Ha svolto il suo lavoro da poliziotto. Ha visitato decine di discariche pericolosissime.
Ma per il sostituto commissario Roberto Mancini, oggi malato di cancro per quell’aria tossica respirata in Campania ne “la terra dei fuochi” non ci sarà un risarcimento da parte dello Stato. E’ questa l’incredibile storia che racconta il Fatto Quotidiano. Mancini ha pagato pesantemente il prezzo del suo lavoro: un tumore direttamente collegato con la contaminazione da sostanze pericolose.Per anni ha inseguito il re della monnezza e ha aiutato i pm di Napoli a portare avanti le loro inchieste sul clan Biodognetti. Ora la malattia. La sua malattia – già riconosciuta come legata al suo servizio per lo Stato – è stata valutata appena cinquemila euro. Roberto Mancini ha deciso di chiedere un risarcimento alla Camera dei deputati, per se e per la sua famiglia. E qui è iniziato un vero percorso ad ostacoli. Prima l’avvocatura gli risposto che lui non era un dipendente, visto che prestava servizio a titolo gratuito. Quando gli avvocati del poliziotto hanno mostrato gli estratti dei Cud, la risposta è stata questa: quei soldi venivano corrisposti come emolumento dall’Ispettorato di polizia della Camera dei deputati e non dalla Commissione. Insomma, per il parlamento Roberto Mancini non ha diritto a nessun risarcimento: “Ho deciso di contattare il presidente Laura Boldrini – racconta Mancini al Fatto – ma la risposta che ho ottenuto è stata ‘Non ci posso fare nulla’”. La richiesta di andare a prestare servizio presso la Camera dei deputati – ricorda oggi – “arrivò direttamente dal presidente Massimo Scalia. Era chiaro a tutti per chi stavo prestando la mia consulenza”.
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