AFGHANISTAN, BAGNO DI SANGUE PER I BERRETTI VERDI: “HANNO AFFRONTATO UNA MAREA DI TALEBANI”

(di Franco Iacch) – E’ stato un bagno
di sangue, con berretti verdi circondati da una “marea” di talebani per uno
scontro a fuoco durato oltre un’ora. Gli Stati Uniti, in un’operazione
classificata avvenuta in Afghanistan, hanno perso un operatore dei reparti
speciali mentre altri due sono rimasti gravemente feriti.

La loro missione è
avvolta nel mistero, con Pentagono che si è rifiutato di dare spiegazione sul
perché quelle unità fossero in azione nella città di Marja, nell’irrequieta
provincia di Helmand, in Afghanistan.
Nonostante le lezioni di un passato ancora vivo
nei ricordi, quella avvenuta poche ore fa ricorda tanto l’operazione Redwings,
con i medesimi errori di valutazione del Pentagono. Questa volta, soltanto per
un miracolo, l’operazione non si è trasformata in un massacro per gli USA.

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La missione che si è svolta poche ore fa è
classificata. Ciò significa che nemmeno i parenti più stretti del soldato morto
sapranno mai la dinamica che gli ha tolto la vita.

Sappiamo che un team dei reparti speciali USA
(quasi certamente berretti verdi), in supporto ad un piccola unità
afghana, si trovava nei pressi della città di Marja. In un primo momento si era
ipotizzato un semplice ruolo di consulenza per i soldati USA, ma quasi
certamente quell’unità si trovava in zona in una missione di targeting
leader
. Le informazioni diramate dal Pentagono, lo ripetiamo, sono
scarse.
Qualcosa sembra essere andato subito storto. Il
team viene rilevato dalle forze ostili in pochi minuti. L’unità si ritrova
(queste sono le parole utilizzate dal portavoce del Pentagono Peter Cook)
“circondata da una marea di talebani”. Imbarazzo durante la conferenza stampa
di Cook, considerando che la battaglia era ancora in corso con perdite sul
campo.
Il Pentagono prova ad esfiltrare i propri
berretti verdi e gli alleati, inviando in zona due elicotteri HH60 Pave
Hawk
. Il primo non riesce nemmeno a toccare terra a causa del fuoco nemico
ed è costretto a ritornare alla base. Il secondo riesce ad atterrare, ma non
può decollare a causa di un fuoco di sbarramento di artiglieria che proviene da
Marja. La battaglia si protrae per più di un’ora con forze USA ed alleate che
riescono a resistere ed a lasciare la zona soltanto dopo l’arrivo di una
cannoniera AC-130 in ruolo di copertura. Gli USA perdono un operatore dei
berretti verdi. Altri due sono gravemente feriti. Feriti anche numerosi soldati
afghani coinvolti nell’operazione. La dinamica del loro coinvolgimento è
avvolta nel mistero.
Ufficialmente, gli USA hanno ritirato nella
provincia di Helmand le forze regolari. L’ultimo scontro conferma l’esclusivo
impiego dei reparti speciali. Una forza invisibile che continua a svolgere
missioni, spesso mortali come quella di poche ore fa. L’operatore morto a Marja
segna il primo combattimento fatale degli Stati Uniti in Afghanistan nel nuovo
anno.
E’ il settimo soldato ucciso in due settimane. Il
21 dicembre scorso, sei soldati sono stati uccisi appena fuori la base aerea di
Bagram, a 30 miglia a nord di Kabul. Il Pentagono non è tenuto a diramare
dettagli sugli operatori dei reparti speciali ne può essere obbligato a farlo.
Il piano degli Stati Uniti di ritirare la maggior parte delle sue 9.800 truppe
entro la fine del 2016 rimane ancora in vigore.

Per il Pentagono in Afghanistan sono stati
compiuti enormi progressi contro i talebani. Gli ultimi episodi sembrano
smentire categoricamente queste affermazioni.
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