SEAL TEAM 6: “SOLO I MALVAGI DEVONO TEMERCI, PER LORO SIAMO LA MORTE”

Hanno compiuto missioni segrete in Somalia ed in Afghanistan, operando da basi che ufficialmente non esistono. Hanno condotto incursioni in territorio nemico nel cuore della notte, utilizzando ogni tipo di arma: da sistemi mai mostrati al pubblico ai primordiali tomahawk. Si sono travestiti da postini, commercianti, giovani coppie di innamorati in gita, svolgendo missioni di spionaggio e targeting leader. Queste sono alcune delle operazioni della storia segreta del Seal Team Six, una delle organizzazioni più segrete e meno conosciute del pianeta.

Quella divenuta famosa per l’eliminazione di Osama Bin Laden, è un’unità che si addestra da decenni nella caccia all’uomo, formata dai migliori ‘Hunter Killers’ del pianeta. La nuova filosofia americana dei ‘Six’ non tiene più conto delle vittorie o delle sconfitte sul campo di battaglia, ma dell’eliminazione dei leader ostili che potrebbero portare ad una guerra.

Tutto ciò che riguarda il SEAL Team 6 – spiegano dal Comando Operazioni Speciali – è avvolto nel mistero. Il Pentagono stesso, non riconosce pubblicamente quel nome, anche se le gesta dell’unità sono diventate storia (e leggenda). Mentre le truppe regolari conducevano una guerra di logoramento in Afghanistan ed in Iraq, il Team 6 compieva missioni di spionaggio, svolgendo compiti diversi.

I cecchini del Team 6 sono addestrati anche per compiere operazioni clandestine di intelligence, mentre il Programma Omega, condotto dalla Central Intelligence Agency, ha offerto una nuova prospettiva nell’individuazione dei bersagli. I ‘Six’ hanno effettuato con successo migliaia di incursioni (mai rese pubbliche) indebolendo le linee di comando delle reti militari ribelli.

Sono dei killer addestrati per vincere o morire sul campo di battaglia procurando nel nemico il massimo danno. Provare a scoprire qualcosa del SEAL Team Six è assolutamente impossibile, considerando che ogni informazione è classificata.

Tutte le operazioni del Team Six sono dirette dallo Joint Special Operations Command. Anche il Congresso americano non si interessa al Team 6. Solo per chiarire ancor meglio il concetto: i Navy SEAL hanno un budget praticamente illimitato che non può essere decurtato per legge. Miliardi di dollari sono stati spesi dal Team 6 a partire dal 2001, quando il reparto aumentò a 300 operatori ed a 1500 personale di supporto per soddisfare le nuove esigenze. In molti, però, iniziano a chiedersi se il ritmo incessante delle operazioni ha eroso la cultura d’élite dell’unità e logorato la squadra 6 in
missioni di combattimento di poca importanza.

Ammazzare qualcuno – dice un ex elemento del Team 6 – è una cosa seria. Una volta in battaglia, tiri fuori il peggio di te. Ma una volta in battaglia, tiri fuori anche il meglio che c’è in te. Squadre del SEAL Team Six e della sua controparte dell’esercito, la Delta Force, sono state impegnate in Siria, Iraq, Afghanistan, Somalia e Yemen ed in altre aree del pianeta classificate. Se con i droni, per esempio, è possibile valutare la loro efficacia sul campo di battaglia, così non avviene per i Six a causa del livello di segretezza che avvolge l’intero reparto.

Negli anni, molti hanno scambiato il Team 6 per una pizzeria – ha affermato l’ex senatore Bob Kerrey, un democratico del Nebraska – con continue chiamate per missioni di scarsissimo conto o per operazioni che potevano essere svolte da altri rami delle forze armate. Ma i nostri leader fanno cosi tanto affidamento su di loro, che quando vogliono l’assoluta certezza di vittoria, schierano i Six.

Il Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti sottolinea che dopo gli attentati dell’11 Settembre 2001, il Team Six è stato coinvolto in decine di migliaia di missioni ed operazioni in molteplici teatri geografici. Dopo la fuga dei talebani dall’Afghanistan, ai SEAL fu vietata qualsiasi incursione nel territorio pakistano per evitare imbarazzi politici con la Casa Bianca. Operazioni per lo più limitate alla base aerea di Bagram, al di fuori di Kabul. Restrizioni che non si applicavano per la CIA e per il Team Six che ha iniziato ad effettuare operazioni clandestine in territorio pakistano.

Le missioni del Programma Omega hanno permesso ai Seal di condurre “operazioni segrete” contro i talebani ed altri militanti in Pakistan. ‘Omega’ è stato modellato sul ‘Programma Phoenix’, applicato in Vietnam e condotto dalla CIA e dai reparti speciali per smantellare la guerriglia dei vietcong nel Vietnam del Sud.

L’escalation del conflitto in Iraq, nel 2006, richiese un costante aumento della presenza dei Six, mentre in Afghanistan, le forze talebane ripresero a riorganizzarsi. Fu allora che lo Joint Special Operations Command, rielaborò la strategia del Team Seal Six. Il Team Six ha effettuato una serie infinita di missioni, ma non esistono dati pubblici. Si sa, per esempio, che operatori del Team 6 hanno effettuato sortite in Afghanistan tra il 2006 ed il 2008. Per parecchie settimane, i Six hanno eliminato 25 bersagli a notte.

Uccidevamo senza tregua – dice un ex ufficiale del Team Six – dopo un po’ ci fai anche l’abitudine, così come bere un caffè. Purtroppo è questo quello che facciamo, ma per i cattivi non abbiamo pietà.

I comandanti delle operazioni speciali, dicono che i raid hanno aiutato a smantellare le reti dei talebani. Così come i Navy Seal, il Team Six ha fondi illimitati che il Naval Special Warfare utilizza per lo sviluppo di nuove tattiche ed attrezzature classificate. Tra queste, per esempio, le granate termobariche, particolarmente indicate per frantumare un edificio.

La nuova strategia del Pentagono, non lascia scampo: “più Seal utilizziamo, più armi possiamo trasportare, meno nemici rischiano di restare vivi”.

Franco Iacch

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