CARABINIERI CIRCONDATI E AGGREDITI: “RESTITUITECI LA DIGNITÀ, E IL POTERE
(DOVERE) DI DIFENDERE LA GIUSTIZIA CON LE NECESSARIE TUTELE”

I Carabinieri della Compagnia di Fano (PU) hanno tratto in arresto 4 soggetti, di cui 2
albanesi, un senegalese e un dominicano, responsabili, a vario titolo, di rissa, tentato omicidio, resistenza e lesioni a
P.U, nonché danneggiamento aggravato di autovetture militari.

Un giovane senegalese attualmente si trova ricoverato in ospedale in prognosi riservata. Sconcertanti le riprese che consentono di vedere chiaramente i due militari circondati e sopraffatti facilmente dai numerosi esagitati che li aggrediscono, in più riprese, con calci, pugni e oggetti contundenti – entrambi riporteranno lesioni guaribili tra i 15 e i 20 giorni.


La nostra attenzione – sottolinea il Segretario Generale USMIA Sezione Carabinieri Carmine Caforio – non deve limitarsi a esaminare l’inquietante episodio come un normale fatto di cronaca, ma deve indurci ad esaminare attentamente il crescente fenomeno delle aggressioni a danno delle Forze dell’Ordine e pretendere dai vertici militari e dalle Autorità politiche di riferimento un segnale forte e tangibile.

Violenze di ogni genere contro i tutori dell’ordine non fanno più notizia; se oggi ci troviamo a parlare del gravissimo atto di inciviltà, è solo grazie all’occasionale diffusione in rete del filmato. Un filmato che riproduce alcune fasi salienti della brutale aggressione subita da due Carabinieri del Radiomobile che, con encomiabile coraggio e sangue freddo, si sono trovati da soli in un contesto pericoloso che probabilmente poteva essere gestito diversamente.


Non è possibile che una pattuglia di Carabinieri debba trovarsi sola sul luogo ove si sta consumando una mega rissa i cui partecipanti risultano essere soggetti pericolosi e armati. In questo caso c’è qualcosa che non ha funzionato? Oppure nelle città meno importanti è la regola? Dov’è finito il coordinamento tra Forze di Polizia? Purtroppo, in molti centri urbani questa è la regola. Uomini e donne coraggiosi, sprovvisti di armamenti e equipaggiamenti di protezione adeguati,
coscienti del pericolo a cui vanno incontro e ben consapevoli che sarà MEGLIO NON REAGIRE alle offese, alle minacce, alle provocazioni e persino alle aggressioni di malviventi, continuano a compiere il loro dovere in silenzio.

Oggi, un operatore di Polizia preferisce arretrare innanzi ad un delinquente e, pur di evitare un procedimento, è pronto a subire passivamente forme di oltraggio e violenze.
Pertanto, un avviso di garanzia – considerato un atto dovuto – benché destinato ad essere archiviato, impone allo sfortunato operatore la nomina di un difensore ed eventuali consulenti; posizione giuridica scomoda e avvilente che, non di rado, fa scaturire una serie di provvedimenti di natura amministrativa che produrranno ripercussioni sulla carriera, danni economici e irreparabili disagi familiari. “Una condizione psicologica che aumenta lo stress del militare, logora la motivazione, produce sfiducia e indebolisce l’efficienza dei Reparti”.

Malviventi che oltraggiano le divise con insulti, sputi e provocazioni di ogni genere, oltre a calpestare l’onore e il prestigio dell’Istituzione, sfidano lo Stato consapevoli che al massimo se la caveranno con una denuncia a piede libero; in questo caso sono scattate le manette nei riguardi di quattro indagati solo perché ritenuti responsabili di più violazioni di legge tra cui l’ipotesi di tentato omicidio.


Restituiamo alle Forze dell’Ordine fiducia e il potere di operare serenamente senza timore di essere perseguiti ingiustamente nell’adempimento del dovere, assicurando le indispensabili tutele legali e quelle connesse agli infortuni per cause di servizio, compresa la responsabilità civile verso terzi.
USMIA Sez. Carabinieri, augurando una pronta e completa guarigione ai due colleghi rimasti feriti a seguito della vile aggressione, si congratula per la professionalità con cui è stata gestita e portata a termine un’operazione così pericolosa e complessa.

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