FORZE DI POLIZIA: ATTENZIONE A COSA PUBBLICARE SU FACEBOOK. SCATTANO LE DENUNCE

La vera sfida nell’era dei social media è comunicare.

Non è banale esprimere concetti, specie quando si trattano temi che dividono.

Ancor più complicato se si appartiene a una determinata categoria di individui che, per alcuni, appare difficile possa avere una onesta opinione.
E’ evidente da tempo che non vi è maturità nella comunicazione multimediale specie tra alcuni appartenenti alle forze dell’ordine, non di rado infatti si vedono commenti durissimi nella pagine di settore con l’utilizzo di linguaggi discutibili e riferimenti culturali non certo universalmente condivisi che palesano quanto non sia ne semplice ne banale comunicare in maniera sicura attraverso i social network.
Alla ribalta nei giorni scorsi il “ Fatto Quotidiano” che riporta la notizia che ACAD (Associazione Contro gli Abusi in Divisa) ha presentato un esposto denuncia alla procura per commenti offensivi rivolti ad alcune vittime delle forze dell’ordine in particolare Riccardo Magherini.  (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/01/magherini-denuncia-per-carabinieri-e-poliziotti-su-facebook-insulti-e-foto-del-duce/1079323/ )
Succede spesso di incappare in commenti durissimi che rasentano l’insulto tra le pagine dei social; non sempre proferiti da individui indossanti una divisa.
Solo contro le divise però ACAD ha inteso proporre querela ritenendo la questione molto più lesiva di quanto un comune cittadino senza uniforme  possa effettivamente perpetrare.
E’ giusta la meritoria azione di ACAD, nessuna vittima deve essere vilipesa, mi chiedo però se questo concentrarsi così fortemente contro i singoli individui appartenenti alle forze dell’ordine possa essere effettivamente positiva alla nobile causa intrapresa da questo sparuto gruppo di cittadini impegnati.
Perché com’è vero che nessuno deve essere offeso, specie se è vittima, ancor più forte deve essere la volontà di creare cultura positiva affinché certe espressioni infelici e/o denigratorie vengano contrastate non con il clamore della possibile repressione ma tramite iniziative volte non solo a non generare più vittime ma anche e soprattutto cultura del rispetto.
Perché certe espressioni sono spesso figlie dell’ignoranza di chi non conosce i fatti, di chi non vive in prima persona i drammi o che ha semplicemente scelto un modello culturale più confacente al suo modo di vedere il mondo, un mondo che può essere cambiato solo proponendo altri modelli, di sicuro non con la forza di un avviso di garanzia o un fascicolo penale.
Su di una cosa il “Fatto Quotidiano” ha ragione, bisogna cambiare le regole, aumentare la professionalità, la cultura umana e comunicativa dei singoli operatori di polizia, educarli anche alla comunicazione, al rispetto delle vittime a prescindere, addestrandoli tecnicamente se necessario  anche alla comunicazione via web.
Cultura genera cultura e ne distrugge altra, solo  così una società cresce…anche perché gli sbirri sono figli a tutti gli effetti di questo costrutto sociale e non di un dio minore.
Troppo semplice reprimere!!! Non è forse quello che si chiede ai reparti inquadrati di polizia durante le manifestazioni di piazza ?
Non si chiede agli uomini con il casco blu di comprendere il disagio senza essere violenti anche se sputati, picchiati, offesi da quelle masse disagiate ?
Non si rischia di speculare sulle contrapposizioni quando invece si vuole semplicemente costruire…?  o almeno così si vorrebbe…?
Perché violentare l’ignoranza degli sbirri con l’ignoranza della legge ? (La Legge diventa Giustizia solo con la forza della cultura, quella di cui anche le forze dell’ordine hanno bisogno!)
Siamo sicuri che la repressione di un’ aula di tribunale o di una indignazione popolare possa far comprendere alle divise l’importanza di quanto si comunica ?
Ci sono argomenti difficili da trattare e impossibili da accettare, la droga e il suo consumo è attualmente uno di questi,  ma non credo che iniziative come quella di ACAD  possano avvicinare e riconciliare…ma semplicemente dividere se non addirittura distruggere.
Michele Rinelli – In Giacca Blu