Trenta scivola sull’affitto: pagava solo 141 euro, più 173 per i. Ecco la ricostruzione dei fatti

Elisabetta Trenta ha mentito, o almeno così pare. Perché il canone che pagava mensilmente per occupare un alloggio di 180 metri quadri, nel cuore di San Giovanni, era di 314,95 euro e non di 540 come aveva dichiarato. Per l’esattezza, 141,76 euro, ai quali vanno aggiunti 173,19 euro «per il mobilio». Dopo le polemiche sulla casa, le pressioni politiche e l’invito del leader del suo partito, Luigi Di Maio, l’ex ministro della Difesa, ieri, ha deciso che lascerà l’appartamento, assegnatole dopo la nomina e girato al marito dopo la decadenza.

 

Intanto i dettagli sul caso emergono dalla ricostruzione dello stesso ministero della Difesa, pronto a rispondere alle interrogazioni di deputati e senatori. Se il caso è chiuso dal punto di vista burocratico, allo stesso tempo l’affaire continua ad agitare il M5S e diventa motivo della più classica delle faide interne. L’ex ministro della Difesa, come ha confessato ieri, ha chiarito la vicenda della casa con Di Maio. Facendo intendere, inoltre, che il leader in qualche modo l’avrebbe addirittura capita e compresa. Ma il clima rimane rovente nel Movimento: perché basta una scintilla per far divampare un incendio. Un esempio? Danilo Toninelli pubblica la foto del monolocale dove viveva quando era titolare dei Trasporti (30 metri quadrati per 1.000 euro al mese).


 LA RICOSTRUZIONE


Il ministero intanto ha ricostruito tutti i passaggi: il 5 settembre la Trenta decade e lo stesso giorno, il marito, Claudio Passarelli, assume l’incarico di aiutante di campo del segretario generale della Difesa. Per coincidenza, sempre il 5 settembre, la Trenta riceve «apposito avviso di rilascio dell’appartamento», termine ultimo il 3 dicembre. Il 18 settembre invece Passarelli presenta la domanda per l’alloggio «Pur godendo della proprietà di un appartamento a Roma» è residente nella casa precedentemente assegnata alla moglie: canone 141,76 euro oltre al prezzo per l’uso dei mobili (173,19 euro). Il 2 ottobre Passarelli ottiene l’alloggio.

La normativa prevede gli appartamenti «non possano essere concessi a personale che sia proprietario di un’abitazione idonea, disponibile e abitabile nella circoscrizione dove presta servizio, fatta eccezione per i titolari di incarichi compresi nella prima fascia». Ma l’aiutante di campo del segretario generale è in prima fascia. L’alloggio destinato al maggiore dista 3 chilometri dal palazzo dell’Esercito, «7 – ricostruisce il ministero – da quello di proprietà», che si trova al Pigneto. Il 23 ottobre l’atto di concessione dell’alloggio viene ultimato: Passarello dichiara di possedere una casa a Roma e un’altra a Campobasso. Non ci sono motivi ostativi.

Di fatto in queste ore, l’attenzione dei grillini si sposta al team dei «facilitatori», la prossima sfida che attende i pentastellati per uscire dalla crisi delle ultime settimane. Ovvero: la segreteria politica che dovrebbe affiancare Di Maio nella gestione «collegiale» del M5S. Trenta ha intenzione di candidarsi a questo ruolo per occuparsi di Difesa, per diventare così la referente dei grillini per le questione militari. Ma dopo il caos scoppiato intorno alla casa di servizio, sono in tanti in queste ore a chiederle di fare un passo indietro. Di non correre. O al massimo a fare in modo che Di Maio la convinca a rinunciare. La schiera degli «anti Trenta» è variegata.

di Simone Canettieri e Valentina Errante per il Messagero.it