CAPITANO DELL’ARMA CONDANNATO PER FALSI STRAORDINARI. RECORD DI 218MILA EURO

A insospettire i colleghi e i superiori era stato il numero eccessivo di ore di straordinario che veniva costantemente riportato nel registro presenze dell’Arma dei carabinieri. La Prefettura aveva infatti stabilito, per legge, che il tetto massimo di lavoro extra non dovesse superare le 55 ore mensili. Ma l’allora capitano del Nucleo operativo ecologico di Torino, Davide Burdese, quel tetto lo superava regolarmente. E per giustificare quel lavoro in più, spiegava di svolgere sul territorio importanti e delicati servizi di contrasto al crimine. Giustificazioni, queste, che non avevano tuttavia convinto la magistratura. Che nel 2016 aveva voluto accendere i riflettori sull’anomalia. Per poi scoprire che il comandante del Noe, nei cinque anni trascorsi a Torino, aveva pensato bene di arrotondare lo stipendio «gonfiando» gli straordinari fino a raggiungere la cifra record di 218 mila euro. Denaro ottenuto «indebitamente per prestazioni economiche accessorie e lavoro straordinario in realtà mai effettuati». Truffa aggravata, falso e peculato, insomma. Reati che ieri mattina sono costati a Burdese la condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione davanti al Tribunale di Torino. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Silvia Bersano Begey.

A coordinare le indagini condotte dai carabinieri del Noe di Milano è stato il pubblico ministero Enrica Gabetta. Che all’allora capitano del Nucleo che si occupa di crimini contro l’ambiente ha deciso di contestare non la truffa semplice ma quella «aggravata», proprio per via della divisa indossata e per aver commesso i fatti, quindi, «con abuso dei poteri e violazioni dei doveri inerenti un pubblico servizio e ai danni di un ente pubblico». Il periodo preso in esame dalla magistratura è quello compreso tra il 2010 e il 2015, quando Burdese prestava servizio all’ombra della Mole (poi, nel 2016, venne trasferito a Genova in seguito all’apertura di un fascicolo d’inchiesta nei suoi confronti e successivamente sospeso).

L’indagine era nata per via del numero eccessivo di ore di straordinario che Burdese segnalava mensilmente. Un numero esagerato, soprattutto se confrontato con quello degli altri militari, indipendente dal grado e dalle funzioni. Gli accertamenti condotti dai carabinieri di Milano avevano consentito di scoprire che Burdese aveva pure utilizzato l’auto di servizio, e di conseguenza il Telepass fornito dall’Arma, per viaggiare da Torino verso la Liguria, dal luogo di lavoro alla casa al mare.

Burdese, assistito dall’avvocato Mario Botta del Foro di Como, era stato trasferito da Chiavari a Torino nel 2008 e dopo un’esperienza al Nucleo radiomobile nel comune ligure era passato a comandare il Noe nel capoluogo piemontese. Dopo un corso speciale, gli era stato quindi affidato il compito di comandare il Nucleo che si occupa di prevenire i reati in materia di ambiente e tutela del territorio.

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