DESTITUITI I DUE CARABINIERI ACCUSATI DI STUPRO A FIRENZE

L’Arma dei carabinieri ha deciso di destituire i due militari accusati da due studentesse americane di violenza sessuale. L’episodio nella notte dello scorso 7 settembre a Firenze. Per i fatti avvenuti nel settembre dell’anno scorso, l’ex appuntato Camuffo e l’ex carabiniere scelto Costa dovranno subire due processi: uno dinanzi al tribunale militare (la prima udienza è fissata alla fine di maggio), l’altro davanti alla giustizia ordinaria. Il pubblico ministero Ornella Galeotti ha chiuso le indagini e chiesto il loro rinvio a giudizio. Al momento il giudice non ha ancora fissato la data dell’udienza.

I due carabinieri hanno incontrato le giovani americane nella discoteca Flo, a Piazzale Michelangelo, poi si sono offerti di accompagnarle a casa visto che non ci sarebbero stati taxi disponibili. La violenza sarebbe avvenuta nel palazzo che ospitava la casa delle studentesse, in Borgo Santissimi Apostoli, in pieno centro di Firenze. Oltre che di violenza sessuale, i due carabinieri sono anche accusati dalla Procura militare di Roma di concorso in violata consegna continuata e aggravata e di concorso in peculato militare aggravato.

Nello specifico si tratterebbe del licenziamento disciplinare introdotto nel 2015 dalla Legge Madia. La modifica estende anche al personale militare la disciplina recata dal decreto legislativo n. 168 del 2001 in base al quale (articolo 55-ter) il procedimento disciplinare avente ad oggetto fatti in relazione ai quali sta procedendo l’autorità giudiziaria deve essere avviato, proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale, salvo che sussistano particolari difficoltà nell’istruttoria per l’accertamento dei fatti.

La rilevante novella del 2015 ha dunque esteso al personale militare l’importante ed innovativa previsione “Brunettiana” relativa al superamento della c.d. pregiudiziale penale nel procedimento disciplinare. La novella, fondata sulla autonomia dell’illecito penale da quello disciplinare, nasce dalle critiche mosse ad un sistema che paralizzava, per anni, l’azione disciplinare per la eccessiva durata del procedimento penale nei suoi tre gradi, situazione inaccettabile soprattutto a fronte di fatti certi e conclamati, come tali non meritevoli di una ulteriore conferma giudiziaria. Evidente appare anche la esigenza di tutela dell’immagine esterna delle Forze Armate con una azione punitiva interna rapida.

Si tratta di una soluzione caldeggiata sin dall’inizio dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti che riteneva non sufficiente la sospensione dei due carabinieri.