FESI 2025, i militari rompono gli indugi: “Soldi a maggio e stop al caos burocratico”
L’attesa per il Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali (FESI) relativo all’anno 2025 entra nel vivo, ma non senza scossoni. Le Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM) hanno deciso di giocare d’anticipo, inviando una missiva congiunta allo Stato Maggiore della Difesa (SMD) per dettare il ritmo di una partita che coinvolge migliaia di cittadini in divisa. L’obiettivo è chiaro e non ammette troppe lungaggini: la liquidazione deve avvenire tra maggio e giugno 2026.
Un fronte comune: otto sigle per un solo obiettivo
Non si tratta di una protesta isolata, ma di una linea d’azione unitaria che vede schierate le principali sigle del comparto: AMUS, SAM, SIM MARINA, SINAM, ASPMI, SIAMO LRM, SIULM e SIAM. Pur concordando con l’impianto generale proposto dall’Amministrazione per il FESI 2025, i sindacati militari chiedono che la macchina burocratica acceleri bruscamente. La richiesta è quella di avviare e concludere tutte le attività propedeutiche alla liquidazione con la massima rapidità possibile, eliminando quei rallentamenti che negli anni passati hanno generato incertezza tra il personale.
Trasparenza cercasi: stop ai “leak” e regole chiare
Le APCSM puntano il dito contro la gestione dei flussi informativi e la chiarezza tecnica. Una delle richieste più pungenti riguarda la circolare del CUSI (Centro Unico Stipendiale Interforze) per la rilevazione dei dati: le sigle pretendono di visionare il documento preventivamente in bozza. L’obiettivo è poter inserire osservazioni prima che il testo diventi definitivo, garantendo un coinvolgimento effettivo e non solo di facciata.
C’è poi il tema della trasparenza: i sindacati chiedono di essere inseriti tra i destinatari “per conoscenza” di tutte le circolari e dei decreti relativi al fondo. Allo stesso tempo, si chiede un freno alla diffusione sui social di bozze non ancora perfezionate, che rischiano di generare false aspettative o confusione tra i militari.
I nodi tecnici: dalle 110 giornate ai permessi sindacali
Entrando nel dettaglio operativo, le APCSM esigono risposte univoche su punti che ogni anno alimentano dubbi interpretativi. In primo piano c’è il chiarimento sui criteri di computo delle 110 giornate di assenze fisiologiche, nodo cruciale per la maturazione del premio.
Non meno importante è la richiesta di una procedura uniforme per la registrazione dei permessi sindacali retribuiti fruiti dai dirigenti per incontri ufficiali. L’obiettivo dichiarato è ridurre i margini di incertezza e garantire che le rilevazioni siano corrette e tempestive, evitando disallineamenti nelle fasi finali di calcolo.
Mirino già puntato sul 2026: si punta all’incremento
Se il pagamento del FESI 2025 è l’urgenza dell’oggi, lo sguardo delle associazioni è già rivolto al domani. Nella lettera viene espressamente richiesto un incontro urgente con il Capo di Stato Maggiore della Difesa. Il fine è quello di avviare un confronto che porti, già per il FESI 2026, a un incremento degli importi destinati al personale. Una mossa strategica che dimostra come i sindacati militari non vogliano più limitarsi a rincorrere le scadenze, ma intendano partecipare attivamente alla definizione delle politiche retributive del comparto.
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