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In questi ultimi anni sono stati fatti molti sforzi per cambiare il sistema complessivo della esecuzione penale e per migliorare la vivibilità del carcere e le condizioni di lavoro del personale. Interventi normativi ed una profonda innovazione amministrativa stanno dando un nuovo assetto che dovrà essere completato con l’attuazione della delega in materia di riforma dell’ordinamento penitenziario.

Una mia priorità è sempre stata quella di dare al Corpo pari dignità rispetto alle altre Forze di polizia; il riallineamento ed il riordino, con la previsione dell’accesso alla dirigenza dei funzionari, credo siano stati passi importanti nella giusta e doverosa direzione. Non vi è dubbio che nuove esigenze, come quelle derivanti dalla sempre più insidiosa minaccia terroristica, rendono sempre più importante l’impegno nella formazione e nel reperimento di risorse umane e materiali adeguate ai delicati compiti affidati ai poliziotti penitenziari.

Oggi celebriamo due secoli di dedizione, di innovazione, di sicurezza. Dobbiamo essere grati al Corpo di Polizia Penitenziaria per il suo servizio all’Italia. Per il grande contributo che, attraverso la specificità delle proprie funzioni e la capacità delle sue persone, donne e uomini, fornisce e potrà continuare a fornire a tutto il Paese.” Questo uno stralcio del lungo discorso del Ministro della Giustizia Andrea Orlando in occasione del bicentenario della Polizia Penitenziaria. Di fatto non è stata una festa fra le più serene, quella del bicentenario del Corpo di Polizia penitenziaria, celebrata a Roma martedì 19 settembre. Mentre alle Terme di Caracalla il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presenziava alla cerimonia, davanti a Montecitorio otto sigle sindacali hanno organizzato una protesta. Si tratta di Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Fns-Cisl, Uspp, Cnpp e Fp-Cgil.

L’agitazione voleva denunciare “le condizioni critiche in cui vive il personale delle carceri”. I sindacati chiedono più sicurezza, nuove assunzioni e nuove dotazioni finanziare e tecnologiche. E soprattutto adeguati stanziamenti per il rinnovo del contratto, scaduto da dieci anni. “Sovraffollamento, carenza di organici, organizzazione del lavoro deficitaria, suicidi e violenze sul personale sono i parametri di un vero bollettino di guerra – commentano i sindacati –. Criticità pesantissime trascurate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dal Ministero della Giustizia, colpevoli di non aver assunto nessuna decisione risolutiva sull’emergenza quotidiana delle carceri”.

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