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Infodifesa.it, in anteprima, compendia l’esito dei presupposti dell’incontro con il Governo di oggi pomeriggio, durante il quale la parte governativa, come anticipato più volte, è interessata a definire il contratto in tutta fretta almeno nella parte economica (demagogicamente di maggiore interesse per i destinatari) rinviando la parte normativa.

Il vulnus di tale “offerta” governativa risiede in questa posticipazione dell’aspetto normativo non meno importante per gli operatori del Comparto Sicurezza e Difesa. Se è vero che parlare alla pancia di militari e poliziotti significa elargire un aumento stipendiale (seppur esiguo, si parla di circa 80 euro lordi procapite) è anche vero che la parte normativa che regola il rapporto di lavoro tra Stato e uomini e donne in uniforme è ormai corrosa ed alterata dall’eccessivo tempo trascorso.

Un aumento esclusivamente economico non è altro che un bonus che non ha un fondamento giuridico, che non ridisciplina e riconosce i diritti ed i doveri dei destinatari.

Procrastinare “a tempi migliori” con le risorse per il normativo completamente prosciugate dall’aspetto economico significa rinnovare un contratto normativo che rispetto al precedente contratto innova solo nella forma e non nella sostanza. In concreto si tratterebbe di un contratto normativo a costo zero.

Tra l’altro l’aspetto economico seppur potenzialmente incrementato di circa 80 euro lordi di certo farà percepire un disvalore rispetto alla perdita di 80 euro netti del bonus sicurezza.

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