Polizia: “Contratto scaduto da 400 giorni, norme su diritti vecchie di 30 anni. Pochi poliziotti e troppo vecchi, entro 2030 40% in pensione”

“Il contratto è scaduto da 400 giorni” e “per noi è importante sederci a un tavolo per cominciare un po’ a ragionare e anche per riconoscere nei fatti una vera attenzione per le forze dell’ordine. Inoltre sono state stanziate delle risorse e mentre nel passato, con il governo Salvini questo non era possibile, ora ci sono le risorse per sedersi al tavolo”. Lo ha detto il segretario del SILP Cgil Daniele Tissone all’Adnkronos a 400 giorni dalla scadenza del contratto dei poliziotti.

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“Oltre al fatto che il contratto è scaduto da 400 giorni, noi veniamo da un precedente rinnovo nel 2018 che avveniva a distanza di quasi 10 anni di blocco contrattuale – aggiunge Tissone – Periodo nel quale noi non siamo riusciti a incidere su alcuni aspetti che riguardano, non la parte contributiva salariale, ma quella normativa del contratto: maggiori diritti per il personale, l’equiparazione di norme di legge che sono già previste nel contratto del pubblico impiego e che riguardano la genitorialità, aspetti che visto che il vecchio governo, è caduto noi non siamo riusciti a modificare”.

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“Noi abbiamo delle norme che dal punto di vista dei diritti sono ormai trentennali e siamo indietro rispetto agli istituti che sono intervenuti nel tempo e che hanno riconosciuto maggiori diritti agli altri lavoratori, in particolare sui temi che sono legati alla famiglia. Penso ad esempio al ricongiungimento familiare per chi ha dei figli piccoli che è stato recepito da una norma del Dl Madia. Insomma noi sono una quindicina di anni che non riusciamo a ragionare sugli aspetti dei diritti del nostro personale”.

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“Noi purtroppo continuiamo ad avere un problema di organici in polizia, nel senso che oggi i pensionamenti ci mettono nella condizione di avere un personale che mano a mano si riduce e le assunzioni ordinarie che sono state previste, un po’ da tutte le compagini governative, non ci permettono di raggiungere quella soglia di 106.000 unità che sono state previste dal Dl Madia, cifra che non raggiungeremo mai se non saranno banditi concorsi straordinari, se non nell’arco di molti anni. Abbiamo un’età elevata, circa 47 anni di media di età anagrafica tra il personale, e ad oggi anche se assumiamo questa età media cresce sempre di più. Quindi siamo nella condizione di lavorare sempre in meno persone, nel 2008 eravamo 108.000 unità e oggi siamo a malapena 99.000 unità, con organici inferiori, con maggiori carichi di lavoro, se pensiamo a tutte le emergenze che dobbiamo affrontare, e con un’età media elevata – sottolinea Tissone – Quindi siamo in meno lavoriamo di più e siamo più vecchi. Dal 2023 al 2030 calcoliamo che oltre il 40% dei poliziotti andrà in pensione quindi bisogna intervenire subito e intervenire con assunzioni straordinarie”.

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“Altro aspetto è la previdenza complementare, che per noi non è ancora stata attivata. Ciò fa sì che un giovane poliziotto che oggi è totalmente al sistema contributivo rischierà, se non attiviamo una forma di previdenza aggiuntiva con contributi volontari, di andar via con pensioni quasi al di sotto della soglia. Questa previdenza complementare la reclamiamo da molti anni, ci viene sempre detto che è una spesa che il governo non può sostenere”.