Il kebab come tangente, 4 anni a due poliziotti: cibo gratis da un egiziano

Quattro anni di condanna a due poliziotti accusati di concussione. I due, in servizio presso un commissariato romano, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, avrebbero ricevuto tangenti in forma di beni materiali. In particolare, avrebbero ricevuto kebab da un gestore di rosticceria al fine di evitare controlli.

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Oltre a loro, i giudici della sesta sezione collegiale, presieduta da Paola De Martiis, hanno anche condannato un egiziano, El Mohamed Said, che ha fatto da intermediario per i poliziotti con l’imprenditore in modo da convincerlo a «pagare». Il collegio ha invece assolto Bruno Frazzini, 55 anni, ancora in servizio. Da poche settimane, va ricordato, due vigili sono sotto processo con l’accusa di aver preteso un gelato dal gestore di una gelateria per non fare ispezioni.

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Iniziano a svolgere ispezioni pretestuose, durante le quali prospettano l’eventualità di elevare multe rilevando violazioni. I due agenti si fanno appoggiare da una spalla, che racconta al kebabbaro quanto sia pericoloso non ascoltare i consigli di Di Ruzza e Di Cataldo. Meglio evitare «rogne» e gratificare gli agenti, sussurra all’egiziano l’amico doppiogiochista. Da quel momento i due agenti – come ricostruito dal pm Francesco Marinaro – si recano più volte a settimana dal 2008 in poi a fare uno spuntino al Wurstellone. Un giorno mangiano kebab, un altro trovano sul piatto un tramezzino, fanno anche il pieno di rustici, che addirittura portano via «a chili» come sottolinea il pm nel capo d’imputazione. Tutte le volte, insieme al cibo, il gestore accanto al piatto fa trovare anche bibite. A un certo punto, Di Ruzza e Di Cataldo pensano di poter chiedere ancora di più. Di Ruzza, infatti, si fa pagare un viaggio in Egitto per tutta la famiglia. Costo del tour tra le piramidi: 2mila e 400 euro. Il suo compagno Di Cataldo – difeso dall’avvocato Francesco Desideri – si fa comprare un i.phone e due notebook. In altre parole: tangenti di contorno. Perché in realtà è proprio il kebab l’oggetto del desiderio da far trovare ai due agenti. Tuttavia a un certo punto il kebabbaro decide di reagire. Lui sa di essere un commerciante in regola. E quindi li denuncia.