GIS, TUSCANIA, API E SOS: LO SCUDO ANTITERRORISMO DELL’ARMA DEI CARABINIERI. ECCO ADDESTRAMENTO E DOTAZIONI

Gli attentati di Parigi del 7 gennaio e 13 novembre 2015 e quelli del 22 marzo 2016 a Bruxelles, hanno portato la dimensione del pericolo terrorismo su un nuovo livello in tutto il continente europeo. Conseguentemente, l’Arma dei Carabinieri si è immediatamente attivata per adeguare il proprio sistema di contrasto antiterrorismo alla nuova minaccia rappresentata da nuclei di fuoco suicidi, addestrati ed equipaggiati militarmente e pronti a colpire obiettivi civili e affollati.

Reparti speciali carabinieri per la prevenzione al terrorismo in piazza del Plebiscito a Napoli

A seguito del nuovo orientamento operativo espresso anche dal Ministero dell’Interno, il Gruppo d’Intervento Speciale (G.I.S.), la punta di lancia delle unità antiterrorismo dell’Arma, è stato temporaneamente dispiegato a protezione del Centro Nord Italia con lo schieramento di operatori a Roma e Milano. Tali distaccamenti vanno ad aggiungersi a quelli sempre in allerta presso la sede di Livorno e pronti a raggiungere qualsiasi punto del territorio nazionale grazie al supporto degli elicotteri dell’Arma o dei velivoli da trasporto dell’Aeronautica Militare. Al fine di incrementare le capacità di risposta contro attacchi di saturazione, a Roma e Milano gli incursori del G.I.S. sono supportati da personale proveniente anche da un altro fiore all’occhiello dell’Arma, ovvero il 1°Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”. Il binomio G.I.S. – “Tuscania” va così a formare delle Task Unit non solo dall’altissimo profilo qualitativo, ma anche idonee dal punto di vista quantitativo ad affrontare azioni dirette di liberazione ostaggi o di combattimento urbano (effettuate dal G.I.S) con il supporto diretto dei paracadutisti (“Tuscania”). In considerazione, però, della struttura capillare dell’Arma dei Carabinieri a protezione di tutto il territorio nazionale (urbano ed extraurbano), il Comando Generale, nel corso del 2015, ha anche provveduto a rafforzare le capacità dell’Arma territoriale e delle Unità Mobili di rispondere ad un’offesa di natura terroristica che dovesse andare a svilupparsi repentinamente al di fuori delle tradizionali grandi città. 5 | Il Dispositivo Antiterrorismo Dell’Arma Dei Carabinieri Alla Luce Delle Nuove Minacce Internazionali Di conseguenza, dopo attenti studi che hanno riguardato dottrina d’impiego, addestramento, dotazioni e criteri di coordinamento con la Polizia di Stato, entro l’estate del 2016 saranno pienamente operative 18 Aliquote di Primo Intervento (A.P.I.) e 13 Squadre Operative di Supporto (S.O.S.) specificatamente addestrate per fornire una prima risposta in caso di attacco terroristico nell’attesa dell’arrivo del G.I.S. Le A.P.I., che fanno perno sulla struttura territoriale dell’Arma, saranno permanentemente schierate in 16 capoluoghi di provincia già selezionati oltre che nei due reparti dei Cacciatori di Calabria e Sardegna e sono poste sotto il comando del locale Comandante Provinciale dei Carabinieri. Le S.O.S., che dipendono, invece, dall’organizzazione mobile dell’Arma (reggimenti e battaglioni), sono sotto il diretto controllo del Comando Generale che, in considerazione di esigenze specifiche riguardanti la minaccia terroristica, ne dispone l’assegnazione temporanea ad un Comando Provinciale. Nel complesso, quindi, le S.O.S. rappresentano un “moltiplicatore di forze” da schierare a rotazione a supporto della struttura territoriale dell’Arma. Nei prossimi mesi, quindi, con l’entrata a regime del binomio A.P.I./S.O.S., a fianco di “Tuscania” e G.I.S., l’Arma dei Carabinieri verrà a disporre di una capacità di risposta antiterrorismo imponente a livello nazionale per consistenza numerica, versatilità e specializzazione. Inoltre, ciò che è fondamentale rilevare è che non si tratta di reparti a sé stanti ma al contrario, di un insieme di unità sviluppate in maniera coerente, sinergica e complementare per affrontare la minaccia terroristica in tutte le sue possibili sfaccettature.

Il G.I.S. nasce ufficialmente il 6 febbraio 1978 su richiesta dell’allora Ministro dell’Interno On. Francesco Cossiga, allo scopo di rafforzare le capacità nazionali di contrasto al terrorismo (sia di matrice interna che internazionale) e di sviluppare una unità speciale di polizia appositamente addestrata per la liberazione di ostaggi. Al fine di disporre di personale già con una formazione di base di tipo avanzato, l’Arma dei Carabinieri decise di trarre il personale del costituendo reparto solo ed esclusivamente dal 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”. Questa caratteristica specifica, che rimane immutata a tutt’oggi, fa sì che il personale del G.I.S. possa considerarsi a tutti gli effetti “3 volte volontario”: la prima per aver scelto l’Arma dei Carabinieri, la seconda per aver volontariamente optato per il “Tuscania” e la terza per essere riuscito a superare la selezione per entrare nel Gruppo d’Intervento Speciale. Inoltre, rappresenta un punto di forza sostanziale del Reparto che può selezionare le nuove “reclute” da uno dei Reggimenti con la maggiore esperienza operativa “a fuoco” di tutte le Forze Armate italiane . Durante i primi intensi anni di formazione e scambio con le omologhe realtà internazionali, il Reparto si è alternato con gli incursori dell’Esercito del 9° Reggimento Col Moschin e con il Gruppo Operativo Incursori (G.O.I.) della Marina Militare nell’assicurare le Unità d’Intervento Speciale (Un.I.S.) per il Ministero dell’Interno, ma, già dal 1984, ha rilevato completamente il ruolo di unica Un.I.S. nazionale. Oggi il G.I.S. ha sede a Livorno ed è in grado di proiettarsi velocemente.

Inoltre, dal 2004, il G.I.S. è entrato a far parte del Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali (C.O.F.S.) che gestisce tutte le operazioni delle Forze Speciali. L’ingresso del G.I.S. nel C.O.F.S. ha permesso agli incursori dei Carabinieri di affinare le caratteristiche più spiccatamente “militari”, sviluppando ulteriormente le capacità di pianificazione, infiltrazione/esfiltrazione in/da ambienti ostili e, addestrando un certo numero di operatori JTAC (Joint-Terminal-Attack Controller), per il coordinamento degli attacchi aerei di precisione. D’altra parte, il C.O.F.S. ha potuto beneficiare del particolare know how del Reparto nel comparto delle ricognizioni speciali e delle azioni dirette con uso discriminato della forza5 . Ad oggi, questo “dualismo” dato dalla possibilità di svolgere sia operazioni anti-terrorismo tipicamente di polizia in Italia, sia azioni dirette e antiguerriglia a connotazione marcatamente militare nel quadro delle missioni internazionali, rappresenta il principale punto di forza del G.I.S. che in questo modo è in grado di sviluppare un’attività operativa particolarmente intensa. Al di là delle operazioni anti-terrorismo, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri si avvale del G.I.S. anche per specifici compiti: • Supporto all’Arma territoriale nella cattura di latitanti pericolosi. • Addestramenti specifici (soprattutto scorte VIP) a favore tanto dell’Arma stessa quanto di altre Gendarmerie di Paesi alleati e amici nel quadro delle operazioni internazionali e di accordi bilaterali. •Concorso alle scorte di sicurezza di altissime personalità nazionali e straniere in visita in Italia. •Attività di ricerca e sperimentazione materiali in favore dell’Arma territoriale e della 2ª Brigata Mobile Carabinieri.

Dal punto di vista della struttura organizzativa, il Reparto si aggira intorno la capacità degli operatori di limitare, ove possibile, con specifiche tecniche di lotta corpo a corpo i danni fisici non solo agli ostaggi, ma anche agli assalitori, (affinata nel corso di numerose operazioni di polizia giudiziaria sul territorio nazionale) è un unicum del G.I.S. per quanto riguarda i reparti speciali alle dipendenze del C.O.F.S.

Tutti gli operatori seguono un corso base di 6 mesi che, tra le altre, sviluppa le seguenti capacità principali: lotta corpo a corpo, tiro operativo, servizi di protezione e scorta e maneggio di esplosivi. Successivamente, ogni incursore accede a dei corsi di specializzazione per affinarsi in settori specifici come: lancio con tecnica della caduta libera (TCL), immersioni, specialista in esplosivi, tiratore scelto, alpinismo/sci, tecniche di assalto ad aeromobili, tecniche avanzate di combattimento urbano e anfibio, corsi di pianificazione operativa e di lingue straniere. Al termine di questo articolato e complesso percorso addestrativo (che comunque prosegue con costanti aggiornamenti lungo tutta la carriera) l’incursore del G.I.S. diviene un operatore estremamente flessibile, adattabile a qualunque scenario operativo e dotato di spiccate capacità di equilibrio e lucidità idonee ad affrontare gli scenari ad alto rischio tipici delle operazioni speciali. Una peculiarità del G.I.S. nel comparto delle Forze Speciali nazionali è l’attenzione del Reparto per la figura del negoziatore. Infatti, gli incursori che vengono scelti per questo delicatissimo ruolo (capace di influenzare positivamente l’evolversi di situazioni altrimenti critiche) accedono ad un percorso di specializzazione unico per il nostro Paese che li vede frequentare corsi specifici presso l’accademia dell’F.B.I. di Quantico e le strutture di Scotland Yard (Polizia Metropolitana della Grande Londra). Gli operatori così formati, poi, diventano a loro volta istruttori di tecniche di negoziazione di base per il personale dell’Arma dei Carabinieri dislocato nei vari Comandi Provinciali. L’intensa esperienza operativa sui teatri nazionali ed esteri degli ultimi anni, poi, ha permesso di sviluppare ulteriormente due capacità essenziali per il futuro del Reparto: quella di pronto soccorso d’urgenza e quella cinofila. Nel primo caso, il G.I.S., già dotato di un infermiere professionale nell’ambito di ognuna delle 4 sezioni operative, sta implementando la preparazione del proprio personale specializzato nelle più avanzate tecniche di medicina tattica d’urgenza anche attraverso la collaborazione con specifiche realtà civili. Nel secondo, il primo incursore “a quattro zampe” è recentemente entrato in servizio ed è specificatamente addestrato per la ricognizione e la neutralizzazione di soggetti ostili barricati in assenza di ostaggi.

A seguito dell’innalzamento del livello di allerta antiterrorismo, il G.I.S. attualmente schiera 2 Task Unit miste con personale del “Tuscania” a Milano e Roma per supportare l’Arma territoriale nel contrasto a possibili atti terroristici. Questo dispiegamento è da considerarsi legato a esigenze specifiche di rafforzamento dei livelli di sicurezza nelle due metropoli nazionali in concomitanza dell’Anno Santo.

Il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” è una delle unità di punta dell’Arma dei Carabinieri . Tutto il personale del reparto è formato da paracadutisti e, al pari del G.I.S. (Gruppo d’Intervento Speciale), del 7° Reggimento carabinieri “Trentino-Alto Adige” e del 13º Reggimento carabinieri “Friuli-Venezia Giulia”, dipende dalla 2ª Brigata mobile dell’Arma.

La particolarità del “Tuscania” è quella di essere un reparto caratterizzato però da una doppia anima: quella militare in primis, essendo un reggimento di fanteria paracadutista, ma anche quella di reparto in grado di effettuare compiti di polizia, vista l’appartenenza all’Arma dei Carabinieri e quindi capace di mantenere vivo quel valore aggiunto che tanto giova negli attuali scenari di conflittualità ibrida. Il Reggimento ha sede a Livorno, nella Caserma “Vannucci”, base stanziale anche di alcuni reparti appartenenti alla Brigata paracadutisti “Folgore”. Il prestigioso reparto ha da sempre svolto in tutta la sua storia i compiti tipici e caratteristici delle truppe paracadutiste. Tali missioni, tra le più difficili da eseguire in ambito militare, possono essere sintetizzate nell’occupazione preventiva e nella difesa di posizioni o siti di particolare rilevanza operativa sovente situati in territorio ostile o non permissivo, ma anche l’interdizione e la contro-interdizione d’area che, specialmente negli scenari caratterizzati dalla guerra ibrida, vanno a declinarsi in vere e proprie operazioni di controguerriglia. A tal proposito, però, è interessare sottolineare come una delle prime azioni operative condotte dal reparto nel dopoguerra sia stata effettuata a supporto del Ministero dell’Interno e condotta in territorio nazionale. Le peculiarità del “Tuscania” vennero, infatti, utilizzate nel supporto dei reparti territoriali dell’Arma nel contrasto delle iniziative di tipo terroristico-separatiste di movimenti operanti durante gli anni Sessanta in Alto Adige. Durante le missioni all’estero svolte dai nostri contingenti, il Reggimento ha quasi sempre garantito la presenza di nuclei di Polizia Militare, specie nei teatri più difficili.  Negli anni più recenti, il personale del reparto ha affinato le proprie capacità e consolidato la propria esperienza in tema di supporto alle operazioni speciali, sia in Italia che all’estero, operando a stretto contatto con il G.I.S. (Gruppo d’Intervento Speciale). A tal proposito, è proprio con i colleghi del G.I.S. che la simbiosi operativa è totale. Infatti, nell’ambito del piano antiterrorismo del Ministero dell’Interno attualmente in vigore è previsto che all’interno delle apposite Task Unit già operative a Milano e Roma l’azione diretta spetti al nucleo di incursori del G.I.S. coadiuvati dal fondamentale supporto tattico di aliquote di paracadutisti del “Tuscania”.

Inoltre, il “Tuscania” ricopre importanti ruoli di supporto ai reparti territoriali dell’Arma, ad esempio, con compiti di ordine pubblico in occasioni particolarmente complesse. Sempre più spesso, poi, il “Tuscania” è chiamato a supportare il G.I.S. nel garantire la sicurezza di personalità italiane e straniere nel corso di Grandi Eventi (Giubileo, Expo). Un altro importante compito svolto dal Reggimento è quello di fornire l’addestramento a tutti i militari dell’Arma destinati ad operare in missioni all’estero dove il livello di rischio è particolarmente elevato.

Da quanto fin qui esposto, le elevate capacità esprimibili dal “Tuscania” derivano dalla rigidissima selezione cui è sottoposto il personale volontario che vi appartiene. L’addestramento del carabiniere paracadutista prevede una fase basica volta al conseguimento della qualifica di esploratore paracadutista, che viene seguita da una di specializzazione all’interno del reparto. Durante il lungo iter addestrativo vengono stressate alcune particolari abilità, quali, ad esempio, tecniche di guerriglia e controguerriglia a livello di pattuglia e l’attrito che ne risulta è quindi particolarmente elevato: circa il 75% degli aspiranti carabinieri paracadutisti viene scartato o non riesce a completare con successo l’iter addestrativo.

Oggi il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” schiera tra le sue fila un organico di circa 500 uomini appartenenti ai ruoli ufficiali, marescialli, brigadieri, appuntati e carabinieri. La struttura organizzativa del “Tuscania”, sebbene sia molto flessibile per poter rispondere al meglio alle proprie esigenze operative, ricalca quelle dei similari reggimenti di fanteria paracadutista della Brigata “Folgore” dell’Esercito. Il cuore pulsante dell’intero reparto, quindi, fa perno su tre compagnie di manovra, a cui si aggiungono le necessarie unità di supporto e di comando vitali per poter adempiere ai propri compiti. L’attuale scenario geopolitico internazionale, caratterizzato da minacce ibride così come dalla minaccia terroristica che interessa direttamente il nostro Paese, fa del “Tuscania” uno strumento imprescindibile per assicurare la protezione degli assetti istituzionali italiani all’estero e per il rafforzamento dei dispositivi antiterrorismo sul territorio nazionale predisposti dall’Arma dei Carabinieri sia attraverso il supporto diretto agli incursori del G.I.S sia attraverso la collaborazione con le nuove unità A.P.I. e S.O.S..

A seguito dell’attentato di Charlie Hebdo l’Arma dei Carabinieri ha immediatamente iniziato a studiare le contromosse rispetto alla nuova tipologia di minaccia terroristica rappresentata da miliziani addestrati ed equipaggiati con fucili d’assalto (tipicamente AK- 47 Kalashnikov e derivati) e decisi a fare quante più vittime possibile aprendo il fuoco contemporaneamente in diverse aree pubbliche affollate. E’ stata, infatti, fin da subito chiara la necessità di procedere ad una revisione dell’addestramento e delle dotazioni del personale di pronto intervento dell’Arma territoriale (Nuclei o Aliquote Operative Radiomobili) per renderle idonee a fronteggiare con rapidità e risolutezza una minaccia così impegnativa ed improvvisa in attesa dell’intervento delle Task Unit del G.I.S. e del Tuscania. Il progetto ha previsto la costituzione di 18 Aliquote di Primo Intervento (A.P.I.) di cui 16 operative in altrettanti capoluoghi di provincia nazionali e 2 tratte dai reparti scelti dei Cacciatori di Sardegna e Calabria. Ogni A.P.I. è composta da nuclei di 9-14 uomini (a seconda delle dimensioni del Nucleo Radiomobile locale) e, sotto il comando del locale Comandante Provinciale dell’Arma, ha il compito di intervenire con la massima rapidità in caso di attacco terroristico multiplo ad obiettivi urbani nell’area di competenza. Concettualmente le A.P.I. non rappresentano delle unità di tipo S.W.A.T.1 , ma sono piuttosto delle tradizionali pattuglie del Radiomobile dotate di un addestramento e di dotazioni specifiche per il primo contrasto ai terroristi (“fissandoli” sul posto e costringendoli ad ingaggiare le A.P.I. anziché i civili). Proprio per questo motivo, a differenza delle unità S.W.A.T., le A.P.I. non restano in caserma in attesa della chiamata per intervenire, ma svolgono specifici turni di pattuglia a protezione degli obiettivi sensibili del territorio provinciale di appartenenza. Questa turnazione viene valutata dal Comando Generale dell’Arma maggiormente idonea a garantire un’efficace copertura delle aree urbane e minori tempi di intervento sugli obiettivi. Dal punto di vista dell’addestramento, il personale che viene inquadrato nelle A.P.I. è volontario, proviene dai nuclei radiomobili e svolge uno specifico Special Weapons And Tactics: unità speciali delle polizie americane dedicate alle operazioni di cattura ad alto rischio e di liberazione ostaggi.

Il piano di formazione è direttamente coordinato dagli istruttori del G.I.S. e prevede specifiche nozioni di combattimento corpo a corpo, pronto soccorso operativo, combattimento in ambiente urbano, addestramento al tiro statico e dinamico, simulazioni di operazioni counter-IED e active shooter. Inoltre, la supervisione del personale del G.I.S. garantisce fin dall’inizio quell’amalgama indispensabile tra il personale delle A.P.I. e gli incursori dell’Arma dei Carabinieri in termini di procedure operative e coordinamento tattico. Al termine della formazione, il personale delle A.P.I. è considerato pronto all’impiego e, al fine di mantenere la qualifica raggiunta, svolge un’attività addestrativa a cadenza mensile al proprio reparto e un “richiamo” annuale al CoESPU. Per quanto riguarda l’equipaggiamento, il personale delle A.P.I. dispone di dotazioni più “robuste” rispetto alle normali “gazzelle” dell’Arma. Infatti, gli equipaggi formati da 3 o 4 uomini sono dotati di scudi antiproiettile, una specifica tuta da combattimento, nuovo giubbotto antiproiettile con piastre balistiche, elmetto balistico e radio personale. Passando all’armamento, oltre ai dispositivi non letali (bastone tonfa e spray urticante) sono disponibili le tradizionali armi corte e diverse nuove tipologie di armi lunghe. In considerazione della particolarità dell’impiego, anche i veicoli SUV Subaru Outback e Forester in dotazione alle A.P.I. sono completamente blindati e dotati del nuovo sistema di Comando e Controllo “Odino3” disponibile su tablet per essere sempre in collegamento con le centrali operative dell’Arma dei Carabinieri. Entro la fine dell’estate le A.P.I. entreranno a regime nei capoluoghi di provincia individuati dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri sulla base dei criteri di maggiore sensibilità al pericolo terroristico e di coordinamento rispetto alle Unità Operative di Pronto Intervento (U.O.P.I.) della Polizia di Stato. Se le A.P.I. hanno lo scopo di rafforzare le capacità antiterrorismo dei reparti territoriali dell’Arma dei Carabinieri, le S.O.S. (Squadre Operative di Supporto), invece, rispondono all’esigenza di disporre di unità di rinforzo mobili, rapidamente dispiegabili su tutto il territorio nazionale in virtù dell’esigenza di rafforzare i dispositivi antiterrorismo locali per esigenze specifiche e temporanee. Di conseguenza, le S.O.S. vengono tratte dall’organizzazione mobile dell’Arma e, in particolare, dai 13 reggimenti e battaglioni destinati al mantenimento dell’ordine pubblico. Dal punto di vista della forza, proprio per questa caratteristica di unità specifiche di rinforzo, ogni S.O.S. è composta da un numero di carabinieri che varia tra i 12 e i 24 e può operare in pattuglie di 3-4 militari anche con più equipaggi contemporaneamente (creando così pacchetti da 6-8 uomini o superiori). A differenza delle A.P.I. che sono legate al loro specifico comando territoriale di appartenenza, le S.O.S. sono alle dirette dipendenze del Comando Generale che decide in virtù delle esigenze antiterrorismo specifiche e contingenti a quale comando provinciale assegnarle e per quanti giorni. Terminata l’operazione, le S.O.S. rientrano presso il loro reggimento di appartenenza in attesa di una nuova assegnazione e il personale, in possesso di una ulteriore qualifica di eccellenza, può essere impegnato anche in altre attività a supporto del reparto di appartenza. Per quanto riguarda le dotazioni e il protocollo addestrativo, le S.O.S. seguono esattamente lo stesso programma delle A.P.I., ma presso il centro addestrativo della 2a Brigata Mobile di San Piero a Grado (PI). Come si vede, la totale identità in termini di dotazioni e addestramento tra A.P.I. e S.O.S. fa sì che esse siano sostanzialmente integrabili e completamente interoperabili. Conseguentemente, la presenza delle 18 A.P.I. stanziali, unita alle 13 S.O.S. (dispiegabili in caso di necessità a rinforzo di qualunque comando provinciale) permette al Comando Generale di disporre di uno “scudo” di prima risposta antiterrorismo versatile e configurabile secondo le necessità del momento.

Tratto dal sito dell’Arma dei Carabinieri