GCAP, il conto triplica: il caccia di sesta generazione costa all’Italia 18,6 miliardi
La revisione shock dei costi presentata al Parlamento
Il Ministero della Difesa ha trasmesso alle Commissioni parlamentari una revisione dei costi del Global Combat Air Programme (GCAP), il progetto per il caccia di sesta generazione sviluppato insieme a Regno Unito e Giappone. I numeri hanno acceso immediatamente il dibattito politico: la spesa italiana per la sola fase di progettazione e sviluppo è passata dai 6 miliardi di euro stimati nel 2021 agli attuali 18,6 miliardi, calcolati ai prezzi del 2025. In altre parole, quasi il triplo rispetto alle previsioni iniziali.
Da 6 a 18,6 miliardi: come cambia il profilo finanziario
Secondo il documento inviato dal governo, circa 2 miliardi di euro risultano già stanziati e coprono una parte della prima fase del programma. Il nodo è il resto: 16,6 miliardi di euro aggiuntivi necessari per completare le fasi di Concept Assessment e Full Development.
Di questi, 8,8 miliardi vengono richiesti subito, sotto forma di pagamenti annuali che si estenderanno fino al 2037. I restanti 7,8 miliardi saranno invece programmati in una fase successiva. Il dato politicamente più sensibile è che questa cifra non include l’acquisto dei futuri velivoli, né i costi operativi: riguarda esclusivamente lo sviluppo del sistema.
Perché i costi sono lievitati
Il Ministero attribuisce l’aumento a una combinazione di fattori legati alla natura estremamente ambiziosa del progetto. La maturazione tecnologica di sistemi radar avanzati, architetture digitali e intelligenza artificiale si è rivelata più costosa del previsto. Anche le attività di progettazione, prototipazione e test sono diventate più complesse man mano che il programma ha ampliato i propri obiettivi.
Il GCAP non punta solo a un nuovo caccia, ma a un vero sistema di sistemi, capace di operare insieme a droni collaborativi, sensori distribuiti e armamenti di nuova generazione, mantenendo come traguardo operativo il 2035.
La reazione politica: “Il programma più caro della storia”
L’opposizione ha reagito con toni durissimi. In particolare, il Movimento 5 Stelle ha denunciato quello che considera un uso disinvolto delle commissioni parlamentari, accusate di essere trattate come un semplice passaggio formale per autorizzare miliardi di euro senza un livello di dettaglio ritenuto adeguato.
Secondo i critici, con questi numeri il GCAP diventa il programma militare più costoso mai affrontato dall’Italia, superando persino l’F-35, che nel complesso ha comportato una spesa di circa 18 miliardi di euro per 90 velivoli.
La linea del governo e il peso strategico del progetto
Nonostante le polemiche, il governo Meloni punta a una rapida approvazione del nuovo profilo finanziario, facendo leva sulla maggioranza parlamentare. L’esecutivo considera il GCAP un progetto strategico, non solo sul piano militare ma anche industriale e geopolitico.
L’impegno italiano è stato ribadito anche sul piano internazionale, come dimostrano i contatti ad alto livello con il Giappone e il Regno Unito, che hanno confermato l’obiettivo comune di arrivare al primo velivolo operativo entro il 2035. Ma intanto, sul tavolo della politica italiana, resta una domanda centrale: quanto è sostenibile un investimento di queste dimensioni, in un contesto di finanza pubblica già sotto pressione?
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