Carabiniere ucciso a Roma, anche il collega era disarmato

(di Valentina Errante) – La notte tra il 25 e il 26 luglio, quando il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega muore accoltellato dal turista americano Finnegan Elder Lee, anche il suo collega, Andrea Varriale, era disarmato.

È lo steso Varriale ad ammetterlo a verbale. Sulla ricostruzione di quella serata, cominciata a Trastevere alcune ore prima e finita drammaticamente con la morte del militare, le indagini sono ancora in corso: la procura è in attesa dei risultati delle analisi del Ris, che sta esaminando i reperti acquisiti nella stanza 109 dell’hotel Le Meridien, dove alloggiavano Elder Lee e l’amico Gabriel Christian Natale Hjorth, in carcere con l’accusa di omicidio.

Ed è nella prospettiva dell’imminente deposito, che l’avvocato Francesco Petrelli, legale di Natale, ha ottenuto il differimento dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, al quale ha chiesto di annullare l’ordinanza a carico del giovane turista. L’udienza, fissata per oggi, slitta così al 16 settembre. Elder Lee, invece, ha rinunciato al Riesame e per lui è probabile che, gli avvocati Renato Borzone e Roberto Capra chiedano una perizia psichiatrica. Ma dagli atti dell’indagine emerge anche che Cerciello Rega, chiamato a intervenire a Trastevere da alcuni colleghi e poi a incontrare i due giovani che avevano rubato lo zaino a Sergio Brugiatelli, quella notte, non aveva con sé le manette e il tesserino di riconoscimento. La procura ha anche depositato altri video che riprende i due indagati prima dell’incontro con i militari.

DISARMATI
L’antefatto è noto. Comincia tutto a Trastevere la sera del 25 luglio: Varriale e Cerciello Rega vanno a piazza Mastai, convocati da Pasquale Sansone, maresciallo della stazione Farnese fuori servizio che, insieme ad altri tre colleghi, ha assistito alla fuga di alcuni spacciatori. Brugiatelli aveva appena accompagnato Natale Hjort a comprare cocaina non lontano da piazza Mastai, mentre Finnegan, al quale il mediatore aveva affidato il suo zaino, era rimasto in attesa. L’arrivo dei carabinieri aveva provocato una fuga generale: Natale, prima di scappare, getta un involucro ai piedi del militare, dicendo che si tratta solo di aspirina, quindi raggiunge l’amico. I due vanno via di corsa, con lo zaino di Brugiatelli.

Poco dopo il mediatore contatta sul suo cellulare i ragazzi: per restituirgli il borsello chiedono 80 euro e un grammo di cocaina. Chiama il 112 e la centrale contatta Cerciello Rega che si trova già sul posto. All’appuntamento per il cosiddetto “cavallo di ritorno” andranno Cerciello Rega e Varriale. Entrambi disarmati. L’epilogo: 11 coltellate che uccideranno Cerciello. La vittima aveva lasciato la pistola nell’armadietto della caserma, esattamente come il suo collega, che, però, lo ammetterà solo in un secondo momento davanti ai colleghi e ai pm che stanno indagando.

SENZA MANETTE
Dal verbale, nel quale sono annotati tutti gli oggetti che Cerciello aveva con sé quella sera, emerge anche un’altra insolita circostanza: il carabiniere, in servizio, secondo la ricostruzione, da mezzanotte alle 6 del mattino, non aveva né le manette, né il tesserino di identificazione. Nel suo marsupio c’erano delle chiavi, una banconota, alcune monete e delle carte da gioco.

Agli atti manca invece la copia forense del cellulare Nokia di Brugiatelli sul quale sono avvenute le conversazioni tra i due ragazzi americani e il mediatore per fissare l’appuntamento. Due delle quali registrate dagli stessi militari. Il telefono, però, attualmente è tra gli oggetti all’esame del Ris dei carabinieri. C’è invece un nuovo video, che ricostruisce i 24 minuti di “buco” che trascorrono da quando gli americani escono dall’hotel, e vengono immortalati dalle telecamere, e quando passano davanti alla vetrina di una gioielleria, ad appena 100 metri dall’albergo e contigua al luogo dell’omicidio. I fotogrammi dell’occhio elettronico di una vineria immortalano i due giovanissimi in una sorta di perlustrazione. Per l’accusa un vero e proprio appostamento prima dell’aggressione. Di fatto, quella notte, l’appuntamento sarebbe stato dato in via Belli, un luogo diverso rispetto a quello dell’incontro e della tragedia.