LA MARINA MILITARE PROPONE LE SOLUZIONI AGLI SBARCHI, MA IL GOVERNO NON LE ADOTTA PER QUESTIONI POLITICHE

(di Luca Cirimbilla) – Le soluzioni agli sbarchi le ha
proposte la Marina Militare, ma il governo non le vuole adottare per mere
questioni politiche. E anche l’intelligence libica offre un importante aiuto
che pare cadere nel vuoto.

Ad illustrarle è l’ammiraglio Giuseppe Lertora, ex
comandante della Squadra navale ed ex numero due della Marina, con l’intervista
a Libero. “Noi militari abbiamo la grande capacità di studiare strategie, sarebbe
il colmo non avessimo un piano” sono le parole di Lertora. Secondo l’idea
proposta dall’ammiraglio sembrerebbe che l’Italia potrebbe farcela anche senza
l’enorme spreco di mezzi e risorse economiche messe in campo dall’Europa: “È
necessario costituire un paio di gruppi navali di due-tre navi ciascuno
.
Dovremmo cercare l’appoggio dell’Onu, che ci garantisse di entrare in acque
libiche, ovvero nello specchio acqueo che va dalle coste fino a 12 miglia”.
La soluzione agli sbarchi otterrebbe anche lo scopo di non
irritare i governi interni alla Libia che si stanno facendo la guerra:
“Potremmo posizionare le navi 4-5 miglia al largo di Tripoli e Zuara e, quindi,
con l’aiuto di nuclei operativi imbarcati, tipo San Marco e Forze speciali,
andare ad affondare tutte le barche ormeggiate nei porti, in modo che agli
scafisti vadano a mancare i mezzi di trasporto”. La modalità è stata già
sperimentata nelle acque del Mediterraneo, con l’operazione Eunavfor (Atalanta)
per contrastare la pirateria in Somalia. Per i barconi già in mare, si
tratterebbe di trasferire sulle navi militari i migranti per poi trainare le
imbarcazioni nel porto dove verranno affondate.
Ma allora perché non mettere in pratica qualcosa che si è
già rivelato efficace?
Secondo Lertora “siamo
vicini alle elezioni comunali e regionali, sembra quasi che ci sia qualcosa da
perdere”.
Un altro possibile aiuto contro gli sbarchi viene
offerto dai servizi segreti della Libia: “Voi aiutateci contro
l’Isis e noi bloccheremo i barconi”. La proposta, apparsa sempre su Libero – è
stata lanciata da Mustafa Abuschaid, uno dei vertici degli 007
libici. “Noi attualmente siamo troppo impegnati nella lotta contro gli
jihadisti”. Poi, con la conquista di Sirte, le cose si complicano drasticamente
dal momento che il Califfato ha il pieno controllo dei campi petroliferi della
regione. “L’Isis – osserva lo 007 – ha già conquistato tre quarti del nostro
Paese: se non ci aiutate rischiate una catastrofe umanitaria”.

A confermarlo sono i numeri: “Circa mille clandestini sono
ospitati nel nostro centro di detenzione – sostiene Mustafa Abuschaid – ma
quelli che si nascondono lungo le coste di Misurata sono almeno dieci volte
tanti”.

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