TRUFFA, PECULATO, CALUNNIA: TUTTI I GUAI DEL MARESCIALLO

Falso ideologico, truffa aggravata in
concorso, tentata violenza privata, omessa denuncia da parte di un incaricato
di pubblico servizio, peculato, porto abusivo d’armi, calunnia. 


Sono le accuse con cui ieri, davanti al gup
del tribunale di Parma, è stato rinviato a giudizio il maresciallo Vincenzo Alesi, 46 anni, all’epoca dei fatti contestati
voce comandante della stazione dei
carabinieri
di Traversetolo.


Il processo si terrà il prossimo 11 maggio.
Alesi, vice comandante della stazione di Traversetolo, era stato arrestato il 19 settembre di due anni fa su
richiesta del pm Giuseppe Amara
, dopo un’indagine portata avanti per mesi
dai carabinieri del Nucleo investigativo di Parma.

E’ lunga la serie di falsi ideologici
che la procura contesta al sottufficiale, in alcuni casi in concorso con un
collega, relativamente a memoriali di servizio.
Qualche esempio?
Pattugliamenti fatti per un numero di ore inferiore rispetto a quello poi messo
nero su bianco. Ma anche menzogne sicuramente più gravi, secondo quanto emerge
dai capi d’imputazione: nel giugno dello scorso anno Alesi, in concorso con un
collega, certifica di aver controllato durante la notte una persona agli
arresti domiciliari, ma la verifica per gli inquirenti non c’è mai stata. E
quella non sarebbe stata l’unica volta: anche in una seconda occasione, in
pattuglia con un altro militare, avrebbe finto il controllo di una persona in
libertà vigilata.

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Tra il 2013 e il 2014, inoltre, il maresciallo non avrebbe denunciato alcune
persone fermate al volante dopo aver alzato troppo il gomito. E in un’occasione
la mancata segnalazione sarebbe avvenuta in concorso con un collega, anche lui
ora indagato per omessa denuncia di reato. Ma
Alesi è anche indagato per calunnia nei confronti di un collega e concorso in
truffa aggravata
. La vicenda, stando alla richiesta di rinvio a giudizio è
relativa a un’azione ordita con la complicità di altre persone (anche loro
rinviate a giudizio) finalizzata a far licenziare, con la falsa motivazione di
riduzione del personale, una donna che lavorava in un’associazione sportiva
dilettantistica, allo scopo di farle conseguire indebitamente l’indennità di
disoccupazione. L’imputazione di tentata
violenza privata
riguarda, invece, presunte pressioni nei confronti di
un’altra donna allo scopo di farle interrompere una relazione clandestina con
un suo conoscente. Altre accuse riguardano episodi di peculato: relativamente
all’uso dell’auto di servizio per scopi estranei alle attività di servizio,
oppure per essersi impossessato di una piccola quantità di cocaina trovata
all’interno di un abbonamento della Tep smarrito, omettendo di provvedere al
sequestro. Inoltre, sempre nella qualità di pubblico ufficiale, è accusato di
essersi appropriato di vettovaglie custodite nella mensa della caserma.
Ieri, intanto, ha definito la sua posizione, con rito abbreviato, la compagna del maresciallo, che doveva
rispondere di porto abusivo d’armi per aver trasportato senza autorizzazione
quelle del vicecomandante. La donna è stata condannata a un anno e sei mesi di
reclusione, pena sospesa.

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