LA POLIZIA CHE CAMBIA: ARRIVANO TASER E MANETTE IN VELCRO

Arrivano anche le fasce di velcro ela pistola elettrica Taser nell’”arsenale” dei poliziotti. La sperimentazione partirà a breve, mentre il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha emesso le linee guida per l’utilizzo dei nuovi strumenti.

Il Dipartimento di Ps ha deciso di sperimentare l’arma, con l’avvertenza che si tratta appunto di una arma, e che quindi il suo uso va ricondotto alle esigenze di servizio. In pratica, la pistola a impulsi elettrici è considerata una alternativa alla pistola tradizionale e va sfoderata solo quando l’agente deve immobilizzare temporaneamente un soggetto.

Come tutte le armi (anche se questa è efficace a una distanza tra i 3-7 metri) l’agente di polizia dovrà essere estratta solo quando necessario. In alternativa, va mostrato come forma di deterrenza a fronte di un soggetto che si mostri aggressivo. Va anche usato – si legge nelle circolari che accompagnano l’avvio della sperimentazione – con l’accortezza di mantenere le linee di tiro e le distanze di sicurezza. Siccome i dardi sono due, teoricamente è possibile sparare il primo e il secondo colpo a due soggetti diversi. In ogni caso, rimarca ancora il Dipartimento, l’agente dovrà considerare «i rischi associati con la caduta della persona» dopo che la stessa è stata colpita dal dardo. Infine, a scanso di problemi legali, ad ogni utilizzo del «taser» dovrà seguire l’intervento di un medico che dovrà rilasciare un certificato sugli effetti che la scarica elettrica ha prodotto sull’arrestato.

Le fasce in velcro sono strisce di nylon con profilo ricoperto in velcro di chiusura che consentono di bloccare polsi, braccia o gambe di una persona.

Vengono acquisite, si legge nelle linee guida, “per assolvere a funzioni di contenimento oppure per esigenze di soccorso pubblico”. Come le manette, le fasce sono un mezzo di coazione fisica che può essere utilizzato “nel rispetto della dignità e della riservatezza della persona”, quando lo richiede la pericolosità del soggetto, c‘è la “stretta necessità di respingere una violenza o vincere una resistenza o impedire la consumazione” di un reato, oppure in caso di rimpatri forzati con aereo di cittadini che si oppongono all’allontanamento.

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