Politica

Il governo Meloni e gli atti di sindacato ispettivo

I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale.

le risposte fornite dal governo Meloni agli atti di sindacato ispettivo del parlamento. L’attuale esecutivo, fino al 31 maggio, ha risposto a 848 dei 2.478 atti di sindacato ispettivo che gli sono stati sottoposti. Si tratta del dato più alto se si considerano i governi delle ultime 3 legislature. Il governo Renzi infatti aveva risposto al 33,2% degli atti ispettivi, il primo esecutivo Conte al 33%, il governo Draghi al 32,9%. Tale valore però deve essere interpretato.

i tipi di atti di sindacato ispettivo che il parlamento può sottoporre all’esecutivo. Ci sono le interrogazioni a risposta immediata (sia in aula che in commissione) e le interpellanze urgenti. In questo caso la risposta del governo è sostanzialmente “obbligata” e infatti in genere queste interrogazioni si concludono positivamente nel 90% dei casi. Altri tipi di atti invece non prevedono risposta immediata. Si tratta delle interrogazioni a risposta orale e scritta e delle interpellanze non urgenti. In questi casi il tasso di risposta cala drasticamente e l’attuale esecutivo non fa eccezione.

il tasso di risposta del governo Meloni agli atti di sindacato ispettivo a risposta non immediata. È interessante analizzare questi atti perché non essendo prevista una risposta immediata è richiesta una significativa dose di volontà politica nel fornire indicazioni ai parlamentari. Considerando esclusivamente questo tipo di atti il governo Meloni scivola all’ultimo posto avendo risposto solamente a 261 atti ispettivi non urgenti su 1.867. Mentre i valori più alti sono dei governi Renzi (21,9%), Letta (18,9%) e Gentiloni (17,7%). Disaggregando i dati in base al tipo di atto di sindacato ispettivo, possiamo osservare che l’attuale esecutivo si trova all’ultimo posto per quanto riguarda le risposte a interrogazioni a risposta in commissione (11,5%). Al penultimo posto per quanto riguarda le interpellanze non urgenti (4,2%). Al terzultimo relativamente alle interrogazioni a risposta orale (19,1%) e quelle a risposta scritta (15,1%).

i ministri del governo Meloni che non hanno mai risposto ad atti ispettivi non urgenti. Si tratta dei dicasteri dell’economia (139 atti di sindacato ispettivo presentati), della pubblica amministrazione (26), dello sport (16) e degli affari regionali (7). In valori assoluti il ministero maggiormente “attenzionato” è quello dell’interno con 244 atti ispettivi presentati. Seguono il ministero dell’ambiente (208) e quello della salute (177). Il maggior numero di risposte, sempre in termini assoluti, è stato fornito dal ministero della giustizia (91). Seguono quello dell’ambiente (31) e quello degli esteri (25). Il ministero della giustizia si conferma al primo posto considerando anche il tasso di risposte fornite rispetto agli atti ispettivi sottoposti ed è anche l’unico a riportare un dato superiore al 50% (54,5%). Seguono la ministra della famiglia (36,4%) e quello degli esteri (36,2%).

le comunicazioni, informative e relazioni rese dal governo Meloni alle camere dal suo insediamento. Il governo non risponde solamente a interrogazioni e interpellanze. Negli ultimi anni ci siamo abituati a vedere esponenti del governo presentarsi alle camere per rendere comunicazioni e informative. Solo per fare un esempio, lo scorso 5 luglio la ministra per il turismo Daniela Santanché si è recata in aula per chiarire la sua posizione a seguito del servizio della trasmissione tv “Report” che la riguardava. Anche in questo caso però, per la maggior parte dei casi, si tratta di atti dovuti da parte del governo che si svolgono in particolari occasioni. Si conferma quindi anche in questo caso la dinamica per cui il governo tende a rispondere alle questioni poste dal parlamento solo quando non può farne a meno.

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Tratto da OpenPolis

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