GREEN PASS OBBLIGATORIO PER LE FORZE DELL‘ORDINE: UNA “TASSA GOVERNATIVA”, NON UNA MISURA SANITARIA.

Dopo il divieto di accesso presso le mense di servizio, si è passati all’assenza ingiustificata senza stipendio.

Gran pasticcio nel rapporto sui decessi. Per l’Istituto Superiore della Sanità gran parte dei morti non li ha causati il Covid”; questo il titolo della notizia stampa pubblicata il 21 ottobre u.s. sul quotidiano IL TEMPO. L’articolo, abbinato ad altri interventi e video comunicati diffusi in rete anche da fonti attendibili, ha contribuito ad inasprire ulteriormente gli animi del personale rafforzando dubbi in tutti quei militari che non ritengono la vaccinazione l’unico rimedio sanitario per combattere il virus.

Il Segretario Generale USMIA Sezione Carabinieri, Carmine Caforio, anche in considerazione di queste notizie – verosimilmente raccolte da documenti ufficiali dell’Istituto Superiore della Sanità – che sembrerebbero mettere in discussione l’attendibilità del numero dei decessi causati dalla pandemia, si rivolge nuovamente alle Autorità politiche affinché venga valutata l’opportunità di revocare il provvedimento che, dal 15 ottobre scorso, impone, anche alle Forze dell’Ordine, l’obbligo del green pass sui luoghi di lavoro. Un appartenente alle Forze dell’Ordine non vaccinato, solo in questi primi 7 giorni, per poter portare a casa lo stipendio, ha dovuto sborsare di tasca propria circa 50 Euro sottraendoli alla famiglia senza contare il disagio connesso con le lunghe file presenti innanzi alle Farmacie. Considerato che ancora non si conosce la fine dello stato di emergenza, ci si domanda: quanto peserà il green pass sul bilancio familiare di questi Servitori dello Stato??? Per quanto tempo ancora le Forze dell’Ordine dovranno pagare questo oneroso “tributo”??? Dopo questi lunghi mesi di sacrifici e tensione, proprio quando il personale appartenente all’intero comparto si aspettava di tirare un respiro di sollievo – indispensabile per decomprime il forte stress da lavoro correlato accumulato dall’inizio della pandemia – è stato emanato un provvedimento i cui effetti appaiono inefficaci e ancor più discriminatori e disgreganti di quelli che vietavano l’accesso in mensa ai militari non vaccinati costretti a consumare il vitto nel”recinto”.

Questa Associazione, pur essendo stata sin dal primo momento favorevole alla vaccinazione, continuerà a battersi per tutelare i diritti dei militari e la loro libertà di scelta; una scelta riconosciuta e concessa dalla Legge ad ogni cittadino italiano. Sulla base di questi imprescindibili principi, è inconcepibile accettare che un provvedimento possa limitare il diritto al Lavoro sancito dall’Art. 4 della Costituzione. La “tassa del lavoratore” non ha nulla a che vedere con una misura di prevenzione contro il COVID. Infatti, un soggetto può essere ritenuto sano, o meglio negativo al COVID, solo nell’istante in cui risulta negativo al tampone; immediatamente dopo, e per le successive 48 ore, si ritroverà nelle stesse condizioni sanitarie del personale vaccinato, che, a dire degli esperti, può essere contagiato e contagiare.

È il caso di ricordare alle Autorità politiche di riferimento che mentre la popolazione era barricata in casa per proteggersi da un nemico invisibile ed in strada si respirava un’aria spettrale, surreale, a memoria d’uomo mai vissuta prima, tra i tanti Carabinieri troviamo anche quelli che oggi sono obbligati ad avere il “LASCIA PASSARE PROVVISORIO A PAGAMENTO”. Essi, in pieno lockdown – unitamente a tutto il personale del comparto – nel buio più profondo di una pandemia che terrorizzava l’intera popolazione mondiale, QUANDO ANCORA NON ESISTEVA NESSUN VACCINO E NON SI CONOSCEVANO CURE CONTRO IL COVID, operavano incessantemente nelle comunità loro assegnate, dimostrando come sempre, la singolare versatilità abbinata allo spirito di sacrificio, al coraggio e alla generosità insiti in ogni Carabiniere. Non li ha fermati nessuno, mai un passo indietro … hanno vinto la paura pur non avendo “armi” per combattere contro un nemico invisibile. Spesso, sprovvisti di DPI e prodotti per la sanificazione, disinfettavano le rare e preziose mascherine in modo artigianale con alcol etilicose disponibile – altrimenti le sciacquavano con acqua e sapone asciugandole con il fono per renderle prontamente riutilizzabili. Terminato il servizio, che non di rado si protraeva ad oltranza, rientravano a casa sfiniti con le uniformi contaminate che mettevano in lavatrice esponendo a grave rischio anche gli affetti più cari, molti dei quali, pur non avendo contatti con l’esterno, rimanevano contagiati (sino ad oggi sono caduti nell’adempimento del dovere 31 Carabinieri e circa 12.700 sono stati colpiti dal COVID; dei loro familiari non si conoscono dati certi).

Qualora il Governo, pur tenendo conto della specificità riconosciuta alle Forze dell’Ordine, non dovesse ritenere opportuno revocare le disposizioni in esame, valuti quantomeno una dilazione della VALIDITÀ DEL GREEN PASS DA 2 (DUE) GIORNI A 6 (SEI). Un gesto di saggezza ed apertura che dimostrerebbe vicinanza e soprattutto riconoscenza verso migliaia di Uomini e Donne in uniforme che non si sono mai sottratti al dovere anche a rischio della vita.

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