Bandito morto nella sparatoria, il pm chiede l’archviazione per carabinieri e vigilante

Un anno e mezzo dopo non c’è alcun colpevole per la morte dell’albanese Eduart Kozi, ucciso da una pallottola mentre, insieme ad una banda di malviventi, si dava alla fuga a bordo di un’Audi, dopo aver svaligiato un tabaccheria a Ponte Felcino, e ritrovato cadavere (abbandonato in auto), poco distante dalla stazione ferroviaria del paese del Perugino.

“Tutta l’azione di fuoco del carabiniere, nella misura in cui l’arma fu rivolta esclusivamente contro il mezzo e mai contro l’uomo e che solo per errore di mira o di esecuzione ha attinto la vittima – scrive il pubblico ministero Mara Pucci nella richiesta di archiviazione presentata al gip – è perfettamente inquadrabile nel perimetro delle medesime cause scriminanti: è indubbio che egli abbia usato legittimamente le armi nell’adempimento del dovere di interrompere l’azione criminosa in atto; è certo che la sua azione sia scriminata anche dalla legittima difesa in relazione al pericolo di investimento della guardia”.

In venti pagine, depositate il 14 maggio scorso, il pm analizza le indagini svolte, le intercettazioni nei confronti dei carabinieri indagati per omicidio e della guardia giurata e, soprattutto, l’esito della consulenza balistica agli atti dell’indagine. I due carabinieri inquisiti per omicidio e la guardia giurata sono difesi dagli avvocati Nicola Di Mario e Alessandro Vesi. La famiglia Kozi è assistita dagli avvocati Antonio Cozza e Nicodemo Gentile.

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