Capua, 11 arresti. Gli spacciatori volevano “pisciare sui fiori” del carabiniere morto

Quando si riferivano alla loro base operativa, tra le palazzine del Complesso Primavera del quartiere Sant’Agata di Capua (Caserta), la definivano “la base di Batman”; una bat-caverna, dove ritornare dopo aver consegnato la droga e da dove continuare a gestire lo spaccio in quella che ritenevano una fortezza inespugnabile. E, quando uno giovane carabiniere della zona è morto, lasciando un bambino di 6 anni, non si sono fatti scrupoli nel commentare la notizia: erano pronti ad andare a “pisciare sui fiori” che sarebbero stati lasciati sul luogo dell’incidente. Particolari che emergono dall’indagini della Direzione Distrettuale Antimafia e dei carabinieri di Caserta, che hanno portato all’arresto di 11 persone, accusate di gestire un giro di spaccio di droga all’ingrosso e al dettaglio tra Capua e i comuni limitrofi.

Gli spacciatori: pronti “pisciare sui fiori” per il carabiniere morto

L’incidente a cui fanno riferimento gli indagati è quello in cui ha perso la vita Vincenzo Montaquila, maresciallo di 38 anni, che a Capua e nei comuni limitrofi si era fatto molto apprezzare per le sue doti umane e investigative. Specialmente queste ultime erano una spina nel fianco per gli spacciatori, più volte fermati per controlli. Il carabiniere, vice comandante della stazione di Formicola, è stato travolto da un’automobile nel settembre 2020, mentre faceva jogging; il giovane che era alla guida dell’automobile è stato all’epoca arrestato per omicidio stradale.

Gli indagati erano già intercettati quando c’è stato l’incidente. Non c’era stato nessun precedente particolare tra loro e Montaquila, si trattava soltanto di un militare che, lavorando in zona, avrebbe potuto costituire un problema per i loro traffici. Gli inquirenti li hanno ascoltati mentre commentavano la notizia, dicendosi pronti ad andare sul luogo dell’investimento per urinare in segno di disprezzo sui fiori che sarebbero stati sicuramente deposti per ricordare il giovane carabiniere morto tragicamente.

La “base di Batman” per coordinare lo spaccio di droga

Le misure cautelari, firmate dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, sono state eseguite nella notte appena trascorsa dai carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, col supporto del nucleo Cinofili di Sarno, al termine di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Capua tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori il gruppo, che trattava crack, hashish e cocaina, era riuscito a operare praticamente in monopolio su Capua, con ramificazioni anche nei comuni di Aversa, Caiazzo e in quelli limitrofi. In una occasione i vertici dell’organizzazione avevano punito uno spacciatore appartenente ad un altro gruppo che aveva “sconfinato”: dopo una discussione interna, e la proposta di picchiarlo, il capo aveva deciso di fargli incendiare l’automobile, cosa che effettivamente avvenne.

Spacciatori e clienti si incontravano dopo accordi presi su WhatsApp, con parole in codice. Gli episodi di spaccio documentati sono 233, indicati in 36 capi di imputazione. Durante il blitz sono stati rinvenuti 17 panetti di hashish, per un peso complessivo di circa 1,8 kg (e un valore di 13mila euro) e un bilancino di precisione, che erano nascosti nell’intercapedine ricavata in un muro delle cantine di uno dei palazzi del complesso popolare.

Delle 11 misure cautelari eseguite, 3 sono agli arresti domiciliari (Stefano Insero, 38 anni, Luigi Verrone, 21 anni, e Giuseppe Vilardi, 48 anni) e 8 in carcere (Lucia Amendola, 54 anni, Antonio Di Rienzo, 53 anni, Davide Mandesi, 27 anni, Fabio Mandesi, 26 anni, Claudio Monaco, 51 anni, ritenuto ai vertici dell’organizzazione, Roberto Monaco, 55 anni, Carmine Pistole, 31 anni, e Arcangelo Piucci, 56 anni).

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