“E’ MEGLIO NON VIVERE CHE ESSERE LA MADRE DI UN TERRORISTA, UN GIORNO MIA FIGLIA SI PRENDERÀ UNA PALLOTTOLA IN FRONTE E POI SE LA VEDRÀ CON DIO”

(di Franco Iacch) – “Ho messo alla luce un mostro, Dio abbia
pieta di me”.
Drammatica la testimonianza di Shakhla
Bochkaryova, una donna russa di 42 anni costretta a parlare così della propria
figlia, fuggita in Siria.

Fatima
Dzhafarova, 20 anni, ha lodato sui social gli assassini di Parigi,
postando foto e frasi che inneggiano alla jihad. Ha anche lodato l’abbattimento
dell’aereo di linea russo, precipitato sul Sinai.
Il
racconto della donna, raccolto dalle emittenti russe, è drammatico. “Ero
arrivata a rinchiudere in casa mia figlia. Non la facevo più uscire. Quello fu
il mio ultimo tentativo per proteggere mia figlia da quel mondo di morte”. La
donna racconta come sua figlia si fosse invaghita di un reclutatore dell’Isis.
“Le
chiese di diventare la sua quarta moglie e di raggiungerlo in Siria. Dovete
credermi: E’ meglio non vivere che
essere la madre di un terrorista.
Ti
rendi conto che mostro hai dato alla luce
. E’ difficile per qualsiasi
madre, ma dobbiamo essere onesti con noi stessi e con il mondo. I nostri figli
sono dei mostri”.
La donna,
probabilmente, non rivedrà mai più sua figlia. Il destino di chi si consacra
allo Stato islamico non ammette ripensamenti. Così come il tragico destino di
un’adolescente austriaca, giunta in Siria nell’aprile del 2014, ma picchiata a
morte dai suoi stessi “fratelli” per diserzione. Samra Kesinovic, di 17 anni,
era divenuta una sorta di spot vivente per il reclutamento dell’Isis.
“Mia figlia vinse una borsa di studio
all’università di Surgut (in Siberia). Fu lì che conobbe Abdullah”. Prima
della sua ossessione per l’Islam radicale, Fatima Dzhafarova era una ragazza
alla moda.
“Amava
prendersi cura di se, amava le sue gonne corte, i suoi trucchi, i suoi
gioielli. Dopo aver conosciuto Abdullah, tutto cambiò per sempre. Fatima si
rifiutò di celebrare il Natale lo scorso anno ed un giorno la trovammo mentre
stava buttando l’albero nella spazzatura. Subito dopo le feste, iniziò a
coprirsi il volto con un foulard”.
La donna racconta anche “l’amore del
reclutatore” verso sua figlia.
“Aveva
tre mogli e nove figli. Quando conobbe mia figlia la sua terza moglie era
incinta. Mia figlia non capiva, era ormai un guscio vuoto. L’ultima volta che parlammo mi disse che i suoi fratelli un giorno
sarebbero venuti ad uccidere gli infedeli come me.
 Adesso so che è
Raqqa, in Siria. Purtroppo, non rivedrò
mai più mia figlia. Un giorno si prenderà una pallottola in fronte e poi se la
vedrà con Dio”.

[FONTE]

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