Rimini, l’ex questore inguaiato dalla multa del figlio

L’accusa è quella di avere fatto pressioni sulla Polizia stradale per annullare la multa presa dal figlio. Accusa grave e imbarazzante, considerato che l’indagato è Antonio Lauriola, 59 anni, l’ex vicario della questura di Riminiex questore di Pesaro e ora a disposizione del ministero. Lauriola ha sempre contestato i fatti, ma qualche giorno fa il pubblico ministero ha chiesto per il funzionario il rinvio a giudizio, con l’accusa di induzione (la vecchia concussione).

A incastrarlo ci sarebbe la registrazione fatta con il cellulare da uno degli agenti della Polizia stradale di Rimini, a cui Lauriola aveva chiesto di ‘modificare’ i fatti così da potere ottenere l’annullamento del verbale: «Ve lo chiedo da questore».

Fatti che risalgono alla notte tra il 25 e il 26 luglio del 2016. Quando una pattuglia della Stradale ferma sul lungomare di Marina centro il figlio di Lauriola al volante di un’auto. Il ragazzo dà nome e cognome, ma sostiene di avere 18 anni e di avere dimenticato a casa la patente. Il nome è quello vero ma, scoprono i poliziotti, di anni ne ha invece 17. Se pagato subito, il conto totale della sanzione è di 3.500 euro. Ma qualche giorno dopo, al comando della Polizia stradale di Rimini si presenta il padre del ragazzino, Antonio Lauriola, appunto, l’ex vicario della questura di Rimini e in quel momento questore di Pesaro.

E’ arrivato con l’auto di servizio, e va dritto dal comandnante, spiegando che hanno multato suo figlio ed è lì per chiarire le cose. Ma, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, più che un chiarimento, quella di Lauriola è una richiesta che li lascia a bocca aperta. La sua proprosta è quella infatti di redigere un’annotazione integrativa al verbale redatto dagli agenti, in cui si spiega che il ragazzo non stava guidando l’auto (della sorella) sulla strada, ma all’interno di un parcheggio. In questo modo, avrebbe ottenuto l’annullamento della sanzione. Lauriola non si accorge che uno dei due poliziotti, considerate le richieste della persona che si trova di fronte, decide che è meglio registrare tutto, e aziona il cellulare.

Per la Stradale si tratterebbe di redigere un’annotazione falsa, e risponde picche, nonostante l’insistenza dell’altro che dice «ve lo chiedo da questore». Uscito di lì, Lauriola va in prefettura (a questo proposito è stata sentita anche il prefetto dell’epoca che ha confermato), dove annuncia che presenterà ricorso.

Intanto però le pressioni fatte alla Stradale fanno il loro corso, la storiaccia finisce sul tavolo del magistrato che affida le indagini alla Guardia di finanza. Nel frattempo, il ricorso in prefettura viene rigettato, e alla fine anche il giudice di pace, ultima spiaggia, dà torto a Lauriola.

La multa va pagata, ma è diventata ormai il male minore. Perchè mentre il figlio viene denunciato per false attestazioni, il questore di Pesaro finisce indagato per induzione. Lauriola si difende a oltranza, sostenendo che si tratta di un grosso equivoco.

Giura di non avere esercitato alcuna pressionenei confronti dei colleghi, e insiste nel sostenere che quel verbale era sbagliato e che lui si era limitato a chiedere spiegazioni alla Polizia stradale. Paventando addirittura una sorta di complotto ai suoi danni. «Ho fiducia nella magistratura – aveva commentato – ma temo che questo sia un disegno più vasto contro di me e il mio lavoro». Ma la magistratura ha tirato dritto, e ora ha chiesto il suo rinvio a giudizio. (Il Resto del Carlino)