Avvocato MilitarePensioni

TFS, la Consulta “congela” il pagamento a rate: “E’ illegittimo”, ma lo Stato ha tempo fino al 2027

La partita sul trattamento di fine servizio (TFS) resta clamorosamente in sospeso. Con l’Ordinanza n. 25/2026, depositata il 5 marzo 2026, la Corte costituzionale ha confermato ciò che i dipendenti pubblici denunciano da anni: il sistema dei pagamenti differiti e rateali è incompatibile con l’articolo 36 della Costituzione. Tuttavia, per evitare un “effetto-bomba” immediato sui conti pubblici, la Consulta ha scelto la via del rinvio, concedendo al Parlamento un’ultima finestra di manovra fino al 14 gennaio 2027.

Il meccanismo della dilazione: dodici mesi d’attesa e rate da 50mila euro

Il cuore della contesa riguarda le norme che permettono allo Stato di trattenere i soldi dei lavoratori anche dopo il pensionamento. Nello specifico, i TAR di Marche, Lazio e Friuli-Venezia Giulia hanno messo sotto accusa il differimento di dodici mesi (più tre) previsto dal d.l. 79/1997 e la rateizzazione introdotta dal d.l. 78/2010.

Ad oggi, il sistema funziona come un imbuto:

  • Se l’importo è pari o inferiore a 50.000 euro, viene pagato in un’unica soluzione (ma dopo oltre un anno);
  • Tra 50.000 e 100.000 euro, il pagamento avviene in due rate annuali;
  • Oltre i 100.000 euro, le rate diventano tre.

Questo schema colpisce duramente il personale delle Forze Armate e di Polizia e dei Ministeri, che si ritrovano a incassare la propria liquidazione “a spizzichi e bocconi” mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto delle somme accantonate.

La retribuzione non è “giusta” se arriva tardi e svalutata

La Corte è stata netta: il TFS è retribuzione differita e la garanzia costituzionale non riguarda solo l’ammontare della cifra, ma anche la tempestività della sua corresponsione. Il nodo centrale sollevato dai ricorrenti non è solo il ritardo, ma la mancanza di rivalutazione monetaria. Ricevere la stessa cifra nominale dopo anni di attesa significa, nei fatti, ricevere meno soldi a causa dell’aumento del costo della vita, un pregiudizio che secondo i TAR intacca l’essenza stessa dei diritti pensionistici, intesi come un “bene” protetto anche dalla CEDU.

Il muro di gomma di INPS e Governo: “Costi troppo alti”

L’INPS ha tentato in ogni modo di far dichiarare inammissibili i ricorsi, definendo il sacrificio richiesto ai lavoratori come un «modestissimo onere» a fronte di un trattamento previdenziale ritenuto favorevole. Anche l’Avvocatura dello Stato si è schierata a difesa del bilancio, paventando effetti catastrofici sui saldi di finanza pubblica in termini di fabbisogno e indebitamento netto qualora si dovesse procedere a rimborsi immediati.

La Consulta ha respinto le eccezioni dell’INPS, definendole non fondate, ma ha ammesso che un’ablazione immediata e retroattiva della norma comporterebbe la immediata esigibilità di tutti i trattamenti in corso, creando un impatto insostenibile per le casse pubbliche.

L’offesa del “modestissimo onere” e il bluff della riforma 2027

Nonostante l’INPS abbia tentato di minimizzare il danno definendo il ritardo dei pagamenti un «modestissimo onere» per il lavoratore, la Consulta ha chiarito che il TFS è a tutti gli effetti un “bene” patrimoniale protetto dalla CEDU, la cui sostanza viene erosa dalla mancanza di rivalutazione monetaria. La recente “toppa” legislativa, che riduce il termine di liquidazione a nove mesi, è stata bollata come parziale e priva di un vero disegno di rimozione del problema: essa infatti si applicherà solo a chi maturerà i requisiti dal 1° gennaio 2027, lasciando nel limbo migliaia di dipendenti già in attesa. Il motivo del mancato “colpo di grazia” immediato è puramente finanziario: l’Articolo 36 della Costituzione è considerato “di per sé solo idoneo” a demolire la norma, ma una cancellazione istantanea innescherebbe una “bomba” retroattiva, rendendo immediatamente esigibili anche le rate residue di chi è già in pensione, con un impatto devastante sul fabbisogno di cassa. Il rinvio al 14 gennaio 2027 rappresenta dunque l’ultimo appello allo «spirito di leale collaborazione» delle istituzioni: o il Parlamento pianificherà una restituzione graduale ma certa, o la Corte non potrà più ignorare la lesione strutturale dei diritti dei lavoratori.

L’ultimatum del 2027: le riforme “parziali” non bastano più

Il legislatore ha provato a correre ai ripari con piccoli aggiustamenti, come la riduzione del termine di liquidazione da dodici a nove mesi (ma solo dal 2027) e l’anticipo per gli invalidi. La Corte ha però bocciato queste misure definendole parziali e prive di un vero disegno di rimozione progressiva del problema.

Ora la palla torna al Parlamento: la Consulta ha fissato una nuova discussione per il 14 gennaio 2027. Sarà quella la data della verità: se entro allora non sarà stata varata una riforma che pianifichi seriamente l’eliminazione dei meccanismi dilatori, la Corte potrebbe non avere altra scelta che dichiarare l’illegittimità definitiva, facendo saltare il tappo che tiene bloccati i risparmi di migliaia di dipendenti pubblici.

LEGGI ALTRE SENTENZE DELLA SEZIONE AVVOCATO MILITARE DI INFODIFESA

🎥 Segui InfoDifesa anche su YouTube!

Approfondimenti, notizie, interviste esclusive e analisi sul mondo della difesa, delle forze armate e della sicurezza: iscriviti al canale ufficiale di InfoDifesa per non perdere nessun aggiornamento.

🔔 ISCRIVITI ORA

Unisciti alla community di InfoDifesa: oltre 30.000 utenti già ci seguono!

📲 Unisciti al canale WhatsApp di Infodifesa!

Vuoi ricevere aggiornamenti, notizie esclusive e approfondimenti direttamente sul tuo smartphone? Iscriviti ora al nostro canale ufficiale WhatsApp!

✅ Iscriviti su WhatsApp

Senza spam. Solo ciò che ti interessa davvero.

Redazione web

Redazione Web Infodifesa Portale indipendente di informazione su Difesa e Sicurezza La Redazione Web di INFODIFESA è composta da giornalisti, analisti e specialisti del comparto difesa e sicurezza. Dal 2013 Infodifesa.it offre notizie, approfondimenti e analisi geopolitiche aggiornate e indipendenti. Il portale non è una testata giornalistica registrata e non ha carattere periodico – come specificato nella sezione Chi siamo di Infodifesa – ma pubblica contenuti informativi e di analisi in base alla disponibilità e all’attualità dei temi trattati. 📍 Trasparenza Tutti gli articoli vengono realizzati con attenzione alla verifica delle fonti e al rispetto della verità dei fatti. Le opinioni e i commenti riflettono l’esperienza e la competenza dei nostri collaboratori.