Agente di polizia locale trasferito perché rifiuta le armi: il giudice lo reintegra e condanna il comune

Aveva rifiutato la dotazione di armi, prevista dal nuovo regolamento di polizia locale, e per questo era stato trasferito dai servizi esterni a un ufficio interno, con relativa diminuzione dello stipendio. Un agente di polizia locale e il sindacato Funzione Pubblica Cgil di Ferrara avevano quindi portato in tribunale il Comune, convinti che l’amministrazione, armando il Corpo, avesse assunto un «comportamento discriminatorio» verso gli obiettori di coscienza. E il giudice ha dato loro regione, tanto che ha condannato il Comune a sborsare circa 20mila euro. Per provvedere alle spese legali (circa 7mila euro) e risarcire il sindacato e l’assistente scelto della municipale Terre Estensi.

Il reintegro

Il giudice ha anche disposto il reintegro dello stesso agente nelle sue precedenti mansioni: tornerà quindi a fare il vigile di quartiere. «Una sentenza storica per discriminazione di genere», il commento di Natale Vitali, segretario generale della Cgil Funzione Pubblica di Ferrara, in merito all’ordinanza che «condanna la condotta illegittima del Comune tenuta nel processo di armamento della polizia locale e – fa sapere l’organizzazione sindacale – assume rilievo sotto diversi profili di discriminazione diretta e indiretta per il regolamento comunale emesso nel 2020, dove si rende incompatibile l’appartenenza al Corpo con lo status di obiettore di coscienza». È il caso dell’agente protagonista della vicenda, che già non aveva fatto la leva e che ha intrapreso la causa citando a giudizio l’amministrazione visto che nel 2021 si era ritrovato a lavorare nella centrale radio operativa, con relativa perdita dell’indennità di servizio esterna (e cioè 9 euro al giorno).

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Il giudice: essere obiettore non impedisce di far parte del Corpo

Ma indirettamente sono coinvolte anche le donne che, si legge nell’ordinanza, «in quanto non chiamate alla leva, non hanno avuto occasione di esprimere obiezione di coscienza in materia di porto delle armi». Per il giudice Alessandra De Curtis essere obiettore di coscienza non impedisce di far parte del Corpo e l’adozione del regolamento non cambia le circostanze, non è retroattivo: quando era stato assunto l’agente non c’erano restrizioni di questo tipo. Per Vitali questa sentenza «avrà ricadute a livello nazionale in materia di discriminazione diretta ed indiretta – le sue parole – ancora una volta abbiamo portato avanti una battaglia di merito ed abbiamo vinto nelle politiche del lavoro».

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