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EX MARESCIALLO RISARCIRÀ LA DIFESA CON 800 MILA EURO: FURTI IN DEPOSITI MILITARI E SPACCIO DI STUPEFACENTI

Dovrà pagare alla Difesa un conto salatissimo, di
oltre 800 mila euro, per tre furti commessi tra Zevio (Verona), Legnago
(Verona) ed Este e per il danno d’immagine causato all’Esercito italiano.

Lo
dice la sentenza 111/2015 della Corte dei Conti che qualche settimana fa ha
condannato Antonio Anzillotti, 52 anni, brindisino residente a Ceregnano
(Rovigo). L’uomo, ex maresciallo dell’esercito, per anni ha abitato anche a
Vescovana ed ha lavorato pure come tatuatore. 
Anzillotti era maresciallo
ordinario presso l’8º Reggimento Guastatori di Legnago, salvo venire radiato a
fine 2007 in seguito ad una condanna per produzione e traffico di sostanze
stupefacenti.
Il maxi-risarcimento alla Difesa è arrivato per tre
episodi commessi nell’estate del 2007. Il 28 agosto 2007 Anzillotti, in
convalescenza per i postumi di un incidente (almeno così aveva fatto credere ai
suoi superiori, che gli avevano concesso un riposo medico domiciliare), si era
presentato nel deposito militare di via Pra’ a Este, gestito dal Genio
Guastatori “Folgore”.
Aveva scelto quella giornata in quanto il custode
del magazzino era in licenza a Roma. Il maresciallo brindisino aveva convinto
tre lavoratori del Veronese, trasportatori e mediatori di materiali inerti che
hanno agito convinti di operare per l’Esercito, a svuotare il magazzino
militare che in quel momento custodiva molti quintali di ferro. Per le
precisione, 33.447 euro di ferro destinato alla costruzione di un ponte Bailey.
A rovinare il piano di Anzillotti era stata la moglie del custode, che dubbiosa
sull’operato del militare aveva chiesto l’intervento dei carabinieri.
Anzillotti aveva assicurato di avere un’autorizzazione del maggiore del proprio
comando
, tesi presto smentita dalle forze dell’ordine. Il maresciallo era stato
quindi arrestato e quel furto era stato immediatamente collegato ad altre due
razzie molto simili.
La prima era toccata a un deposito militare di San
Vito di Legnago: dal 31 maggio al 4 giugno erano spariti 587 mila euro di
ferro, bobine di cavo elettrico e materiale in acciaio. Qualche settimana dopo,
in un periodo compreso tra il 15 luglio e il 29 agosto, da un altro sito
militare di Zevio erano scomparse 250 tonnellate di materiale ferroso (per un
valore di 29 mila euro), sempre destinato alla costruzione di ponteggi mobili
militari. 
In tutti e tre i casi, il ladro aveva sostituito i lucchetti di
chiusura dei cancelli una volta compiuto il furto. A incastrare Anzillotti, se
già non fossero bastate le numerose prove, sono arrivate anche alcune analisi
sui mozziconi di sigaretta trovati nei depositi di Este, Legnago e Zevio. La
Corte Militare d’Appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del
Tribunale Militare di Verona, per il furto di Este aveva condannato Anzillotti
a due anni e sette mesi di reclusione militare, sostituita con la reclusione
per uguale durata
.
Il ricorso in Cassazione era stato quindi rigettato con
sentenza della Suprema Corte nel giugno 2012. I furti di Zevio e Legnago,
invece, gli erano costati otto mesi e dieci giorni di reclusione. Il ministero
della Difesa ha inoltre richiesto il pagamento del danno prodotto da
Anzillotti: 1.847.082,21 euro, comprensivi del valore del materiale rubato e del
danno all’immagine dell’esercito.
La diffusione dell’arresto di un maresciallo
attraverso i mass media aveva contribuito a gettare un’ombra negativa
sull’Esercito.

La Corte dei Conti ha accolto parzialmente la
richiesta della Difesa: Anzillotti è stato condannato a pagare 615.694,07 euro
a titolo di danno diretto e 191.657,70 euro come danno d’immagine, oltre agli
interessi legali e alle spese di giudizio.

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