ALPINI ALL’EXPO SOTT’ACQUA E SCATTA LA DENUNCIA

(di Alessandra Ceschia) – UDINE. Sono finiti in ammollo gli alpini
friulani dell’Ottavo Reggimento di Cividale e Venzone, mandati in Lombardia per
occuparsi della sicurezza all’Expo di Milano. L’acqua ha allagato le tende dove
erano stati alloggiati e gli effetti personali che avevano sistemato
all’interno.

Il maltempo che giovedì si è scatenato
nell’area ha sferzato l’accampamento nel quale erano stati sistemati oltre 250
fra ufficiali, sottufficiali e truppa e l’acqua ha invaso le tende,
danneggiando gli effetti personali che avevano riposto. Gli zaini, le scarpe,
la biancheria e le divise sono finiti sott’acqua, ma c’è chi ha perso molto di
più, visto che si è trovato pure lo smartphone o il tablet in ammollo.
Una situazione che ha scatenato le
proteste dei militari, i quali hanno dato mandato all’avvocato Leonardo Bitti
di far partire un’azione legale nei confronti dell’Esercito italiano con
l’obiettivo di ottenere il risarcimento dei danni subiti.
«Sono numerose le segnalazioni che ho già
ricevuto, vengono dai militari di stanza a Cividale, Venzone, ma anche da Villa
Opicina, oltre che da altri reparti provenienti dal resto della penisola –
conferma l’avvocato Bitti – non so ancora esattamente quante persone
rappresenterò in quest’azione legale nei confronti del Ministero dell’Interno
perché è ancora in corso la raccolta delle sottoscrizioni, ma quella in cui si
sono venuti a trovare i dipendenti dell’esercito è veramente una situazione
difficile.
Sono stati precettati con due giorni di
anticipo – argomenta il legale – gli è stato detto solamente che dovevano
partire per potenziare il contingente all’Expo 2015, un impegno che dovrebbe
protrarsi fino al prossimo ottobre, ma nessuno ha detto loro dove sarebbero
stati alloggiati».
Una volta arrivati, i nostri reparti sono
stati assegnati all’area di Bellinzago Novarese, dove è stata allestita una
grossa tendopoli. «A differenza di molti altri colleghi, dai carabinieri alla
guardia di finanza, fino ad altri reparti che sono stati sistemati all’interno
di caserme, quando non negli alberghi, in questo caso si è ritenuto di mandare
i soldati sotto tende che si sono rilevate inidonee».
Giovedì l’annunciata ondata di maltempo si
è abbattuta sull’area: alcune strutture sono state invase dall’acqua che ha
ricoperto il pavimento, il vento ha messo a dura prova la tenuta delle tende
che si sono rovesciate.
Alcuni hanno fatto in tempo a mettere in
salvo quello che avevano con sè, altri si sono ritrovati gli effetti personali
che galleggiavano nell’acqua, compresi i cavi elettrici predisposti all’interno
delle tende. L’area è stata sgomberata e i militari sono stati temporaneamente
trasferiti in una rimessa per i carri.
Le proteste sono subito rimbalzate sul
web, dove le foto con i danni del maltempo sono state postate dai militari e
hanno raccolto centinaia di commenti. Molteplici le testimonianze di
solidarietà nei confronti dei soldati chiamati a garantire le condizioni di
sicurezza all’Expo e altrettante le accuse lanciate da parte di chi ha
paragonato l’accoglienza riservata ai militari in trasferta e quella assicurata
ai migranti, cui comunque le Prefetture garantiscono alloggi più sicuri quandanche
siano di prima accoglienza.

«Quando i militari si sono lamentati per i
danni subiti alle apparecchiature elettroniche si sono sentiti rispondere che
si trattava di un loro problema, visto che nessuno li aveva autorizzati a
portarsele dietro in missione – puntualizza l’avvocato Bitti –. A rendere il
quadro ancora più grave – aggiunge – c’è l’incertezza sul trattamento
economico, visto che i militari in questione sono stati spediti in Lombardia
senza che vi fosse alcun decreto a sancire la copertura finanziaria, quindi a
oggi non sanno nemmeno se saranno pagati per questa missione».



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