Finita l’odissea di un Maresciallo dei Carabinieri, per anni trattato come un delinquente. Assoluzione piena in appello

La Corte d’Appello di Caltanissetta, prima sezione penale (presidente dottoressa Pasqua Seminara, giudici a latere dottor Salvatore Faro Faussone, dottor Giovanbattista Tona), ha confermato la sentenza di assoluzione emessa dal tribunale di Enna (presidente dottor Giuseppe Tigano) nei confronti del maresciallo dei carabinieri Giuseppe La Mastra, appellata dalla Procura generale di Caltanissetta, nonostante all’esito del processo di primo grado, la Procura della Repubblica di Enna (nella persona del sostituto procuratore Francesco Rio) avesse anch’essa richiesto e poi ottenuto l’assoluzione dell’imputato.

Come in molti ricorderanno, l’intera vicenda aveva inizio nel maggio del 2012 quando La Mastra, all’epoca comandante della stazione dei carabinieri di Catenanuova, veniva arrestato dai suoi stessi colleghi del nucleo operativo di Enna, condotto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere e poi posto agli arresti domiciliari, con l’accusa di ricettazione e detenzione illegale di armi, munizioni e droga, nonché sospettato di avere legami con una cosca mafiosa. Dopo quattro anni e mezzo, a conclusione di un lungo dibattimento, il tribunale di Enna accoglieva in toto le conclusioni del P.M. e dell’avvocato Giuseppe Lipera, difensore dell’imputato, e assolveva con formula piena per tutti i capi di imputazione il comandante La Mastra perché i fatti non sussistevano. Tuttavia, la Procura generale della Repubblica di Caltanissetta, in persona del sostituto Procuratore generale, Dottor D’Anna Fabio, riteneva di proporre impugnazione avverso tale sentenza assolutoria.

 

In data odierna, la Corte d’Appello nissena, ascoltate le dichiarazioni spontanee rese dal maresciallo, nonché gli interventi del P.G. (che ha insistito nell’accoglimento dell’appello e quindi richiesto la condanna) e del difensore dell’imputato, ha deciso di rigettare l’atto di gravame e confermare la sentenza di assoluzione.

L’avvocato Giuseppe Lipera, difensore del Maresciallo, mostra soddisfazione: “Ho fin da subito ritenuto paradossale il fatto che la Procura generale di Caltanissetta abbia deciso di impugnare una sentenza di assoluzione che aveva accolto le richieste formulate da altra Procura. Mi auguro che con oggi si sia scritta la parola fine a questa assurda odissea giudiziaria, in cui a farne le spese è stato sicuramente un maresciallo dei carabinieri che, dopo aver lottato per anni contro la criminalità, è stato trattato per anni come un qualunque delinquente, subendo sinanco l’onta del carcere. Dopo sette lunghissimi anni di ingiusto calvario, finalmente gli è stato restituito il giusto onore”.

(New Sicilia.it)