IL CARABINIERE CHE SI METTE IN MALATTIA E POI GAREGGIA ALL’IROMAN PER IL TRIBUNALE MILITARE NON È UN FURBETTO

(di Paolo Salvatore Orrù per Tiscali Notizie) – La sindrome vertiginosa e l’ipoacusia neurosensoriale legittimano l’assenza dal servizio ma non sono causa di impedimento alla partecipazione di una gara fisicamente devastante come l’Iroman. E’ questo in estrema sintesi il contenuto di una sentenza che farà discutere: il tribunale militare di Roma ha assolto il maresciallo dei carabinieri Marco Zoccheddu, 44 anni, perché il “fatto non sussiste”, dall’infamante accusa di aver simulato infermità e di aver partecipato a una gara internazionale di triathlon durante un periodo di licenza straordinaria concessa per gravi motivi di salute. Un’accusa che avrebbe potuto, se accolta, portare persino al licenziamento del militare. La segnalazione di “ipotesi di reato violata” era stata inoltrata alla procura dai colleghi della compagnia di Quartu Sant’Elena (Sardegna).

Per comprendere qual è stato il ragionamento della Corte si dovrà attendere la pubblicazione del dispositivo, tuttavia, in tempi grami per qualunque furbetto del cartellino, ma anche per chi troppo spesso usufruisce di certificati di malattia di comodo, la sentenza può essere considerata storica. In sostanza, il militare, nonostante abbia partecipato a Klagenfurt (Austria) a una delle gare più dure del mondo non è stato ritenuto responsabile, così come era stato chiesto nella denuncia, di “condotta illecita”. Zoccheddu, sempre secondo l’accusa, aveva simulato con “artifici e raggiri” di fronte ai medici dell’infermeria presidiaria di Cagliari, “infermità inesistenti, inducendo all’errore l’amministrazione militare sul suo diritto a percepire lo stipendio per il periodo di assenza”. In questi casi, però, lo ha stabilito il tribunale, non ci sarebbe stata nessuna “simulazione di infermità e truffa militare continuata e pluriaggravate”.

La comunicazione di ipotesi di reato  inviata alla procura sembrava inattaccabile, “avendo il sottoufficiale”, aveva scritto l’estensore, “presentato all’amministrazione militare e agli organi sanitari una falsa situazione rispetto alla sua reale condizione, atteso che nel periodo coperto da tali certificazioni risulterebbe provato che godeva di uno stato di salute ampiamente compatibile con l’attività agonistica extraprofessionale, estremamente gravosa e stancante dotto il profilo fisico e psicologico, nonché presso atto  del lungo per durare della sessione di gara e soprattutto del propedeutico e antecedente periodo di allenamento – apparirebbe dimostrato che il comportamento inappropriato e soprattutto indebito del maresciallo”.

Nella denuncia, il superiore di Zoccheddu aveva scritto di essere venuto solo “informalmente” a conoscenza della partecipazione del collega di stazione all’Iroman. Nella relazione, per dimostrare la presenza del maresciallo alla manifestazione austriaca e per evidenziare le performance che il graduato aveva affrontato con la pettorina 2172 – 3.86 chilometri di nuoto, 180 chilometri in bicicletta e 42 chilometri di corsa (da portare a termine in 10 ore e 21 minuti) – aveva inserito i link dei siti iroman.com, Facebook, triaguide.com, fidal.it, nlssport.it.

Per Luca Comellini, il segretario del partito dei Militari (Pdm), giustizia è fatta. “L’assoluzione perché ‘il fatto non sussiste’ in questo caso mi è sembrata doverosa. Il processo non si sarebbe dovuto celebrare: sarebbe stato sufficiente valutare più attentamente i fatti per rendersi conto che la malattia accertata dal medico militare era vera e causa di inidoneità al servizio ma allo stesso tempo non pregiudizievole per lo svolgimento di una altra attività come quella sportiva, anche a livello agonistico”.

Il militare che viene giudicato inidoneo al servizio militare incondizionato, proprio per la specificità dei compiti che gli sono affidati dall’ordinamento, che richiede una efficienza fisica diversa da quella richiesta al normale dipendente pubblico, dice ancora il segretario del Pdm, “non deve essere considerato alla stregua di un soggetto totalmente inabile e quindi impedito dall’esercitare qualsiasi attività ma, al contrario, può benissimo svolgere tutte quelle normali attività della vita quotidiana o eccezionali e impegnative come una gara di sportiva”.

Ogni caso però – sempre secondo Comellini – “deve essere valutato con molta attenzione per evitare che il militare, facendo legittimo affidamento sulla decisione della propria amministrazione che lo giudica inidoneo al servizio, si ritrovi poi a dover affrontare un processo penale, come ha dovuto fare il maresciallo Zoccheddu”. Al termine del dibattimento, dopo aver sentito le testimonianze dei medici, il militare difeso dall’avvocato Giorgio Carta è stato assolto dai giudici militari con la formula più ampia.

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