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Viaggia sul mare con le velature gonfie, l’Amerigo Vespucci, il veliero nave-scuola della Marina italiana. E’ ritratta in una cartolina, una delle tante in vendita a Livorno e dintorni, ma quella che è stata recapitata nei giorni scorsi al Comando Carabinieri di Ferrara è assolutamente particolare.

Sulla velatura di poppa del veliero raffigurato c’è una freccia, ambigua, scherzosa. Come lo è sul retro il messaggio vergato da una mano incerta, con una calligrafia stentata e spigolosa, un italiano sgrammaticato: l’indirizzo è «Commando Centrale Carabinieri Ferrara (senza indirizzo nè cap, ma arriverà lo stesso, ovviamente, ndr). E poi «Per grazie Livorno. Addio Italia m… e soldati sckifi. Igor».

Il timbro postale, si presti molta attenzione, è del 17 maggio, dal centro smistamento meccanizzato postale di Firenze. Chiunque, ovviamente, potrebbe averla spedita a Ferrara. I tantissimi burloni alla Igor che in questi mesi hanno costretto i carabinieri a riempire i verbali delle segnalazioni più fantasiose e spesso suggestive di Igor il russo in fuga, Norbert Feher il serbo in realtà, che l’ha fatta in barba a oltre 1000 uomini dei reparti speciali (i rambo italiani) e ai carabinieri tra Ferrara e Bologna.

D’altronde, questa cartolina che la Nuova Ferrara pubblica proprio come monumento alla burla, potrebbe benissimo comparire sulla prima pagina del Vernacoliere, il settimanale pubblicato a Livorno di satira e umorismo, roba da toscanacci senza freni, che fa dell’invenzione e delle caricature di fatti ed eventi nazionali il punto di forza nelle edicole arrivando a vendere anche 25mila copie.

Del resto, la stessa cartolina «saluti da Igor», potrebbe benissimo finire nella galleria delle locandine del settimanale che hanno fatto la storia del costume italiano, tra intuizioni folgoranti, polemiche e qualche (non poche) denuncia. Solo uno scherzo, un burla da toscanacci dunque? Se non ci fosse sullo sfondo della cartolina il caso Igor, ci si potrebbe rider sopra. Invece parlando di Igor/Norbert/Ezechiele, non ci si può dimenticare dei fatti che si sono succeduti dal 30 marzo in poi, tra Ferrara e Bologna: la rapina a Consandolo, l’omicidio di Budrio di Davide Fabbri, l’omicidio del Mezzano con la morte di Valerio Verri e il ferimento di Marco Ravaglia.

Poi la caccia all’uomo che non ha avuto precedenti nella storia, anche recentissima, della Repubblica italiana. Diventando oggi più che mai un vero «affare di Stato», con ministri (Minniti) e vertici (comandante generale carabinieri Del Sette e capo polizia Gabrielli) a metterci parole, facce, rassicurazioni con toni ottimistici fin dai primi giorni: «Lo prenderemo presto», «Non ce ne andremo finchè non l’abbiamo preso» e così via.

Proclami che dopo 64 giorni dalla fuga del dopo omicidio Verri (8 aprile), 71 giorni dalla morte di Fabbri (1 aprile), stridono in modo assordante, ancora, come unghie sui vetri. La cartolina, ovviamente, è stata presa in considerazione ed esaminata dai carabinieri che l’hanno repertata come tutto il materiale raccolto in questi 2 mesi e passa di indagini. Come è giusto fare, nel lavoro quotidiano di oltre due mesi di ricerche e indagini poichè non è stato trascurato nulla. In questo caso potrebbero esser stati “coltivati”, dal punto di vista investigativo, spunti grafologici o prelievi di impronte da confrontare con quelli di Igor/Norbert: comunque sia, la cartolina resta un documento, pur burla, di una storia che passerà negli annali come la caccia a Igor, una operazione con «effetto Concorde» (copyright della Nuova): ossia, l’insistere in un progetto senza tener conto dei vantaggi, dei costi, economici e di immagine. Da qui i «saluti di Igor», sicuramente vera burla. Ma, visto che nei giorni scorsi gli inquirenti a Bologna hanno confermato che di Igor/Norbert non vi sono tracce da metà maggio nella zona rossa tra Marmorta e Consandolo, sulla cartolina- burla c’è una coincidenza da non sottovalutare. Il timbro postale del Cmp di Firenze (Centro meccanizzato poste) è del «17/05/17»: «Saluti da Igor»: e se fosse tutto vero?

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