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Pensioni Comparto Sicurezza e Difesa: Il verdetto dell’articolo 42. Lo Slittamento al 2028 e la “Rateizzazione”

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La doccia fredda della “Manovra Bollinata”

Il destino previdenziale delle divise italiane è rimasto a lungo appeso a un filo, precisamente quello dell’articolo 42 della bozza di manovra bollinata. La previsione originaria era netta e punitiva: un aumento secco di 3 mesi dei requisiti per l’accesso alla pensione a partire dal 2027. Una misura che si sarebbe andata a sommare all’ordinario adeguamento alla speranza di vita, colpendo direttamente il personale del Comparto Difesa, Sicurezza e Vigili del Fuoco. Un intervento che rischiava di irrigidire ulteriormente un sistema già sotto pressione.

Il correttivo del Senato: un rinvio a tappe

Il quadro è cambiato drasticamente tra i banchi della commissione Bilancio del Senato. Un emendamento ha infatti riformulato l’articolo 42, trasformando lo scatto immediato in un percorso più graduale e posticipato. Il 2027 esce dai radar: il nuovo calendario degli aumenti partirà dal 2028, anno in cui il requisito salirà di 1 solo mese. La progressione continuerà poi con un incremento di 2 mesi nel 2029, per arrivare infine al regime dei 3 mesi nel 2030. Una “rateizzazione” del tempo lavorativo che offre un margine di respiro, seppur temporaneo, a militari, poliziotti e vigili del fuoco.

Previdenza e tutela legale: i fondi per “compensare” il vuoto

Parallelamente al capitolo pensionistico, emergono manovre finanziarie destinate a tappare falle storiche del sistema. È stato previsto un finanziamento per la previdenza dedicata pari a 20 milioni di euro annui fino al 2029, cifra che si dimezzerà a 10 milioni annui a partire dal 2030. Si tratta di un intervento necessario, ancorché non sufficiente, per bilanciare l’assenza della previdenza complementare, mai decollata per il personale del comparto.

In definitiva, l’intera vicenda dell’articolo 42 assume i contorni di un raffinato equilibrismo politico: prima si ipotizza un intervento drastico con l’aumento secco di 3 mesi già dal 2027, poi, incassato il malumore del comparto, si opta per una ritirata strategica verso una gradualità che sposta l’asticella al 2028. Una mossa che somiglia molto a un gioco di prestigio comunicativo: si agita lo spettro di un sacrificio immediato per poi concedere una dilazione a tappe — 1 mese nel 2028, 2 nel 2029 e 3 nel 2030 — facendola apparire come una vittoria della maggioranza.

Resta il sospetto che la “nuova” norma sia il classico zuccherino per indorare la pillola: un modo per silenziare le proteste oggi, confermando però che, domani, il personale in divisa dovrà comunque restare in servizio più a lungo.

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