QUATTRO OTTENGONO IL BREVETTO E BATTONO ANCHE GLI UOMINI

Gli occhi brillano ancora di più su quel viso imbrattato del nero e del
verde delle creme di mascheramento che utilizzano per mimetizzarsi. Hanno
dovuto superare prove durissime, in condizioni climatiche difficili ma, alla
fine, l’ambita medaglia con il numero del brevetto l’hanno conquistata. Hanno
prima ottenuto la qualifica anfibia dell’Esercito presso il reggimento lagunari
“Serenissima” di Mestre e poi anche l’abilitazione anfibia della
Marina Militare con il San Marco, a Brindisi
.

Hanno
carattere, grinta e determinazione le 4 soldatesse del 17° reggimento
artiglieria controaerei “Sforzesca” di Sabaudia che sono riuscite
nell’impresa di arrivare alla fine della selezione e dei corsi. Il capitano
Valentina Mastrangelo, il 1° caporal maggiore Katia Ricci, il 1° caporal maggiore
Filomena Siller e il caporal maggiore Vanessa Dovere si sono piazzate nelle
prime posizioni sbaragliando la concorrenza di molti colleghi uomini. 

Marce
zavorrate con indosso zaini pesanti fino a 20 chili, prove di galleggiamento,
guadi, attraversamento di un fiume, ribaltamento del battello, montaggio e
smontaggio di armi, addestramento al combattimento, studio dei venti e delle
maree, topografia, corso roccia ed esplosivi, discesa da un elicottero col fast
rope. Tutto questo, unito al caldo, al freddo, alla fatica, al dolore, alla
stanchezza, hanno dovuto affrontare le ragazze anfibie pontine.

«Qualsiasi cosa con volontà, testa, costanza e sacrificio si fa – racconta
Katia Ricci, 25 anni, di Anagni, che, a Mestre, è stata la prima del corso
superando decine di uomini – Tutto quello che ho fatto l’ho fatto per me e per
poter essere, un giorno, d’aiuto ai miei colleghi». «È stato molto faticoso ma
rifarei tutto – conferma Filomena Stiller, 24 anni, di Castrovillari,
classificatasi 4^ – Ora mi sento un militare più completo. Per fare certe cose
ci vuole un pizzico di follia». Quando dici «non ce la faccio più» hai ancora
il 30% delle forze in corpo per andare avanti: è quello che si ripeteva Vanessa
Dovere quando la fatica si faceva sentire. «Se non fossi stata un militare non
avrei mai potuto fare queste esperienze – spiega sorridendo Vanessa – Siamo
anfibie ma fuori dalla caserma siamo donne con la stessa sensibilità e gli
stessi sogni di tutte le altre».
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