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Pensioni forze armate e di polizia, dal 2027 scatta l’aumento dei requisiti. Inizia anche per i militari la scalata verso i 67 anni?

(di Donato Angelini)

Nella bozza della Legge di Bilancio 2026, l’articolo 42 introduce l’elemento che avevamo anticipato in esclusiva: dal 1° gennaio 2027, il personale di Forze Armate, Forze di Polizia a ordinamento civile e militare e Vigili del Fuoco subirà un incremento dei requisiti pensionistici pari a +3 mesi.

Un aumento “speciale” che si somma all’innalzamento generale previsto dall’articolo 43.
Secondo la relazione tecnica, la misura produrrà effetti positivi sulle finanze pubbliche nel lungo periodo, mentre nel breve termine gli impatti non vengono quantificati, segnale che la proiezione è prudenziale e ancora in fase di definizione.

Da segnalare un punto importante: l’incremento si applica solo ai requisiti inferiori a quelli previsti dall’INPS per i lavoratori dipendenti. E qui arriva il nodo tecnico da chiarire:
vale anche per i requisiti contributivi della pensione anticipata?
Una domanda che la bozza oggi non scioglie e che potrebbe avere impatti molto concreti sulle carriere in uniforme.

Il testo precisa inoltre che eventuali eccedenze di personale generate dall’innalzamento non comporteranno l’applicazione dell’istituto dell’aspettativa per riduzione di quadri, tipico dell’ordinamento militare.


Articolo 43: l’adeguamento alla speranza di vita entra pienamente in campo

Gli articoli 43 (commi 1-9 e 11) e 44 agiscono su un fronte parallelo ma decisivo: l’adeguamento periodico dei requisiti pensionistici alla variazione della speranza di vita, aggiornato ogni due anni tramite decreto del MEF.

In base alla normativa vigente, dal 2027 sarebbe dovuto scattare un incremento pieno. La bozza però rimodula il calendario:

  • 2027 → solo +1 mese
  • dal 1° gennaio 2028 → +3 mesi pieni

Gli incrementi non si applicano ai lavoratori impegnati in attività gravose o usuranti. Ma il personale del Comparto Difesa e Sicurezza? Al momento non risulta escluso, e di conseguenza subisce l’aumento generale oltre a quello aggiuntivo stabilito dall’articolo 42.


Usuranti a chiacchiere, non per la pensione

Ed è qui che la beffa diventa sarcasmo istituzionale. La “gravosità” del mestiere in divisa è un concetto riconosciuto da tutti, tranne che dal legislatore quando si parla di previdenza. Per lo Stato italiano, ai fini della pensione anticipata, non basta rischiare la pelle: bisogna rientrare nelle specifiche e limitate categorie individuate dal Decreto Legislativo 21 aprile 2011, n. 67.

La normativa riserva lo status di “lavoro usurante” a chi opera in fabbrica sulla linea di catena, a chi guida veicoli di trasporto pubblico collettivo o a chi svolge lavoro esclusivamente notturno o a turni secondo precisi requisiti. La retorica dell’eroismo quotidiano si scontra così con la fredda burocrazia dell’INPS: il vostro servizio è “speciale” finché non si tratta di garantirvi un’uscita dignitosa. In quel momento, siete magicamente riallineati alla normalità, subendo l’aumento generale come chiunque altro, senza sconti per le notti insonni, i turni massacranti e i rischi corsi sul campo.


Una somma che cambia gli equilibri: +4 mesi nel 2027, +6 mesi dal 2028

Combinando le due misure:

  • 2027: +3 mesi (art.42) +1 mese (art.43) = +4 mesi
  • 2028: +3 mesi (art.42 già consolidato) +3 mesi (art.43) = +6 mesi

Un meccanismo che porta Forze Armate, Polizie e Vigili del Fuoco dentro una progressione continua, identica a quella del resto del pubblico impiego, con incrementi destinati a ripetersi nel tempo in base alla speranza di vita.


Effetti concreti: pensione più lontana per tutti i ruoli

Oggi i limiti di età per la pensione nel comparto oscillano tra i 60 e i 65 anni, a seconda di ruolo e grado.

Con l’applicazione della bozza:

  • chi avrebbe maturato i requisiti nel 2027 dovrà attendere 4 mesi in più;
  • nel 2028, l’attesa sale a 6 mesi.

Esempio: un militare o un appartenente alle Forze di Polizia che oggi può uscire a 60 anni dovrà farlo a 60 anni e 4 mesi nel 2027 e 60 anni e 6 mesi nel 2028.

Una modifica che anticipa un percorso di progressivo riallineamento verso gli standard generali, senza alcuna esclusione o tutela specifica per il personale operativo.


La domanda finale: inizia la scalata verso i 67 anni anche per militari e poliziotti?

La bozza apre una strada che fino a ieri sembrava impensabile per chi indossa una divisa: l’adeguamento continuo e automatico dei requisiti pensionistici, identico a quello degli altri lavoratori.

Se oggi il primo gradino è di 4 o 6 mesi, che cosa impedirà che domani — seguendo lo schema INPS — non si arrivi gradualmente verso i 67 anni?

Il Governo ha deciso di imboccare questa direzione.
Ora è inevitabile chiedere una risposta chiara e politica, non tecnica: il Comparto Difesa e Sicurezza deve aspettarsi, da qui in avanti, la stessa curva di innalzamento prevista per tutti gli altri lavoratori?

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