IL PROBLEMA VERO ? NON È MORTO LO SBIRRO!

La polemica, la triste e terribile polemica, in
fondo, è che a Padova non è morto lo sbirro.

Quando muore lo sbirro è tutto più semplice, al
limite c’è una vedova da indennizzare con una pensione, ci sono i funerali di
stato, le belle parole, la passerella delle autorità e poca roba su cui
speculare.


Il problema a questo punto è che quella “merda dello sbirro” non è morto e
allora se muore l’altro, quello che non può essere un cattivo, se pur in quel
momento pericoloso, salta il banco, salta tutto il sistema come se, su certi
interventi di ordine pubblico, quando non hai scelta è lo sbirro che deve morire.

E’ lo sbirro che deve lasciare moglie, figli, famiglia, per quella
inaccettabile cultura che prevede il dovere di esposizione al pericolo
equivalere alla morte del pubblico ufficiale.

Io come tanti altri colleghi non usciamo di pattuglia con l’intenzione di fare
da “salva vita” del sistema, una sorta di “fusibile”, non ci passa nemmeno per
l’anticamera del cervello di tutelare le incapacità della struttura sociale
sacrificando gratuitamente la nostra vita.

La vita si può mettere in discussione per salvarne un’altra inerme, un bambino
o un anziano in vero pericolo non certo per un esagitato il cui unico canale di
comunicazione in quel momento ha i tratti tipici della gratuita violenza
rivolta verso chi sta semplicemente facendo il proprio lavoro.

Ed ecco allora che se lo sbirro non muore o semplicemente ci arriva vicino come
raccontato in questo articolo(http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/07/31/news/ho-visto-la-morte-in-faccia-dopo-7-colpi-sono-svenuto-1.11862474 ), succede che tutto il mondo si rivolta perché per l’ennesima volta abbiamo
avuto la conferma che lo sbirro buono è solo quello morto.

Nessun però dei media inquadra il problema nella sua giusta dimensione, tutti a
incriminare lo sparatore, nessuno a capire perché si è arrivati a una morte
ingiusta che non doveva accadere.

Così come nessuno ci racconta, ad esempio, perché con un omone qual’era Mauro
Guerra (nella foto sopra) vi erano solo due carabinieri, in una inferiorità
tattico numerica inaccettabile in contesti così delicati e imprevedibili.

Nessuno a chiedersi perchè contro un malato non ci sia stata l’opportunità di
usare altri strumenti di coazione fisica tipo taser, spray o fascette di
velcro, nessuno a farsi domande intelligenti ma solo inutile e speculabile
scandalo.

Perché la polemica del povero cittadino morto senza capire cosa ci possa essere
a monte di tale inaccettabile conclusione anima il dibattito e aumenta il
ritorno pubblicitario delle testate giornalistiche per non parlare di quanto
sia più facile strumentalizzare  politicamente su quella sfortunata vita e
su una famiglia che piange un proprio caro.

Queste morti dividono, angosciano, aiutano a formare schieramenti quelli che
ormai difficilmente si riescono nettamente a individuare.

Diverso o forse meno importanti sarebbero state le lacrime delle famiglie di
quei carabinieri se non fossero tornati a casa, nessuna domanda, nessuna
speculazione sarebbe valsa la pena, finiti i funerali di stato tutti avrebbero
taciuto.

Gli sbirri quindi devono solo morire ma, mi spiace per voi speculatori sociali,
gli sbirri sempre di più, se questo è il sistema, rimarranno a guardare inermi
e impotenti le storture di questa società capace solo di distruggere il
prezioso lavoro quotidiano di tutte le divise.