«Al carabiniere che si può dare?». L’intercettazione che coinvolge il sottufficiale finito nell’inchiesta. Ecco di cosa è accusato

ASCOLI – Dai faldoni dell’inchiesta portata avanti dalla direzione distrettuale antimafia di Ancona sul presunti traffici illeciti di rifiuti nel Piceno e sospetti episodi di corruzione in cui sarebbero coinvolti anche alcuni esponenti politici locali di rilievo (l’ex presidente della Regione Anna Casini e l’ex consigliere regionale di Forza Italia Piero Celani), emerge che per il sostituto procuratore Paolo Gubinelli un ruolo decisivo, in questo contesto l’abbia avuto Giovanni Palumbieri.

Per gli inquirenti, infatti, sarebbe proprio il sottufficiale dei carabinieri in servizio presso il comando provinciale di Ascoli a rivelare ai vertici della Geta l’esistenza di una inchiesta nei loro confronti e che fossero state disposte delle intercettazioni. Nei conti di Palumbieri i reati ipotizzati sono quelli di corruzione e favoreggiamento poiché, secondo quanto sostenuto dal Pm, il carabiniere avrebbe riferito sull’andamento di alcune indagini che sarebbero dovute rimane segrete e che invece sarebbero state riferite ai dirigenti della Geta che, per questo, avrebbe poi garantito una cospicua sponsorizzazione ad un’associazione sportiva che faceva riferimento al carabiniere. Tutto ciò lo si evincerebbe, soprattutto, da alcune intercettazioni come quella carpita all’interno dell’auto tra una dei titolari della Geta e l’uomo di fiducia all’interno dell’azienda.

I colloqui
«A quesso che gli si può dare? Al carabiniere?». Per la Procura, da questo momento – ovvero dal febbraio del 2019 – Palumbieri entra a far parte dell’inchiesta perchè si evincerebbe la volontà della Geta di ricompensare il sottufficiale dell’Arma per le informazioni che aveva fornito, ovvero che i vertici dell’azienda fossero sotto intercettazione. «Niente – risponde l’uomo di fiducia alla domanda del suo interlocutore – adesso ci pen… ci ha già pensato Ivan (Brandimarte, titolare della Geta, ndr). Da tanto facciamo lo sponsor per i ciechi (intendendo la società di Torball riconducibile a Palumbieri, ndr)». Dalle registrazioni, inoltre, il factotum della Geta chiede ai suoi interlocutori di usare la massima discrezione e fare attenzione perchè «se dovesse uscire una cosa di quesse, lui passa i guai». Non sapevano però che gli investigatori avevano disposto delle intercettazioni ambientali non solo telefoniche ma anche all’interno dell’auto in uso al dipendente dell’azienda ascolana di smaltimento dei rifiuti. E nel frattempo, gli inquirenti avevano deciso di monitorare gli spostamenti del carabiniere.

L’incontro
Qualche giorno più tardi, dopo aver ricevuto da Palumbieri la telefonata per chiedergli di incontrarsi, il dirigente della Geta parlando con un collega dice: «Speriamo che quello dei carabinieri mi dice che hanno finito le intercettazioni». Per gli investigatori, il sottufficiale, in alcuni occasioni, per accattivarsi la simpatia dei vertici dell’azienda, riferisse particolari inventati sull’inchiesta e, di certo, nulla avrebbe potuto riferire sulle indagini in quanto non era a conoscenza dei particolari. Ma il comportamento di Palumbieri aveva insospettito anche alcuni colleghi tanto che avevano redatto delle annotazioni di servizio. E quando i vertici della Geta ottengono una dilazione dei tempi nella notifica di un provvedimento, grazie all’interessamento del carabiniere, è lo stesso Brandimarte che, contento per il risultato, dice al suo collaboratore: «Ora ci vuole un bel regalo».

di Luigi Miozzi per il CorriereAdriatico.it

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