Filmino in caserma, vertici dell’Arma accusati per i trasferimenti

Per la procura di Ferrara sono tutti da archiviare. Dai vertici dell’Arma di Roma a scendere fino al Comando di Ferrara, denunciati per abuso d’ufficio per i trasferimenti di otto carabinieri, tutti prosciolti dalle accuse di diffamazione per il famoso filmino nella caserma di Comacchio. Una vicenda che porta su di sé ulteriori strascichi giudiziari davanti al gip.

I militari, all’epoca in servizio a Comacchio e poi trasferiti, lo scorso aprile hanno presentato, con l’ausilio del sindacato Unac (Unione nazionale Arma Carabinieri), una denuncia penale all’allora procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ravvisando l’ipotesi di abuso d’ufficio nei trasferimenti da parte di tutta la catena di comando.

La procura, tramite il pm Ciro Alberto Savino, ha chiesto l’archiviazione nei confronti di dodici indagati, undici ufficiali e un sottoufficiale, sugli iniziali ventuno nomi inseriti nel registro degli indagati, non ravvisando l’ipotesi di abuso d’ufficio nella condotta dei vertici dell’Arma ma riscontrando che i trasferimenti furono appunto una decisione legittima.

In tutta la scala gerarchica: dal generale Carmine Adinolfi, ora in pensione, che ha ricevuto l’ordine di trasferimento, all’ex comandante  provinciale della compagnia dei Carabinieri di Ferrara Andrea Desideri e al suo predecessore Carlo Pieroni, dal comandante della compagnia di Comacchio Andrea Coppi al comandante di Ravenna Roberto De Cinti, dal maresciallo capo Piergiorgio Folli  al generale di divisione Adolfo Fischione, comandante della Legione Carabinieri Emilia Romagna, dal capitano di vascello della difesa Leonello fino all’ex comandante generale Tullio Del Sette.

Gli avvocati Giuseppe Altieri e Paolo Palma, che assistono gli otto militari iscritti all’Unac, hanno quindi fatto opposizione alla richiesta di archiviazione perché “i trasferimenti non sono legittimi ma abusivi e hanno compromesso la vita di onorevoli militari” commentano i legali all’uscita dell’aula C dopo una lunga udienza a porte chiuse.

Il gip Carlo Negri si è riservato e la decisione dovrebbe arrivare fra una settimana. Ma fuori dall’aula il clima è tutt’altro che sereno. Il luogotenente Antonio Paradiso, considerato “l’esempio emblematico della vicenda” e inviperito dalle “falle negli strati istituzionali dell’Arma” che lo ha trasferito a Lugo, si sente “inquisito per delle bugie” e dichiara “guerra agli infedeli”. Furioso anche il maresciallo e segretario generale dell’Unac Antonio Savino per la richiesta di estromissione del sindacato dei carabinieri.

Redazione a cura estense.com