GDF:GENERALE CAPOLUPO “SE NON FATE ASSUNZIONI CI ESTINGUEREMO”

RIPROPONIAMO UN ESTRATTO DELL’AUDIZIONE DEL GENERALE CAPOLUPO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI SULL’OPERATIVITA’ DELLA GUARDIA DI FINANZA

Serve un incentivo, e noi lo auspichiamo, soprattutto in un momento come questo. Dirò di più: da alcuni anni stiamo sostenendo che i premi di produzione destinati al Fondo assistenza finanzieri e, quindi, non ai finanzieri, debbano essere rapportati al riscosso conseguente ai nostri verbali. Oggi non è così e la somma è di gran lunga inferiore. Noi lo auspichiamo e, anzi, se realizzate una misura di questo tipo, ci parrebbe una buona idea.
  Quanto al turnover, attualmente siamo 8.000 unità in meno. Se permanesse l’attuale limite di reclutamento, nel giro di quattro anni, il personale si ridurrebbe di circa il 12 per cento, arrivando cioè a circa 12.000 unità in meno. Se, a fronte di 100 congedi, si reclutano 50 dipendenti, alla fine ci estingueremo, per forza di cose. È inevitabile. È chiaro, pertanto, che questa riduzione, oltre certi limiti, non può andare.
  Devo dire, per onestà, che i nostri organici sono numericamente datati nel tempo e che, quindi, abbiamo potuto sopperire ad alcune carenze perché, per alcune operazioni, prima erano necessarie maggiori energie di oggi: si pensi, a tale proposito, all’uso dell’informatica e della telematica.
  Il problema è che, avendo la Guardia di Finanza assunto, anche sulla spesa pubblica, un ruolo importantissimo, che ci sta impegnando moltissimo e ci sta dando anche grandi soddisfazioni, non si può andare oltre, altrimenti a qualcosa dovremo rinunciare. Non possiamo passare da 60.000, quanti siamo adesso, a 40.000 e svolgere le stesse attività.
  Noi riteniamo che con questo taglio del 12 per cento abbiamo raggiunto il punto massimo, oltre il quale bisogna fare scelte strategiche. A qualcosa bisognerà eventualmente rinunciare. Siamo fiduciosi, però, che ciò non avverrà, perché vorremmo conservare il nostro ruolo prioritario a tutela del sistema economico-finanziario. Confidiamo, quindi, nella politica, nel Governo e nel Parlamento, affinché ci sia consentito di recuperare ulteriori risorse, compatibilmente con le risorse finanziarie e in tempi anche lunghi, e quanto meno di non andare oltre questa soglia, se nuovi reclutamenti non sono proprio possibili.
  Quanto al settore della prevenzione, mi è stato domandato che cosa stiamo facendo. Stiamo facendo molto. Ho richiamato l’iniziativa avviata con il Ministero dell’istruzione. Stiamo andando in tutte le scuole italiane a incontrare gli studenti per spiegare, impiegando un’ora, che cos’è la legalità economica. Abbiamo preparato un documento, con l’ausilio di un artista molto noto, e proiettiamo una presentazione in modo più o meno satirico che spiega quello che succede, anche utilizzando spezzoni di film. Abbiamo creato tre documenti diversi per le scuole elementari, medie e superiori, che hanno livelli diversi di apprendimento.
  Operiamo anche attraverso interventi che portano l’esperienza operativa concreta per spiegare ai ragazzi quali sono le conseguenze, per esempio, dell’uso della contraffazione e della evasione. Il terzo settore che affrontiamo, e che non interessa in questa sede, è quello degli stupefacenti, che ci sembrava indispensabile, visto che ci troviamo nelle scuole. Per quanto interessa in questa sede, i settori sono quelli della contraffazione e dell’evasione, strettamente connessi tra di loro.
  Cerchiamo anche di partecipare nelle sedi che contano, attraverso interventi dei nostri ufficiali. Andiamo anche nelle università ed io stesso, recentemente, ho svolto un intervento su etica e impresa. Cerchiamo in tutte le occasioni, soprattutto nel mondo scolastico, di essere presenti, anche con relazioni, laddove i presidi o comunque i rettori ce lo chiedono. La prevenzione, però, è subordinata al funzionamento della repressione, nel senso che la vera prevenzione si fa se la repressione funziona, ossia se c’è la pena esemplare che funga da prevenzione nei confronti di chi pensa eventualmente di delinquere.
  Rispondendo a un’altra domanda, affronto il problema delle fatturazioni, che è drammatico. In materia di IVA, la falsa fatturazione, soprattutto in alcuni settori, è, purtroppo, la causa principale del crollo del gettito del tributo. Penso alle frodi carosello, che comportano una serie di false vendite all’estero, soprattutto in ambito comunitario. In tal senso, la fatturazione elettronica dovrebbe essere una soluzione.
  Il problema è definire bene le garanzie e la sicurezza delle tecniche. Oggi la contabilità non serve più, non esiste più, intesa in senso tradizionale. Va bene tutto, purché le tecniche siano tali che i dati siano immutabili, altrimenti il sistema non funziona. Sicuramente siamo favorevoli. Anche a livello ministeriale abbiamo portato il nostro contributo e il nostro assenso rispetto a una simile misura, che potrebbe essere una buona soluzione.

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