SOLDATESSA DELL’ESERCITO: «COSÌ ABBIAMO BLOCCATO L’IVORIANO»

«Aveva quel borsone e l’abbiamo fermato. Saranno state le 7
di mattina. Abbiamo quindi chiamato la polizia che ha aperto la sacca: dentro
c’erano telefonini, un pc portatile una telecamera. Tutto è cominciato così».
Il caporale Moena Mazzara, 27 anni, di Napoli, è uno dei due militari
dell’Esercito che per primi hanno bloccato l’ivoriano di 18 anni Mamadou
Kamara, accusato dell’omicidio dei coniugi Vittorio Solano e Mercedes Ibaniz
durante una rapina nella loro villa di Palagonia.

«Ero all’inizio del mio turno –
racconta la soldatessa – insieme al capo del servizio», il caporal maggiore capo scelto Pietro Mazzotta, 40 anni,
della provincia di Siracusa. «Insieme alla polizia – spiega – vigiliamo
all’ingresso del Centro e, in genere, fermiamo e controlliamo tutti quelli che
entrano con dei borsoni. Abbiamo così fermato l’ivoriano e chiamato un
ispettore di polizia che ha aperto la sacca: all’interno c’erano telefonini, un
computer e altro materiale sospetto. Da lì sono partite le indagini» che si
sono concluse con il fermo dell’extracomunitario.

Nel borsone, infatti, sono stati trovati anche pantaloni sporchi di sangue,
mentre il telefonino è risultato essere del proprietario della villa. Una
pattuglia di carabinieri si è recata sul posto pensando di dover raccogliere
una denuncia per furto, invece ha scoperto i due cadaveri.
Mamadou Kamara è uno dei circa 3.000 ospiti del Cara di Mineo. Gli stranieri
sono di norma liberi di entrare ed uscire dal centro, che è però sottoposto a
vigilanza continua da parte dei militari dell’operazione “Strade sicure” e
delle forze di polizia. «Nostro compito – spiega il capitano Filippo Rancatore,
del 62/o reggimento fanteria di stanza a Catania, comandante del dispositivo di
controllo – è quello di vigilare all’esterno del Cara, con delle pattuglie
lungo la recinzione, e ai due varchi di ingresso. Qui, in collaborazione con la
Polizia, sottoponiamo a controlli gli ospiti che entrano ed escono. Proprio
come è successo ieri».

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