LA SVOLTA NELLA CELERE: PORTE APERTE ALLE DONNE

(di Cristiana Mangani) – IL CASO ROMA Casco U-bott, scudo antisommossa, fondina chiusa
per Beretta 92, maschera antigas: i Reparti mobili si avviano verso una vera e
propria rivoluzione, perché a indossare la divisa del celerino, da adesso in
poi saranno anche le donne. Capelli lunghi, fisico certamente più morbido dei
colleghi maschi, ma non per questo meno “prestante”, le signore della Polizia
hanno avuto l’ok per diventare “celerine”. Il via libera è arrivato dal
Viminale dopo una riunione che si è tenuta nei giorni scorsi con i sindacati,
per discutere di future assegnazioni ai Reparti speciali.

LA DOMANDA. La questione si dibatte dai tempi in cui ai
vertici c’era Antonio Manganelli. A quell’epoca le resistenze di alcuni
funzionari fecero abbandonare il progetto. Ma ora sembra non si possa può più
rinviare anche perché a rendere nuovamente attuale il problema è stato il caso
di un commissario di Catania che ha chiesto di essere assegnata al Reparto
mobile.
La sua domanda non è stata accolta, ma il rischio di eventuali ricorsi al
Tar sembra aver dato un’accelerata al rinnovamento. Non esiste, infatti,
alcuna legge che vieta l’accesso alle donne per simili servizi.
Da anni
sulle Volanti la presenza femminile è una costante. E a detta di chi è abituato
ad affrontare la strada, avere una donna a bordo vuol dire anche riuscire a
ridurre il tasso di aggressività durante gli interventi.
La Questura, poi, impiega da tempo molte funzionarie negli stadi, anche se
sono addette soltanto a quello che è chiamato “il filtraggio”, ovvero i casi in
cui servano perquisizioni a donne.
L’ultimo vero baluardo restava quindi il Reparto mobile. E ora anche qui
“le quote rosa” verranno rispettate.
LE ESIGENZE. Viene da chiedersi perché una donna debba
preferire servizi così faticosi e rischiosi. La risposta sta nel fatto che si
tratta di un’attività retribuita molto meglio. Ma anche perché la Celere è
ormai composta da molti poliziotti un po’ più avanti con l’età e la presenza
femminile potrebbe servire a “ringiovanire” il corpo. Insomma, le esigenze sono
doppie: risparmio per la polizia e soddisfazione per chi ambisce a trovarsi
alle prese con l’ordine pubblico e le calamità, con gli scontri e le violenze.
«Si tratta di una novità positiva che salutiamo con favore – dichiara Massimo
Montebove, portavoce nazionale del Sap – La polizia di Stato è storicamente
all’avanguardia nella battaglia per i diritti e per la parità di genere, le
donne sono insostituibili in molti casi. Il loro arrivo nei Reparti mobili è
solo una logica conseguenza».
Non si sa ancora con esattezza quante approderanno alla Celere. Le
previsioni parlano di circa 500 unità che andranno a rinforzare i 15 presidi
presenti in tutta Italia,
già composti da 5000 poliziotti. Come reagiranno
i colleghi, è ancora presto per dirlo. Anche perché dopo la Polizia a dover
sciogliere il nodo dovranno essere Carabinieri e Guardia di finanza
, ancora
chiuso agli accessi alle signore.

Al Viminale, la questione è seguita con attenzione dal capo del
Dipartimento centrale delle specialità. Roberto Sgalla, e dal Direttore dei
Reparti speciali Claudio Montana, anche perché l’intera operazione sembra avere
il placet del capo della Polizia Alessandro Pansa.
Il Messaggero