SIRIA: CONOSCIAMO LA FORZA MILITARE DELL’IRAN

(di Denise
Serangelo) – Il
fervore religioso che trasudava dopo la rivoluzione islamica del 1979 si
respirava tra le vie del nuovo Iran. Come ogni rivoluzione è difficile che
tutti accettino il nuovo status quo. Così nacquero i Pasdaran, uomini
intransigenti che agiscono all’ombra del governo di Teheran per mantenere
intatta l’ideologia della rivoluzione islamica. Militari selezionatissimi ed
altamente addestrati il cui unico compito è quello di obbedire in maniera cieca
all’ayatollah Ali Khamenei.

Ma cosa
sappiamo davvero di queste tanto lusingate Guardie della Rivoluzione? In base
all’art. 2 del secondo capitolo dello Statuto dei Pasdaran della Rivoluzione
islamica, il ruolo degli IRGC (Iranian Revolutionary Guard Corps) consiste
nella «lotta legale contro gli elementi o i movimenti che puntano a sabotare o
smantellare la Repubblica o agiscono contro la Rivoluzione islamica d’Iran».
Inoltre all’art. 3 la missione degli IRGC viene descritta come uno «scontro
legale contro gli elementi che intraprendono un conflitto armato per annullare
l’autorità delle leggi della Repubblica islamica». Proprio attraverso questi
due articoli gli IRGC giustificano il proprio ruolo politico.
Terminata
la guerra tra Iran e Iraq iniziò una graduale riorganizzazione delle unità
combattenti. Come ogni forza speciale che si rispetti non è dato a nessuno
sapere quale sia il numero reale dei prestanti servizio. Le stime parlano di
150.000 unità ma sono basate soprattutto su indiscrezioni. Nel 1992 la
Repubblica islamica decise di unire gli stati maggiori dei Pasdaran con quelli
delle Forze armate nel tentativo d’integrarle. Il fervore religioso di cui i
pasdaran erano l’icona rischiava di essere un’arma a doppio taglio per gli
strateghi della rivoluzione. Nonostante l’accorpamento la superiorità numerica
e di preparazione militare e d’intelligence dei Pasdaran era intuitiva.
Nondimeno i due corpi mantennero i propri mandati: le Forze armate continuarono
a occuparsi della difesa convenzionale della nazione mentre le guardie della
rivoluzione si concentrarono sulla sicurezza interna e sull’esportazione della
rivoluzione stessa.
Conseguentemente
alla riforma della dottrina interna i Pasdaran hanno assunto diverse nuove
forme. Una delle innumerevoli stranezze che fanno delle Guardie delle
Rivoluzione un argomento così succulento sono sicuramente due delle sue
componente più importanti: Basij-e Mustafazin e le forze Qods. Il leader
rivoluzionario iraniano, l’ayatollah Ruhollah Khomeini emise un decreto per
fondare il Basij, inteso come “grande milizia del popolo”, nel
novembre 1979. Si dice che egli avesse stabilito che “un Paese con 20
milioni di giovani deve avere 20 milioni di fucilieri o una milizia con 20
milioni di soldati; un simile Paese non sarà mai distrutto”. Almeno
all’origine, il Basij fu fondato per coloro che non potevano prestare un
servizio militare regolare perché troppo giovani, troppo vecchi o semplicemente
con il sesso sbagliato.
Dopo la
guerra Iran-Iraq, il Basij fu riorganizzato e progressivamente divenne uno dei
primi garanti della sicurezza interna del regime iraniano islamico. Il bacino
di utenza dei Basij si snoda su una fitta rete di moschee che indirizzano i
ragazzi più giovani a prestare servizio per il benessere della Repubblica.
Molti sottogruppi sono presenti nelle Università e nelle strutture tribali. Non
sono esenti scuole medie e superiori in cui il reclutamento è altissimo. La
missione del Basij nel suo insieme può essere generalmente definito come aiuto
al mantenimento dell’ordine pubblico; far rispettare valori ideologici e
islamici e la lotta contro la “assalto culturale occidentale”. Le
cifre messe in campo solo dalla milizia Basij sono imponenti – circa 11 milioni
di soggetti – da utilizzarsi come deterrente per coloro che vorrebbero
allentare il rigidissimo protocollo morale imposto dalla rivoluzione.
Il vero
braccio armato delle Guardie della Rivoluzione, il cuore della Difesa Iraniana
sono le Forze Quds. Lo stesso simbolo della Forza Quds riassume in una sola
immagine l’intera missione: un pugno che stringe un mitra al cui vertice è
scritto il sessantesimo verso dell’ottava Sura del Corano “Al-Anfal”:
“Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete e i cavalli
addestrati, per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che
voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la
causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati “.
Il
comandante della Forza Quds è direttamente nominato dalla Guida Suprema,
che mantiene all’interno dell’unità speciale un suo rappresentante al fine di
controllarne direttamente le attività. Prima di essere approvata, un’azione
della Forza Quds segue un iter ben preciso: l’operazione è analizzata
dall’unità di sicurezza presente all’interno dell’ufficio della Guida
Suprema
 (la Divisione 101). In seguito viene discussa dal Consiglio
Supremo per la Sicurezza Nazionale e a questo punto si passa ad una speciale
commissione formata dalla stessa Guida Suprema, presidente, dal
segretario della Commissione di Sicurezza Nazionale, dal Ministro
dell’Intelligence (il famoso MOIS), dal Ministro della Difesa e dal
rappresentante della Forza Quds. Solo dopo questo passaggio, il controllo
dell’operazione viene assunto direttamente da una delle divisioni che
compongono la compongono. Le divisioni sono sei e sono tutte funzionali al
ruolo della Forza Quds: intelligence; finanziamenti; formazione e training;
politica; sabotaggi ed operativa.
Ad oggi
si stima che ci siano circa 3000 agenti in tutto il mondo, con oltre 1000
persone dedite alla raccolta di dati d’intelligence. Il loro comandante- ormai
da 14 anni – è Qassem Solemani ed è considerato a tutti gli effetti l’uomo più
potente del medioriente attuale. Generale, comandante della Forza Quds, riunisce
sotto le sue mani tutti i reparti dei Guardiani della Rivoluzione con compiti
di intelligence ed eventualmente anche interventi militari all’estero. Amico
personale della Guida Suprema ayatollah Ali Khamenei che lo
definì “martire vivente” in più occasioni.
L’Iran
dopo la ribalta russa sulla scena siriana è salito alle cronache come uno dei
principali interlocutori tra Assad e Putin. Un mediatore militare, che
nonostante quanto detto dai principali strateghi occidentali ha nelle proprie
mani il destino del Kurdistan iracheno. Le Forze Quds sono famigerate per la
loro estrema segretezza, l’organizzazione meticolosa con cui organizzano le
operazioni, la riservatezza e la capacità di sottrarsi ad ogni intercettazione.
Soleimani, definito per questo il comandante ombra è prima di
tutto un raffinato militare cresciuto sui campi di battaglia, oltre che un
musulmano devoto e strenuo difensore della teocrazia sciita al potere in Iran.
L’ombra di Soleimani sembra che da qualche giorno abbia spostato le sue
raffinate capacità verso il governo di Damasco. Città quest’ultima in cui
sembra esserci da diverso tempo la Divisione di Intelligence più grande gestita
dalla Forza Quds. Tanto che si dice che un reparto stia già operando insieme
agli Spetsnaz inviati in Siria da Putin.
Immaginare
di non tenere conto della così detta “variabile Soleimani” sulla
scena siriana è a dir poco riduttivo. Solemani è un uomo ed un soldato che ha
già dato prova di grande lungimiranza strategica e determinazione nel
perseguire i suoi obbiettivi. Se l’Iran si dovesse schierare apertamente contro
gli uomini del Califfato, Putin non sarebbe l’unica minaccia che questi ultimi
dovrebbero temere.

La
fredda ed avvolgente sensazione della sconfitta ha già avvolto più volte i
nemici dello spietato comandante ombra, il Califfato sarà il
prossimo sulla lista?

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