Difesa, fede e “Chiesa da campo”: Saba in Commissione tra etica dell’uso della forza, formazione e “comunicazione insufficiente”
L’audizione nel ciclo con i vertici delle Forze armate
La Commissione Difesa ha svolto l’audizione dell’Ordinario militare per l’Italia, monsignor Gian Franco Saba, nell’ambito di un ciclo di audizioni con i vertici delle Forze armate. Il presidente ha aperto i lavori ricordando la cornice e presentando anche l’accompagnatore dell’Ordinario: “Do quindi il benvenuto all’ordinario militare per l’Italia, monsignor Gianfranco Saba, che ringrazio per la sua presenza oggi qui, accompagnato dal segretario particolare don Giovanni Tanca.”
Dopo l’intervento iniziale, il presidente ha chiarito la scansione: “Dopo l’intervento dell’ordinario militare per l’Italia darò la parola ai colleghi che intendano porre domande cui potrà rispondere monsignor Saba.”
“Assistenza spirituale nel mondo della difesa”: il perimetro tracciato da Saba
Nel suo intervento, Saba ha inquadrato la missione dell’Ordinariato come presenza pastorale in un contesto poco visibile: “Ringrazio innanzitutto per l’opportunità di offrire una riflessione sull’assistenza spirituale nel mondo della difesa, un ambito talvolta poco visibile all’opinione pubblica.”
Ha insistito su una visione della sicurezza non ridotta a strumenti militari: “La sicurezza richiede una riflessione più ampia sulla solidità umana, morale, spirituale di coloro che operano al servizio dello Stato in contesti complessi, frequentemente segnati dal rischio, dalla sofferenza e da decisioni gravose.”
E ha sintetizzato un punto chiave della tradizione cristiana: “La forza non è mai fine a se stessa, ma subordinata alla giustizia, al bene comune, alla tutela della dignità umana.”
La linea etica: guerra “male”, forza “tollerabile” solo entro limiti
Saba ha richiamato il linguaggio biblico e l’idea che la sicurezza non si giochi “primariamente” sulle armi: “La sicurezza di un popolo non dipende primariamente dalla potenza delle armi, bensì dall’ordine morale che governa l’agire umano e politico e dalla sfera spirituale dell’individuo.”
Sul piano dottrinale ha evocato una tradizione che vincola l’uso della forza a condizioni stringenti: “L’uso della forza è [..] moralmente tollerabile, solo se è ordinato al ristabilimento della giustizia, esercitato da un’autorità legittima, animato da una retta intenzione e con regole morali ben precise.”
E ha aggiunto la formulazione più netta: “La guerra resta sempre un male e la sua eventuale ammissibilità è subordinata a criteri estremamente restrittivi.”
In parallelo ha indicato una convergenza con i paradigmi contemporanei: “Nel dibattito contemporaneo sulla sicurezza si è progressivamente affermata la consapevolezza che essa non possa essere ridotta alla sola deterrenza o al controllo militare.”
“Chiesa da campo” e formazione: l’asse portante del mandato
Nel passaggio dedicato all’organizzazione interna, Saba ha parlato di “rinnovato discernimento” e responsabilità istituzionale: “La missione della Chiesa castrense o ordinariato militare per l’Italia è chiamata dunque a un rinnovato discernimento.”
Il baricentro, per lui, è la formazione: “La formazione emerge pertanto come asse portante dell’intera azione dell’ordinariato militare.”
E la preparazione dei cappellani va oltre competenze “funzionali”: “La preparazione dei cappellani militari va intesa in senso pienamente integrale… e non può ridursi all’acquisizione di competenze funzionali al semplice contesto operativo.”
Saba ha descritto l’ambiente come segnato da “rischio, stress operativo, sofferenza morale, interrogativi esistenziali profondi”, chiedendo una capacità di “abitare” quel mondo “con spirito evangelico”.
Due strutture in via di costituzione: Centro pastorale e Centro Alti Studi
Tra i dettagli organizzativi indicati, Saba ha annunciato la costituzione di due realtà “intrinsecamente connesse e interdipendenti”: “Sono pertanto in via di Costituzione… la costituzione del centro pastorale… [e] il centro di altri studi per la assistenza spirituale nei mondi della difesa.”
I due centri sono concepiti come “luoghi aperti al dialogo internazionale, interculturale e interreligioso”.
Ha anche specificato compiti e articolazioni:
- Centro pastorale: “diverse aree operative dedicate alla formazione permanente dei capellani, al sostegno pastorale nelle unità e nei contesti operativi, all’accompagnamento delle famiglie, alla promozione di buone pratiche pastorali condivise.” E un’esigenza di governance: “L’ordinariato militare ha una struttura capillare… che senza un centro di coordinamento rischia di essere dispersiva.”
- Centro Alti Studi: un “polo di ricerca, studio e elaborazione culturale” su temi tra cui “l’etica della difesa”, il dialogo interreligioso, le scienze umane applicate, il diritto ecclesiastico e istituzionale e “riflessioni di diritto costituzionale”.
Scuola Allievi Cappellani e centenario “Interarma Caritas”
Saba ha indicato lo sviluppo della Scuola Allievi Cappellani, già esistente: “Un ulteriore asse strategico è rappresentato dallo sviluppo della scuola Allievi Capellani, già costituita nel 1999.”
E ne ha definito la vocazione: “La scuola Allievi è pensata come laboratorio formativo permanente. È un vero e proprio campus.”
Il percorso viene collocato nel centenario dell’Ordinariato: “l’ormai imminente centenario dell’ordinariato militare… sarà celebrato sotto il titolo Interarma Caritas, l’assistenza spirituale dell’ordinariato tra memoria e profezia.”
Ha parlato di necessità di “immaginare forme nuove di presenza pastorale” e della “custodia di sé” anche per i cappellani: “Anche il capellano militare… è soggetto ad un’usura se non sta attento alla custodia di sé stesso.”
“Comunicazione insufficiente” e il rischio dello stereotipo “soldati di guerra”
Nella replica finale, Saba ha riconosciuto un problema di comunicazione istituzionale: “È vero, secondo me non c’è una comunicazione sufficiente… è un aspetto che anch’io entrando in ordinariato… ho riscontrato da subito.”
E ha puntato su un nodo che definisce “da destrutturare”: “L’altro aspetto che credo vada pochino destrutturato è che l’azione dei capellani militari è l’azione dei soldati di guerra.”
Ha denunciato letture distorte: “Ogni tanto vengono fuori considerazioni… quasi che il cappellano militare fosse un sostenitore o un attore primo di azioni belliche. E sono fantasiose queste cose, nel senso che non corrispondono alla realtà né ora e neanche in passato.”
Ha poi richiamato la centralità delle fonti: “I diari e gli archivi credo siano le fonti principali” e ha indicato una linea di lavoro: “il potenziamento dell’archivio storico dell’ordinariato militare.”
“Non sono andati a sparare”: il passaggio più pungente sulla funzione dei cappellani
Nella parte più dura e concreta, Saba ha legato il riferimento fatto in Commissione a don Giovanni Folci a una definizione senza ambiguità: “Non sono andati a sparare, sono andati a raccogliere i cadaveri senza pensare agli schieramenti, senza pensare alle razze, alle etnie.”
E ha aggiunto: “Sono andati ad essere la voce di chi non aveva voce e la mano di chi non aveva mano.”
Pur ammettendo la complessità dei “limiti” nelle situazioni estreme: “A volte ci sono situazioni limite dove l’appropriato e l’inappropriato è veramente complesso.”
Le domande dei deputati: carenza di sacerdoti, reclutamento, rapporti con credenti e non credenti
L’onorevole Bagnasco ha chiesto chiarimenti organizzativi e ha posto domande dirette. Tra queste, il tema della carenza: “le difficoltà che ci sono nella chiesa in generale di avere dei sacerdoti… come vi cercate di organizzarvi per cercare di… ovviare a questa mancanza di sacerdoti.”
Ha chiesto anche: “se in questi ultimi anni avete avuto all’interno più richieste o meno richieste” e sul rapporto con credenti e non: “i rapporti… con quelli che credono e quelli che non credono.”
L’onorevole Chiesa ha formulato una domanda di taglio operativo-legislativo, richiamando un provvedimento recente: “Qualche mese fa abbiamo approvato… un accordo con la Santa Sede per togliere il limite dell’arruolamento… da 28 anni a 25 anni… Secondo lei quali provvedimenti questa commissione può fare? Cioè, quali atti secondo lei mancano, ma che potrebbero essere fatti?”
Interventi senza domanda: memoria, territori, ruolo “di supporto”
L’onorevole Zoffili ha portato un intervento centrato sulla memoria di don Giovanni Folci e sul Memoriale delle Nazioni al santuario del Divin prigioniero inaugurato “il 9 novembre… a Colorina, provincia di Sondrio”, annunciando anche l’intenzione di scrivere a Malagò in vista delle Olimpiadi invernali e chiedendo che il memoriale diventi “una tappa… un luogo di riflessione, di sosta”.
L’onorevole Polo ha ringraziato e sottolineato la funzione anche verso i non credenti: un supporto “morale” capace di fare da tramite con “sentimenti… di paura” di militari con famiglie lontane.
La vicepresidente Ciaburro ha ringraziato per un ruolo di riferimento in un tempo in cui “le anime sono un po’ più in difficoltà… perché non hanno riferimenti”, soprattutto negli scenari dove i militari “cercano e portano pace”.
Le risposte di Saba: numeri, vocazioni, distinzione “credente/non credente”, e il bersaglio contro la “sacralizzazione”
Saba ha premesso che la sua nomina è recente: “si tratta di 6 mesi, la mia nomina risale al 10 aprile” e ha definito positiva l’interlocuzione: “è stata molto positiva l’interlocuzione con il signor ministro della difesa, con i sottosegretari.”
Sul tema della presenza numerica: “vi sono sicuramente delle richieste”, ma c’è “anche un problema vocazionale… dettato alla natalità, ad un cambiamento sociale.” Ha aggiunto: “Tuttavia vi è un buon numero di capellani che sicuramente potrebbe essere anche maggiore rispetto alle esigenze.”
Sulla distinzione tra credenti e non credenti ha risposto in modo categorico: “I capellani non fanno distinzione credente o non credente. Assolutamente.” E ha motivato: “Non, per una scelta diplomatica. No, per una scelta evangelica.”
Poi la stoccata più abrasiva, costruita contro l’equivoco “magico” del sacro: “La ragione per la quale ho sottolineato l’aspetto culturale è perché la sacralizzazione è un’altra cosa dalla spiritualità.”
E, scandendo: “Sacralizzare può essere fatto anche in modo magico e non ha bisogno di tanta cultura. La spiritualità ha bisogno della cultura e la spiritualità genera cultura.”
Fino alla frase che taglia corto: “Non sono i maghi castrensi.”
Sulla domanda implicita del “fondamento” in scenari di paura, Saba ha detto: “Quando la persona umana si trova davanti alla paura, ha bisogno… di trovare il fondamento della sua esistenza.” E ha aggiunto: “Il fondamento dell’esistenza non necessariamente può essere una pillola.”
Olimpiadi e luoghi-simbolo: l’apertura di Saba alla proposta Zoffili
Sul tema delle Olimpiadi e della valorizzazione dei luoghi di memoria, Saba ha accolto l’impianto: “È bello che il territorio dove si svolgeranno è segnato da luoghi simbolo dove la pace è stata costruita… anche col sangue, col dolore.”
E ha rilanciato: “La lampada della pace può essere messa in evidenza anche attraverso… persone che… hanno donato la vita, sarebbe una bella cosa.”
Il convitato di pietra: nessuna domanda su costi e utilità “vera”
Tra ringraziamenti, memorie e proposte, una cosa spicca per assenza: nessuno ha chiesto quanto costa questo sistema di assistenza spirituale, nessuno ha chiesto come si misura l’utilità reale — non quella dichiarata, ma quella verificabile — dell’Ordinariato nelle Forze armate. Le domande si sono fermate su vocazioni, reclutamento, rapporti con credenti e non credenti, e su quali atti la Commissione possa “fare” per sostenere il percorso.
Il resto — risorse, impatto, criteri di valutazione — è rimasto fuori dall’aula. E proprio lì, oggi, si annida la faglia più giornalistica: non tra fede e uniforme, ma tra narrazione e rendicontazione.
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