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(di Luca Marco Comellini per Tiscali Notizie) – Nel 2022 la Cassa di Previdenza delle forze armate inizierà la fase del “default”. La notizia è stata data lo scorso 13 ottobre dallo stato maggiore della difesa nel corso di una riunione con i membri del Cocer, i sindacalisti con le stellette. Il vertice militare ha sottolineato che senza un preciso intervento normativo l’istituto che oggi garantisce una sorta di previdenza complementare al personale militare è destinato ad andare in default a partire dal 2022.

La Cassa è un Ente di diritto Pubblico non economico, nato il 1 luglio 2010 e deriva dall’accorpamento delle preesistenti Casse militari costituite negli anni trenta per le esigenze previdenziali degli Ufficiali e Sottufficiali di ogni singola forza armata. È sottoposta alla vigilanza del Ministro della Difesa, che può esercitarla avvalendosi del capo di Stato Maggiore della Difesa o tramite dei dirigenti preposti dagli uffici dell’Amministrazione competenti per materia per i profili strettamente tecnico-amministrativi.

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Fu il governo guidato da Romano Prodi che nell’intento di dare vita al più generale contesto di razionalizzazione della pubblica amministrazione con al legge finanziaria del 2008 pose le basi normative per il riordino delle casse militari. Il progetto di unificazione vero e proprio è stato avviato dal governo Berlusconi che per evitare l’automatico scioglimento e salvaguardare le posizioni previdenziali degli iscritti intervenne con una ristrutturazione limitata al solo profilo organizzativo che ha comportato, di fatto, l’accorpamento delle preesistenti sei casse militari in un solo organismo. L’obiettivo era quello di creare sinergie e ridurre il numero degli organi collegiali e di gestione.

Secondo il Ministro della difesa dell’epoca, Ignazio La Russa, l’unificazione delle casse militari  rispondeva all’esigenza di «razionalizzare l’organizzazione e il funzionamento del settore previdenziale complementare del personale delle Forze armate, inclusa l’Arma dei carabinieri, operando al fine di ridurre gli oneri di funzionamento ed incrementare l’efficienza gestionale degli organismi in argomento.». L’accorpamento delle preesistenti sei casse militari in una sola entità organizzativa e di gestione, limitatamente allo stretto profilo soggettivo ed organizzativo, ha consentito – aveva spiegato l’ex Ministro della difesa rispondendo ad una interrogazione del parlamentare radicale Maurizio Turco – «di ridurre il numero degli organi collegiali e le unità complessive di personale impiegate e mantenere l’amministrazione separata delle preesistenti gestioni previdenziali e la tenuta di distinte evidenze contabili per i singoli istituti, afferenti l’autonomia patrimoniale e previdenziale in atto di ciascuna categoria di personale di forza armata».

L’allarme lanciato nei giorni scorsi dallo stato maggiore della difesa nasce sicuramente dalla relazione di approvazione del Bilancio consolidato per l’esercizio finanziario 2015 contenuta nel verbale sottoscritto lo scorso 22 aprile dai membri del Collegio dei Revisori dei conti della Cassa di previdenza delle Forze armate. L’organo di verifica evidenzia per il Fondo degli Ufficiali dell’Aeronautica Militare un trend negativo in continuazione con i precedenti esercizi finanziari che a partire dal 2012 che «è indice di illiquidità importante» che ha conti fatti mette inequivocabilmente in luce l’insostenibilità del sistema di previdenza complementare basato principalmente sulla contribuzione degli iscritti che versano nelle casse dell’istituto il 2% dell’80% della retribuzione tabellare percependo poi liquidazioni e indennità calcolate sull’ultima retribuzione per ogni anno di servizio effettivo di iscrizione al relativo fondo e, in aggiunta solo per gli ufficiali, gli assegni vitalizi determinati annualmente con decretazione del Ministro della difesa.

La notizia del possibile “default” è stata come un fulmine a ciel sereno piombato inaspettatamente tra i ranghi del personale delle forze armate e dell’Arma dei carabinieri e mentre tra i 270.000 militari iscritti ai fondi di previdenza integrativa sta già dilagando la preoccupazione per le sorti delle loro future “Indennità Supplementari” e dell’ “Assegno Speciale” (vitalizio e solo per gli ufficiali) dal social Facebook apprendiamo che i membri del Cocer presenti a quella riunione con lo stato maggiore della difesa ne hanno immediatamente approfittato per chiedere di entrare a far parte del Consiglio di Amministrazione della Cassa dove, però, già siedono numerosi militari rappresentanti dei ruoli di ciascuna forza armata assieme a titolati generali e magistrati e della Corte di Conti e dirigenti del ministero delle Finanze.

Lo scorso 20 luglio il CdA della Cassa al termine della procedura di gara avviata il 12 maggio, ha provveduto ad affidare, in via definitiva e per i prossimi tre anni, la gestione dei conti correnti intestati ai fondi previdenziali dell’Ente controllato dalla Ministra Pinotti alla Nuova Banca delle Marche SpA che si è aggiudicata il bando con il punteggio di 88,77 battendo, di misura, la Banca Popolare di Sondrio Soc. Coop. per Azioni, seconda e unica concorrente che di punti ne ha ottenuti solo 68,20. L’Istituto di credito a cui la Cassa delle Forze armate ha affidato la gestione dei suoi conti correnti i suoi conti titoli è attualmente presieduto da Roberto Nicastro, con Amministratore Delegato Luciano Goffi, è nato solo il 23 novembre 2015 per l’effetto del decreto legge 183 del 22.11.2015 “Disposizioni urgenti per il settore creditizio”, poi decaduto e confluito nella legge di stabilità per il 2016, subentrando nell’intera operatività dell’attività bancaria di Banca delle Marche SpA.