CARABINIERE MORÌ IN INCIDENTE DURANTE INSEGUIMENTO, CONDANNATO L’AUTISTA: “NON FU PRUDENTE”

(di Claudio Tadicini) – Durante un inseguimento tra
“guardie e ladri”, il suo capopattuglia morì sul colpo
, mentre lui, che si
trovava alla guida dell’Alfa dei Carabinieri, rimase ferito gravemente. Per il
giudice, però, la “colpa” di quel sinistro mortale fu anche sua: non fu
abbastanza prudente. E ora dovrà risarcire i familiari della vittima.

Michelino Vese
È questo il verdetto del processo scaturito – in
sede civile – dalla morte dell’appuntato scelto Michelino Vese, originario di
Galugnano, la frazione di San Donato di Lecce, tragicamente scomparso all’età
di 38 anni
nelle campagne a ridosso della strada provinciale Botrugno –
Supersano, mentre insieme ad un collega tallonava un camion carico di mobili
rubati a Bagnolo del Salento, ingaggiando un conflitto a fuoco con altri
malviventi, che scortavano il mezzo a bordo di un’Audi. La pattuglia finì fuori
strada e successivamente contro un albero, per poi terminare la sua corsa in un
canale, durante lo spericolato inseguimento. 
Lo ha deciso il got della prima sezione civile del
Tribunale di Lecce, avvocato Grazia Carignani, che ha così accolto le richieste
di risarcimento danni (riunite in un unico procedimento) formulate dalla moglie
e dal figlio del carabiniere, nonché dalla sorella della vittima, nei confronti
del Ministero della Difesa, del collega della vittima e dei due supersanesi
Giuseppe Corrado ed Alessandro Musio, questi ultimi due condannati – in sede
penale – per la morte dell’appuntato di Galugnano.
Alla vedova del carabiniere ed al figlio, alla data
dei fatti di 34 e 7 anni, il Dicastero dovrà sborsare – in solido con Corrado e
Musio – 250mila euro ciascuno oltre interessi. Alla sorella di Vese, invece,
andranno 20mila euro, che saranno sborsati in solido dallo stesso Ministero
della Difesa e dal carabiniere al volante dell’Alfa, originario della provincia
di Potenza, ritenuto corresponsabile del drammatico incidente stradale.
I fatti risalgono alla notte del 14 dicembre 2004,
quando Vese ed il collega – entrambi in forza al Nucleo operativo e radiomobile
della Compagnia di Maglie – intercettano sulla provinciale il camion carico di
mobili ed un’Audi S4 station wagon, che faceva da “scorta”. Dopo avere tentato
di sbarrare la strada col furgone, i due malviventi a bordo del camion
raggiungono i due complici a bordo dell’Audi, esplodendo nei confronti della
pattuglia un colpo di pistola e dando il via, così, ad un inseguimento a forte
velocità, scandito da numerosi colpi d’arma da fuoco.
La tragedia avviene all’improvviso, quando il
militare che guidava affronta una curva e perde il controllo dell’Alfa,
sbandando e finendo fuori strada, per poi sbattere contro un albero e quindi
capovolgersi in un canale di raccolta delle acque. Lo schianto risulta fatale
per lo sfortunato militare di Galugnano, mentre il collega sopravvive, pur
restando ferito gravemente.
Secondo il giudice Carignani, come detto, la “colpa”
di quel drammatico incidente fu anche del carabiniere che si trovava alla guida
della pattuglia: “anche se era in corso un’operazione di polizia”, scrive il
giudice, “il militare-conducente aveva l’onere di effettuare un ponderato
contemperamento dei rischi”
, badando a rispettare le regole della comune
diligenza e prudenza.
La moglie ed il figlio di Vese erano assistiti
dall’avvocato Antonio Lezzi, la sorella dall’avvocato Antonio Coluccia.

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