«VI FACCIO TRASFERIRE»: LA TELEFONATA AL CAPO DELLA POLIZIA, MA GLI AGENTI NON SI INTIMIDISCONO

(di Giulio De Santis) – L’avvertimento «lei non sa chi
sono io» l’ha sibilato all’inizio della telefonata. «Eccellenza Antonio
Manganelli buonasera, sono Antinori, la disturbo? Ho un problema, i suoi agenti
non mi fanno entrare a casa…».

Ecco l’evoluzione dell’intimidazione nelle
parole del professor Severino Antinori, finito sotto processo per aver voluto
dimostrare quanto era potente, chiamando l’allora capo della polizia con
l’intento di spaventare due agenti intervenuti per calmare il medico, furibondo
con la moglie. L’episodio risale alla sera del 21 maggio 2012 e, come dimostra
la citazione in giudizio decisa dalla procura, i due rappresentanti delle forze
dell’ordine non ebbero paura della telefonata di Antinori a Manganelli (deceduto
il 20 marzo 2013), allora al vertice delle forze di polizia.
Il motivo della rabbia
A far perdere la pazienza al
professore – accusato di minacce a pubblico ufficiale – era stata la scelta di
Caterina Versaci, moglie del ginecologo, di metterlo alla porta dopo una lite.
Provvisto della sua grinta, l’imputato citofonò alla consorte il 16 maggio.
Nacque una discussione che impose l’intervento di due poliziotti. Al loro
arrivo, il medico perse le staffe e minacciò gli agenti: «Conosco il capo della
polizia, vedrete che fine farete». In quell’occasione Antinori si limitò al
classico «lei non sa chi sono io», accolto con indifferenza dai pubblici
ufficiali. Il sereno nella coppia, però, stentava a tornare e vista
l’impossibilità di rimettere piede dentro casa con le buone, Antinori si armò
di fabbro per scassare la porta dell’appartamento. In pochi minuti arrivò una
nuova pattuglia. Memore dell’inutilità delle minacce precedenti, il dottore
volle fornire una prova di forza per chiarire chi, secondo lui, aveva il
potere: «Ho chiamato Manganelli, il vostro dirigente è già stato trasferito, e
faccio trasferire anche voi», disse una volta terminata la chiamata. Finale
della storia? I poliziotti sono ancora al loro posto e Antinori è sotto
processo davanti al pm Gianluca Mazzei.
La tesi della difesa
Ed ecco la ricostruzione di quanto
accaduto quella sera secondo gli avvocati Claudio Romano e Tommaso Pietrocarlo,
difensori del professor Antinori: «Sull’episodio avvenuto il 21 maggio 2012, il
nostro assistito non ha mai pronunciato le frasi riportate dagli agenti. Quella
sera il professore intendeva soltanto accedere alla propria abitazione, com’era
suo diritto. Non ha mai inteso minacciare alcuno, né opporsi all’azione delle
forze dell’ordine, che lo hanno regolarmente identificato. D’altra parte, dal
processo risulta che era presente ai fatti il suo legale, a riprova che si
trattava di azione legittima. La conferma del suo diritto risiede nel
provvedimento reso dalla VII sezione civile del Tribunale di Roma, che – nel
disporre il suo reintegro nella detenzione qualificata dell’immobile — ha
affermato che Antinori fu, in realtà, privato del diritto di accedere alla
propria abitazione».

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